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Come vorrei la mia città nel 2030

Caccano visto dal CastelloCeccano visto dal Castello

La Ceccano che immagino io è una città vissuta e quindi una città più sicura


di Stefano Tuosto

Cartolina, Ceccano, Acqu-Viaggiata 1969
Cartolina, Ceccano, Acqu-Viaggiata 1969

CECCANO. Come vorrei la mia città nel 2030? La vorrei un po’ simile ad uno spaccato di periferia di quei film in bianco e nero degli anni ’60. Non c’era ricchezza ma c’era la vita con le strade e vicoli piene di persone.

Attualmente, per le vie del centro, vedo solo automobili che non si sa verso quale meta si muovono. L’unico colore che spicca è il grigio delle saracinesche abbassate, a testimonianza di attività commerciali che non ci sono più.

Del resto oggi per fare la spesa ci sono solo quei grandi parallelepipedi dei centri commerciali o dei discount, magari pieni di persone ma non di vita, in cui tutti vanno di fretta, tutti sono nervosi e poco cordiali. Chi lavora in questi luoghi è triste, non fa un sorriso, non ha nulla da dirti se non la cifra da pagare e un timido arrivederci, ma solo se sei fortunato, altrimenti ti tocca una cassa automatica, con una innaturale voce computerizzata che ti chiede di inserire il denaro.  

A Ceccano invece del profumo del forno in cui le mie figlie potrebbero comprare la merenda al mattino, sento quella puzza acre che noi tutti conosciamo e che aleggia sempre a ricordarci che viviamo in un territorio spaventosamente inquinato in cui ci si ammala di brutto e si muore di tumore.

Io invece la Ceccano del 2030 la immagino che si anima al mattino. Con i commercianti e gli artigiani che aprono i negozi, sistemano le vetrine, si salutano, ridono, condividono emozioni, pensieri, si aiutano.

Camminando lungo la strada si rimane attratti dalle attività e dal via vai degli abitanti. Chi va dal panettiere, chi è stato dal calzolaio, oppure all’edicola a comprare un giornale.

Bambini che si rincorrono andando scuola, senza doversi troppo preoccupare di essere investiti, che si fermano in pizzeria per comprare la merenda o nella cartolibreria per una penna. In giro non ci sono tante automobili: ci si può muovere a piedi e vicino c’è tutto il necessario.

Se hai bisogno del falegname, non cerchi su “google”, lo trovi dietro l’angolo che scherza con il fabbro, e si, perché nella mia città ideale non sono costretto a buttare via quello che in realtà si potrebbe riparare.

Camminando si trova il negozio di artigianato locale che vende souvenir, perché nella mia Ceccano c’è un castello da scoprire, un museo da visitare, un mulino ad acqua per ricordare i mugnai e quindi trovi anche piccoli manufatti che davvero ci rappresentano.  

Anche con il caldo d’estate si può uscire di casa con tranquillità perché ci sono gli alberi a fare ombra, fontanelle dove bere e panchine per riposare. Se poi si vuole andare dall’altra parte, si prende in prestito una bicicletta elettrica sempre disponibile in città.

Non ci si annoia mai, giovane o anziano che sei, nelle aree verdi e nelle ville comunali c’è il necessario per fare sport, i percorsi per allenarsi, i chioschi con libri da prendere in prestito e i laboratori ricreativi per i più piccoli.

Molte attività sono rivolte al sociale, servizi alla popolazione, centri di ascolto, strutture di supporto per le persone con disabilità.

Nella Ceccano che immagino io è l’amministrazione che si prende realmente cura dei suoi cittadini e non lascia tutto sulle spalle delle associazioni. Ci sono tanti tipi attività sociali, di assistenza, di integrazione e di sviluppo, che poi, effettivamente, sono anche i nuovi lavori del futuro. Non ci sono situazioni di degrado e abbandono.

La Ceccano che immagino io è una città vissuta e quindi una città più sicura. Questa è la Ceccano che sogno e che davvero vorrei.


Città di Ceccano

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