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5 proposte contro il carovita

Redazione

ByRedazione

26 Settembre 2023
Protesta contro il carovitaProtesta contro il carovitaProtesta contro il carovita

Presentate in conferenza stampa dalla segretaria del Pd Elly Schlein (Video*)


Elly PD 390 min
Elly Schlein Segretaria del PD

CAROVITA. All’iniziativa hanno partecipato anche il responsabile Economia, Finanze, Imprese e Infrastrutture Antonio Misiani, la responsabile Conversione ecologica, Clima, Green economy e Agenda 2030 Annalisa Corrado, la responsabile Scuola, Educazione dell’infanzia, Istruzione, Povertà educativa Irene Manzi, la senatrice Simona Malpezzi.

Perchè le 5 proposte

Tra dicembre 2021 e giugno 2023 l’indice dei prezzi al consumo (calcolato secondo i criteri armonizzati Eurostat) è aumentato complessivamente del 13%.

Nello stesso periodo, le retribuzioni contrattuali orarie dei lavoratori dipendenti sono cresciute solo del 4,1%. Secondo l’OCSE, la diminuzione dei salari reali tra il primo trimestre 2023 e il primo trimestre 2022 in Italia (-7,3%) è stata la più elevata tra le grandi economie avanzate.

L’impennata dell’inflazione nel biennio 2022-2023 ha allargato le disuguaglianze. Tra dicembre 2021 e giugno 2023 l’indice dei prezzi al consumo per il quinto di famiglie a reddito più basso è aumentato del 15,9%, a fronte di una crescita dell’11,6% per il quinto più benestante.

Dopo aver raggiunto un picco nell’ottobre 2022 (12,6% in Italia e 10,6% nella Zona Euro), il tasso tendenziale di inflazione si è progressivamente ridotto, fino a toccare nell’agosto 2023 il 5,5% in Italia e il 5,3% nella Zona Euro.

Il rallentamento della dinamica dei prezzi è però legato essenzialmente al crollo dei prezzi dell’energia: tra ottobre 2022 e agosto 2023 la quotazione del gas al mercato TTF di Amsterdam è scesa da 79,44 €/MWh a 33,17 €/MWh (-58,2%), mentre il Prezzo Unico Nazionale (PUN) dell’energia elettrica in Italia è sceso da 217,6 €/MWh a 111,9 €/MWh (-48,6%). Al netto della componente energetica, l’inflazione tendenziale si è ridotta solo marginalmente sia in Italia (dal 6,4% di ottobre 2022 al 5,3% di agosto 2023) che nella Zona Euro (dal 6,9% al 6,3%).

A fronte della persistente inflazione “di fondo”, la BCE ha aumentato a più riprese il tasso sui rifinanziamenti principali, che è passato dallo zero di luglio 2022 fino al 4,50% a partire dal 14 settembre 2023. L’aumento dei tassi di interesse nella Zona Euro sta producendo rilevanti conseguenze negative sulle famiglie, le imprese e i conti pubblici.

Lasciare alla sola BCE l’azione di contrasto dell’inflazione è un errore. In molti Paesi europei i governi nazionali in questi mesi hanno messo in campo una molteplicità di interventi per rallentare la corsa dei prezzi. In Italia il governo Meloni ha eliminato a fine 2022 lo sconto sulle accise sui carburanti deciso dal governo Draghi e ha progressivamente ridotto gli aiuti contro il caro energia. Il Decreto Legge sulla trasparenza dei prezzi dei carburanti (D.L. 5/2023), varato in pompa magna a gennaio 2023, si è rivelato un buco nell’acqua, perché il “doppio cartello” imposto ai gestori delle pompe di benzina non ha sortito alcun effetto e le altre misure sono rimaste inattuate: l’App pubblica per la comparazione dei prezzi non è mai partita e il meccanismo dell’”accisa mobile”, pur rilanciato dal decreto, non è mai diventato operativo nonostante le promesse del ministro Salvini di un taglio delle accise in caso di superamento della soglia dei 2 euro/litro. In compenso, da inizio anno il prezzo alla pompa della benzina è inesorabilmente aumentato, passando da 1,83359 (gennaio 2023) a 2,003 euro/litro (18 settembre 2023).

Quanto ai prezzi degli altri beni e servizi, finora il governo non ha messo in campo alcuna strategia di contenimento degna di nota, salvo l’annuncio pochi giorni fa da parte del ministro Urso dell’avvio dal 1° ottobre di un “trimestre anti inflazione” frutto dell’accordo con l’industria alimentare e dei beni di largo consumo per offrire una serie di prodotti a prezzi calmierati o ribassati. L’accordo annunciato da Urso punta a replicare, con molti mesi di ritardo e con impegni deboli e aleatori, il modello di un’analoga intesa promossa dal governo francese a marzo 2023.

