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Nato e Ucraina ormai in un vicolo cieco

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24 Agosto 2023
La guerra nella testa da ilmanifesto.itLa guerra nella testa da ilmanifesto.it

Obiettivi … mancati dal progetto di guerra ideato dagli strateghi atlantici

di Piero Bevilacqua*

Ucraina guerra 390 min

Non era necessaria la voce dal sen fuggita del capo di gabinetto del Segretario della Nato, Stian Jenssen, che ha prospettato la possibilità di cedere a Mosca parte dei territori già occupati, in cambio dell’ingresso nell’Alleanza, per comprendere quel che dovrebbe essere chiaro a tutti: la cosiddetta controffensiva ucraina è fallita.

E questo non è l’unico degli obiettivi mancati dal progetto di guerra ideato dagli strateghi atlantici. La controffensiva ucraina non sfonda come è noto, perché i russi hanno eretto doppie e triple linee di difesa, scavato trincee, disseminato di mine migliaia di km di confine, si trovano nella posizione vantaggiosa di doversi difendere più che andare allo scoperto, conducono una logorante guerra di posizione con la potenza di una efficientissima artiglieria e con i mezzi militari di una industria bellica che è seconda solo a quella degli Usa. Sono gli ucraini che devono dare l’assalto e devono farlo con uomini in carne e ossa, i loro, non certo con gli uomini politici e i giornalisti che li incitano. E il numero crescente dei morti non li incoraggia.

I russi non hanno commesso l’errore che paventavano tanti nostri analisti, o esperti di cose militari del rango di Beppe Severgnini o Gianni Riotta, di volere invadere l’Ucraina: Paese troppo grande, abitato da una popolazione nemica, che avrebbe dato vita a una logorante guerriglia. Hanno occupato territori abitati da popolazione amiche, da cui non temono nulla, dove potranno anche avviare la ricostruzione, trovandosi già in casa propria.

una Mano 390 min
Una “mano” a Bucha in Ucraina

Ma la novità ideale e politica più importante è il rovesciamento completo della narrazione sul conflitto. Nel corso di quest’anno il racconto dell’esercito russo che il 22 febbraio 2022 invade l’Ucraina si è trasformato nella guerra che tutto l’Occidente muove contro la Russia, per abbattere Putin, invadere e smembrare il Paese.

Durante questa primavera, non si sa se con più arroganza o ingenuità, gli uomini della Nato e la stampa europea – al seguito come le masserizie dietro la fanteria – hanno apertamente prospettato la volontà di liquidare prima la Russia per poi fare i conti con la Cina. Gli inni alla vittoria su Mosca come obiettivo a portata di mano hanno non solo strappato il velo pubblicitario sul cosiddetto sostegno alla resistenza ucraina, ma hanno ricreato in Russia un sentimento che costituisce forse lo stampo antropologico più profondo del suo popolo: la paura dell’invasione del suo territorio.

Non c’era propaganda più efficace per rendere granitico il consenso di Valdimir Putin. Un popolo che si sente minacciato, come lo fu dalle armate napoleoniche, così come dai carri armati di Hitler, si raccoglie dietro al suo capo, è pronto a combattere come pochi altri cittadini europei sarebbero disposti a fare.

Ma a oggi quasi tutti gli obiettivi degli Usa e della Nato appaiono clamorosamente mancati. L’economia russa doveva crollare in pochi mesi e il Fmi ha appena certificato che quest’anno crescerà dell’1,5%, più di quella della Germania e dell’Italia. È l’Europa, invece, a stare poco bene. Secondo dati del Financial Times le imprese europee hanno avuto 100 miliardi di soli danni diretti dalla guerra (European companies suffer €100 bn hit from Russia operations, F.T. 6.8).

Neppure negli Usa, che hanno lucrato dal conflitto (oltre al risultato strategico di aver separato l’Europa dalla Russia), le cose vanno benissimo. L’agenzia di rating Fitcht ha declassato sia pur di poco il dollaro, allarmata dall’enormità del debito americano e dalla prospettiva di recessione per il prossimo anno. Ma non è l’unica novità. Secondo un sondaggio della Cnn dei primi di agosto, il 55% dell’elettorato statunitense è contrario all’invio di altre armi in Ucraina. Un dato destinato a impennarsi quando gli americani conosceranno come stanno realmente le cose al fronte, e quando Trump ne farà un tema della sua campagna elettorale nel 2024.

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Stop alla guerra in Ucraina ©Skuola.net

Ebbene, se così stanno le cose dovrebbe apparire chiaro agli uomini dotati di ragione (benché la specie pare estinta presso il ceto politico Ue) che il tempo lavora contro le speranze degli ucraini. L’autunno è alle porte, e se è difficile attaccare oggi le postazioni russe, figuriamoci con i campi impantanati e disseminati di mine. In pochi mesi con le elezioni Usa del 2024, l’alleato americano potrebbe venir meno.

Ma è soprattutto il gruppo dei Paesi fornitori di armi all’Ucraina che si troverà sempre più privo di motivazioni di fronte alle proprie opinioni pubbliche. Inviare ancora armi non solo appare sempre più inutile, visto lo stallo al fronte, la tenuta della Russia, i danni all’economia europea, la stanchezza degli americani, ma diventa evidente quel che è stato chiaro fin dal primo momento. Nuove armi vuol dire più soldati che debbono usarle e perciò l’inutile massacro della gioventù ucraina (e anche di quella russa) e la distruzione materiale di quel Paese. I danni incalcolabili al pianeta non li conta più nessuno, tantomeno i Verdi europei.

E invece questo sarebbe il momento, come esortava Marco Travaglio (Il Fatto, 17.8), di una iniziativa di pace. È urgente oggi perché è ormai possibile prevedere come andrà a finire. È necessario, perché inviare ancora armi all’Ucraina non equivale più ad avere a cuore le sorti di quel Paese, ma la sua distruzione. Le opinioni pubbliche non si possono ingannare più di tanto e chi si batte per la pace ha oggi moltissime più ragioni della Nato, finita in vicolo cieco.

*24 Agosto 2023 da ilfattoqutidiano.it


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