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Cile ieri, la sinistra oggi nel mondo

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Trarre dalle vicende del Cile considerazioni utili a garantire la democrazia e la giustizia sociale


di Ermisio Mazzocchi

Salvator Allende 390 min
Salvator Allende ©sputniknews.lat

Suscita ancora interesse e apre riflessioni quell’11 settembre 1973, giorno in cui nel Cile ci furono il rovesciamento del governo, democraticamente eletto, da parte dell’esercito e della milizia nazionale e l’uccisione del presidente Salvador Allende.

Una giunta militare con a capo Augusto Pinochet prese il potere e inaugurò un regime dittatoriale violento e repressivo.
In nome della “sicurezza nazionale” furono eliminate tutte le forze di opposizione. I partiti che avevano fatto parte di Unidad popular furono sciolti. Migliaia e migliaia di persone furono torturate e uccise. Moltissime furono fatte scomparire.

I bambini degli oppositori venivano rapiti e affidati ai sostenitori del regime.

Dopo 17 anni di dittatura e un periodo di transizione in cui il potere dei militari era stato fortemente ridimensionato, il Cile poteva ritornare alla democrazia con l’elezione a presidente della repubblica del socialista Ricardo Lagos.

Durante la sua presidenza si giunse a un accordo con tutte le forze politiche e fu riscritta la Costituzione nella quale veniva data voce a esse e garantiti i diritti dei cittadini.

L’elezione a presidente della repubblica nel 2021 del leader socialista Gabriel Boric ha riconfermato che la democrazia nel Cile è ancora salda.

Questo, tuttavia, non esclude che ci sia una situazione di forte fermento.

Una Destra che, come tutte le forze analoghe diffuse nel mondo, soffia energicamente sul clima di insicurezza del popolo cileno, che sta vivendo una profonda crisi economica, assiste a una incontrollata crescita delle disuguaglianze, a un forte aumento della criminalità e della violenza ed è preoccupato per tutti quei fenomeni che sono connessi all’immigrazione.

Per di più la Destra, complice i grandi mezzi di comunicazione con una linea editoriale conservatrice, è impegnata a snaturare la narrazione dell’11 settembre, obbligando a discutere esclusivamente di prima del golpe per fare ricadere le responsabilità su Allende e sull’UP, sino ad arrivare a colpevolizzare le vittime del regime dittatoriale di Pinochet.

Il futuro di questo paese rimane incerto e appare evidente che la sinistra si trova a fronteggiare fenomeni di grande complessità.

L’impatto di quell’11 settembre è stato di portata internazionale soprattutto nei paesi latinoamericani e non da meno in Europa.

I problemi della sinistra e dei progressiti oggi ovunque e in Italia

Benché ci si trovi di fronte a situazioni storiche diverse e in un contesto internazionale completamente mutato, è possibile trarre dalle vicende del Cile delle considerazioni che possano essere utili per garantire la democrazia e una giustizia sociale.

La prima questione è il pericolo di derive conservatrici. Prioritario non emulare la Destra, ma avanzare proposte per una economia efficiente e non cannibalesca.

Inoltre l’esperienza cilena pone il problema delle alleanze. Esse riguardano i rapporti tra i partiti della sinistra, tra le forze democratiche e progressiste, nonché tra i settori rappresentativi della società.

Le alleanze tra le sinistre cilene non furono sufficienti ad Allende per evitare la catastrofe che lo travolse perché le coalizioni non si erano consolidate e larghi strati sociali non lo sostennero.
Le sinistre erano in polemica fra di loro e solo il PC di Corvalan fu leale.

Cile ieri Neoliberismo oggi
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Tale problema si ripropone anche nei sistemi politici delle democrazie più solide e collaudate come quella italiana. Perché il risultato sia più sicuro è necessario che le alleanze siano compatte ed efficaci e garantiscano stabilità.

Nel loro insieme in Italia le forze della sinistra, se si esclude il PD, che raggiunge il 20/21 per cento, si attestano su una percentuale del 3/4 per cento. Appare evidente che con queste percentuali, anche se la Schlein ha impresso una svolta politica che potrebbe dare nuovo vigore al partito, non si potrà raggiungere un’affermazione della sinistra e avere una maggioranza parlamentare.

Ne consegue che il problema può essere risolto se si definisce una politica capace di recuperare almeno una parte di quel 40% di astensioni e allo stesso tempo di creare alleanze che vanno ricercate anche nel ceto impiegatizio, professionale e imprenditoriale.
Se si vogliono perseguire tali fini è fondamentale presentare proposte rivolte a ottenere il consenso da parte dei diversi ceti medi in modo da garantire i loro interessi e migliorare la qualità della vita.