Con il presente documento il Partito Democratico intende offrire un contributo di idee in merito ad un pacchetto di possibili misure di carattere congiunturale per contenere in misura significativa la dinamica dell’inflazione, che si aggiungono alle proposte più strutturali presentate in altre occasioni per il progressivo miglioramento del potere d’acquisto delle cittadine e dei cittadini da una parte e, dall’altra, per la riduzione dei costi di produzione e di vendita dell’energia e di altri beni attraverso un’accelerazione delle politiche attive di decarbonizzazione e di trasformazione delle filiere produttive nell’ottica dell’economia circolare.

Il costo delle misure proposte dal documento è di 1 miliardo 485 milioni nel 2023; 1 miliardo 350 milioni nel 2024; 150 milioni a decorrere dal 2025. La copertura è a valere sull’extra gettito fiscale sui carburanti e dalla rimodulazione dei sussidi ambientalmente dannosi elencati nel Catalogo previsto dall’art. 68 della Legge 221/2015.

LE CINQUE PROPOSTE

  1. Redistribuire l’extra gettito fiscale sui carburanti

Secondo alcune stime, l’aumento dei prezzi dei carburanti garantirà allo Stato un extra gettito fiscale di oltre 2 miliardi di euro. Proponiamo di redistribuire queste risorse su due interventi:

Bandiere del PD
Bandiere del PD

a) 1 miliardo per finanziare un contributo di 200 euro una tantum da erogare a 5 milioni di persone proprietarie di autoveicoli con reddito fino a 35 mila euro per sostenere il costo dei carburanti. La soluzione tecnicamente preferibile è un contributo ad hoc. Non condividiamo invece l’idea di utilizzare a questo scopo la social card “Dedicata a te”, i cui criteri di assegnazione (nuclei familiari composti da almeno tre persone, con un Isee non superiore a 15.000 euro, con priorità alle famiglie con almeno tre componenti, di cui almeno uno sotto i 14 anni ed escludendo i titolari di reddito di cittadinanza, reddito di inclusione, Naspi, Dis-Coll, indennità di mobilità, fondi di solidarietà per l’integrazione del reddito e cassa integrazione guadagni) sono eccessivamente restrittivi rispetto alla platea che riteniamo meritevole di sostegno di fronte al caro carburanti.

b) 1 miliardo per finanziare il trasporto pubblico locale, attraverso:

a. Il rifinanziamento (100 milioni nel 2023 e 200 milioni nel 2024) del buono trasporti, il contributo fino a 60 euro per l’acquisto di abbonamenti per i servizi di trasporto pubblico locale o trasporto ferroviario nazionale introdotto dal governo Draghi su proposta del ministro PD Orlando con l’art. 35, comma 1 del D.L. 50/2022, finanziato con 190 milioni di euro e destinato alle persone fisiche con un reddito complessivo fino a 35 mila euro. Il governo Meloni ha drasticamente ridimensionato il buono, tagliando a 100 milioni lo stanziamento e abbassando la soglia di reddito a 20 mila euro. Proponiamo di riportare la soglia a 35 mila euro e di raddoppiare lo stanziamento previsto, portandolo a 200 milioni nel 2023 e nel 2024.

b. Il rifinanziamento (200 milioni nel 2023 e 500 milioni nel 2024) del Fondo nazionale trasporti, il cui stanziamento nel 2023 ammonta a 5,054 miliardi.

  1. Congelare l’indicizzazione degli affitti delle abitazioni fino a fine 2024

Secondo ISTAT, nel 2021 circa 5,2 milioni di famiglie (il 20,5% del totale) vivevano in affitto. La quota delle famiglie in affitto è molto più elevata (31,8%) per i nuclei appartenenti al primo quinto di reddito equivalente. La spesa media mensile per abitazione delle famiglie che vivono in affitto era, sempre nel 2021, di 579 euro, pari al 27,9% del reddito medio mensile. Il 32,3% delle famiglie in affitto era in sovraccarico per i costi dell’abitazione rispetto al reddito (spesa >40% del reddito disponibile). Per i contratti di affitto abitativi stipulati in base alla legge 431 del 1998, le parti possono prevedere degli aumenti del 100% della variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le Famiglie di Operai e Impiegati (Foi) calcolato dall’ISTAT.

Per i contratti a canone concordato si applica l’aggiornamento ISTAT al 75%. In caso di scelta del regime di cedolare secca (opzione esercitata da circa 1,9 milioni di contribuenti nell’anno di imposta 2020 secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate), il proprietario non può chiedere l’aggiornamento ISTAT.

L’impatto dell’indicizzazione dei canoni di affitto in una fase di inflazione ancora elevata a fronte di redditi delle famiglie stagnanti rischia di essere estremamente pesante, allargando a dismisura la quota di famiglie in affitto in condizione di sovraccarico per i costi dell’abitazione.

Proponiamo pertanto che dal 1° ottobre 2023 fino al 31 dicembre 2024, l’adeguamento del canone relativo ai contratti di locazione per abitazione di residenza non si applichi qualora l’indice medio annuo Istat relativo ai prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati il tasso d’inflazione (FOI), al netto dei tabacchi, di cui all’articolo 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392, subisca aumenti superiori al 2 per cento su base annua.

