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Al deputato tarantino di Fd’I, Dario Iaia

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18 Agosto 2023
Taranto. Noi non dimentichiamo i complici del nostro genocidioTaranto. Noi non dimentichiamo i complici del nostro genocidioTaranto. Noi non dimentichiamo i complici del nostro genocidio

Risposta alle sue affermazioni

di Associazione Genitori tarantini

manifesto genitori tarantini 370 min

Avvocato Dario Iaia,

in merito alle nostre lettere a lei inviate, abbiamo ascoltato le sue dichiarazioni ad una emittente televisiva.

Sulla sua dichiarazione circa il populismo di certe associazioni che potrebbero sfruttare i temi ambientali per una certa visibilità da utilizzare anche politicamente ci soffermeremo giusto qualche secondo. Lei non può saperlo, naturalmente, ma il nostro Statuto interno impedisce a ciascun iscritto di presentare la propria candidatura a una qualsiasi consultazione elettorale; chi vuole presentare candidatura deve uscire dall’associazione, senza possibilità alcuna di rientrarvi. Nulla di più lontano dal populismo.

La sua accusa di populismo, però, è per noi una medaglia al valore della Resistenza contro il modo di gestire la Res publica che da decenni ci fa provare la vergogna di essere italiani.

In qualità di populisti, siamo in buona compagnia, visti i continui allarmi lanciati dall’OMS, da Arpa Puglia, dalla Asl tarantina; siamo in buona compagnia, visto che la CEDU ha prodotto, dal 2019, cinque condanne contro lo Stato italiano, colpevole di non aver tutelato la vita privata e familiare dei tarantini; siamo in buona compagnia, visto il rapporto della Commissione per i Diritti Umani dell’ONU che individua in Taranto (nella democratica Repubblica italiana, culla della cultura, del Rinascimento e dell’illuminismo) una “zona di sacrificio umano”, creata dalla collusione tra Governi e impresa.

In qualità di cittadini “usa e getta” (per ricordare le parole usate nel rapporto appena citato) accusiamo lei e tutti i colleghi che la pensano come lei di “pericolosa demagogia”.

E’ facile affermare che anche l’ex-Ilva (o Acciaierie d’Italia, per chiamarla con l’attuale nome, ricordando la parte importante di questa in possesso dello Stato italiano), qualora non rispettasse le leggi, chiuderebbe come qualsiasi altra azienda. Dimentica, deputato Iaia, di ricordare che, negli ultimi dieci anni, tutti i governi di questa nazione democratica, compreso quello attuale, hanno prodotto decreti su decreti per alzare sempre di più l’asticella del peccato, di continuare a favorirne la produzione attraverso leggi ad aziendam, per quanto riguarda l’acciaieria assassina.

Tutto va bene, deputato Iaia? Non ha, quindi, alcun senso ripristinare l’immunità penale, non trova?

Tutto va bene, deputato Iaia? E come spiega i picchi di benzene da record mondiale, seppure con la produzione al minimo? E i continui slopping?

Tutto va bene, deputato Iaia? Come spiega, allora, la riduzione dei poteri di intervento a tutela della salute pubblica del sindaco di Taranto, del quale non siamo certo tifosi? Non intravede in questo una sorta di discriminazione rispetto a tutti gli altri sindaci d’Italia?

E se tutto va bene, perché per eventuali crimini commessi dall’acciaieria a Taranto si priva del potere di intervento la Magistratura tarantina a favore di quella romana? Non vale più che i processi vengono tenuti nel luogo in cui è stato commesso il crimine?

Se tutto va bene, perché il ministro dell’Ambiente, Pichetto Fratin, ha concesso una ulteriore proroga di alcune prescrizioni Aia, in scadenza il 23 agosto p.v.?

In ogni caso, restano le sue mancate risposte alle nostre osservazioni. Ha parlato senza dire niente, perfettamente allineato al modello di politico italiano moderno.

Vede, deputato, lei può permettersi di dire tutto (in questo caso, niente) perché può godere di quanto la Costituzione giustamente le garantisce: l’immunità parlamentare. Ma se a noi venisse concessa una “immunità genitoriale”, quella che permetterebbe di tutelare e difendere i figli, allora ne sentirebbe così tante da farla arrossire per la vergogna. Perché, alla fine dei conti, qui si tratta di avere il coraggio di vergognarsi.

I nostri figli e noi stessi siamo uguali ai genovesi e ai triestini; quindi, ecco le domande alle quali non risponderà: perché a Genova e a Trieste le produzioni a caldo sono state chiuse per sempre e a Roma si continuano a produrre decreti con lo scopo di aumentare la produzione a carbone, a Taranto? E perché utilizzare tanta pubblicità ingannevole su forni elettrici e idrogeno che mai vedranno la luce, visti i costi così alti che lo Stato italiano non può sostenere?

Qui si continua ad ammalarsi e a morire, deputato Iaia; qui continuano ad ammalarsi e a morire i bambini, gli adolescenti e i giovani, deputato Iaia. Questo non è populismo: è la realtà in cui siamo costretti a vivere. Costretti da voi.

Per finire, le ricordiamo la definizione di demagogia, pratica perfettamente utilizzata da governanti e politici.

Demagogia [de-ma-go-gì-a] s.f.

1 Pratica politica mirante a ottenere il consenso popolare, facendo mostra di condividere i malumori e le rivendicazioni, anche irragionevoli, della maggioranza e di battersi per dare ad essi una risposta positiva: fare della d.

2 Regime politico basato su tale pratica di governo, tradizionalmente e generalmente considerato come la degenerazione della democrazia.


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