Soprattutto il PD deve riformare una nuova strategia – a oggi insufficiente – delle alleanze sociali, le quali sono indispensabili per portare a compimento quelle riforme rivolte ad abbattere le disuguaglianze, difendere e valorizzare i diritti e salvaguardare la democrazia.
Un processo che si colloca nella dimensione della nuova globalizzazione del capitalismo, che tende ad attuare sistemi oppressivi e speculativi che producono povertà, disuguaglianza e precariato e a sfuggire alle regole democratiche.

L’alleanza PD, Verdi, +Europa, Impegno civico ha ottenuto il 26%, mentre la coalizione dei partiti di centrodestra ha raggiunto il 43%.

Ne consegue che il problema può essere risolto se si definisce una politica capace di recuperare almeno una parte di quel 40% di astensioni e allo stesso tempo di creare alleanze che vanno ricercate anche nel ceto impiegatizio, professionale e imprenditoriale.

Se si vogliono perseguire tali fini è necessario presentare proposte capaci di suscitare interesse e ottenere il consenso da parte dei diversi ceti medi in modo da garantire i loro interessi e migliorare la qualità della vita.

Soprattutto il PD deve riformare una nuova strategia – a oggi appare insufficiente – delle alleanze sociali, le quali sono indispensabili per portare a compimento quelle riforme necessarie ad abbattere disuguaglianze, difendere e valorizzare i diritti e salvaguardare la democrazia.

Un processo che si colloca nella dimensione della nuova globalizzazione del capitalismo, che tende ad attuare sistemi oppressivi e speculativi che producono povertà, disuguaglianza e precariato e a sfuggire alle regole democratiche. Condizioni che non rassicurano anche le parti della società più garantite e i ceti più abbienti.

Il PD deve effettuare una scelta rivolta ad affermare una capacità di controllo e di una rigorosa regolamentazione pubblica dell’economia in grado di produrre politiche democratiche per combattere i sistemi incontrollati dei mercati.

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Montecitorio – Roma

Una situazione che deve indurre il PD a dotarsi di una nuova politica in grado di leggere le mutazioni socio – economiche e di riqualificare i contenuti della sua cultura proiettandola in uno spazio di giustizia, di democrazia, di diritti.

Su questo terreno si misura la prova di un partito abile nel contrastare l’aggressività di un sistema finanziario che mette in pericolo l’equilibrio sociale contro ogni principio etico di solidarietà e cooperazione.

Il PD dovrà sviluppare modalità di coinvolgimento, di orientamento, di partecipazione e dovrà costituire una rete di interesse, la più ampia possibile, superando rigidità e chiusure.

Affrontare una formazione politica – economica di tale dimensione implica che il PD debba sviluppare una politica di larghe alleanze sociali accompagnata da una collaborazione tra tutte le forze democratiche e progressiste.

Un obiettivo che richiede un PD in grado di esprimere un suo “pensiero” collettivo condiviso su cosa deve essere questo paese.

Un obiettivo che necessità del sostegno di ampie forze sociali e politiche che si oppongono a tale “oppressione” e sono per mettere in atto garanzie di un giusto equilibrio tra capitale e lavoro.

Un partito che deve avere il coraggio di affrontare con determinazione i temi cruciali per la crescita del paese a partire dal lavoro con le problematiche legate al salario alle politiche educative, dalla sanità agli investimenti infrastrutturali, dalle tematiche ambientali al sostegno alle imprese, per arrivare ai temi della pace.

Un progetto che si presenti come alternativo alla Destra e che debba essere costruito attraverso un confronto e un coinvolgimento delle diverse e articolate espressioni della società.

Questa è la sostanza delle alleanze indispensabili per costruire un contenitore di idee e di programmi tale da rendere evidente e chiara una diversa visione dell’Italia e del suo futuro.
Un percorso difficile ma inevitabile e indispensabile per tenere unito il paese e che miri a saldare le esigenze della parte sociale più forte e garantita con quella dei più deboli, dei poveri e degli indifesi.

Un impegno straordinario per evitare una maggiore spaccatura tra Nord e Sud, sempre più ricco il primo e sempre più povero il secondo, e per non permettere che prevalga l’attuale tendenza a dare priorità alla questione settentrionale.

Ritengo che occorra giungere a un decisivo assestamento della strategia politica del PD.
I segnali di questi giorni che vengono dalle vicende del PD non sono incoraggianti.
Esso rischia l’isolamento e un accartocciamento su sé stesso se non costruisce una prospettiva politica sostenuta da un’alleanza che nasce nella società e da essa trae forza e credibilità.
Mantenendo fede a quelli che sono i valori della sinistra, il PD dovrà perseguire un suo impegno per realizzare una società giusta, libera e democratica e per dare all’Italia una speranza di migliorare e di crescere nel bene e nella pace.


Il Cile del 1973

Il Cile oggi

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Ermisio Mazzocchi

ByErmisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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