  1. Rifinanziamento del bonus sociale luce e gas fino a fine 2024

Al fine di ridurre il peso degli incrementi delle bollette elettriche e del gas, proponiamo, anche per il quarto trimestre dell’anno 2023 e per tutto l’anno 2024, che le agevolazioni relative alle tariffe per la fornitura di energia elettrica riconosciute ai clienti domestici economicamente svantaggiati e ai clienti domestici in gravi condizioni di salute, nonché la compensazione della spesa per la fornitura di gas naturale – cosiddetto “bonus sociale luce e gas” – siano rideterminate dall’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA) nel limite di ulteriori 110 milioni di euro per l’anno 2023 e di 500 milioni di euro per l’anno 2024.

Viene prorogata a tutto il 2024 l’estensione a 15.000 euro del limite ISEE per accedere al bonus, stabilito dall’art. 1, comma 17 della Legge 197 del 2022 (Legge di bilancio 2023).

  1. Proroga fino a fine 2024 del regime di maggior tutela luce e gas

La dinamica di rientro dei costi energetici seguita alla fase acuta della crisi in Italia non è stata altrettanto rapida che in altri Paesi europei, in particolare sul segmento retail, dove, in maniera ancor più preoccupante sul mercato libero, si assiste ad una persistenza di prezzi estremamente elevati, su cui anche l’agenzia europea per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia (ACER) ha sollecitato un supplemento di indagine, a tutela dei consumatori. Occorre sottolineare, inoltre, quanto nel corso di tutto il 2023 si sia osservato un costo dell’energia sul libero mercato nettamente superiore e recentemente anche doppio rispetto a quello sul mercato tutelato (come evidenziato dall’indice Selectra) e che, in controtendenza con quanto dovrebbe accadere con un mercato libero maturo, il mercato elettrico veda aumentare la concentrazione nelle mani di pochi venditori del settore elettrico (i primi tre operatori hanno una quota di circa il 49 per cento delle vendite complessive), con conseguente pericolo crescente di scarsa competitività sul mercato libero, a potenziale danno dei consumatori (come si evince dalla relazione annuale dell’ARERA).

Danni reali dovuti ad aumenti significativi delle bollette che, peraltro, già segnalano diversi soggetti aggregatori delle PMI, che hanno recentemente perso ogni forma di tutela.

Non si può non considerare, infine, quanto il processo di diversificazione degli approvvigionamenti gas ancora in corso esponga il prezzo dell’energia a forti rischi di volatilità, ancora una volta a potenziale danno di consumatori e PMI; rischi che sarebbero aggravati dall’assenza di qualsiasi meccanismo di tutela.

Di conseguenza, proponiamo la proroga di un anno – fino a fine 2024 – del regime di maggior tutela per i clienti finali domestici, al fine di evitare la sottoscrizione di onerosi contratti per la fornitura di energia elettrica e gas.

  1. Trasporto pubblico, libri di testo e mense scolastiche per le studentesse e gli studenti

Il rilevante aumento del costo dei libri, del trasporto pubblico e delle mense scolastiche mette in forti difficoltà moltissime famiglie italiane. Secondo alcune stime nel 2023 la sola spesa media per i testi scolastici obbligatori toccherà i 600€, con una crescita di circa il 6% rispetto all’anno scolastico precedente.

Il Partito Democratico ha depositato al Senato il disegno di legge n. 27 a firma dei senatori Malpezzi e altri e alla Camera la proposta di legge A.C. 1407 a firma degli on.li Manzi e altri, che prevedono i seguenti interventi in materia di gratuità del trasporto pubblico, dei libri di testo e delle mense scolastiche per le studentesse e gli studenti:

  • L’istituzione nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di uno specifico fondo con una dotazione di 25 milioni per il 2023 e di 50 milioni annui a decorrere dal 2024 per coprire, anche integralmente, i costi sostenuti dalle studentesse e dagli studenti sia per i servizi di trasporto scolastico dedicato erogati dagli enti locali, sia per il trasporto pubblico locale utilizzato per il raggiungimento della sede scolastica frequentata
  • L’autorizzazione della spesa di 50 milioni per il 2023 e di 100 milioni annui a decorrere dal 2024 per garantire la gratuità, totale o parziale, dei libri di testo in favore degli alunni che adempiono l’obbligo scolastico in possesso dei requisiti richiesti, nonché la fornitura di libri di testo da dare anche in comodato alle studentesse e agli studenti della scuola secondaria superiore in possesso dei requisiti richiesti;
  • Il riconoscimento dell’accesso alle mense scolastiche quale servizio essenziale, in quanto parte integrante delle attività formative ed educative erogate dalle istituzioni scolastiche, per garantire la promozione della salute e di sani stili di vita, con particolare riferimento alle fasce di popolazione in condizione di svantaggio socio-economico.

*Il video della Conferenza stampa


Partito Democratico – sito

Elly Schlein

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