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Ceccano 2030. Curare l’emergenza giovani

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28 Settembre 2023
Problemi dei giovani ©skuola.netProblemi dei giovani ©skuola.netProblemi dei giovani ©skuola.net

I giovani non hanno voglia di pensare, o non si ha voglia di pensare ai giovani?


Alessandro Liburdi

Giovani da ©Terre Marsicane
Giovani da ©Terre Marsicane

CECCANO. C’è un’emergenza, in questo Paese, che è latente e silenziosa; non occupa le agende politiche, tranne in momento di elezioni, e a parte qualche disegno di legge il problema viene puntualmente infilato come polvere sotto al tappeto.

Ma è lontano dai riflettori, in questo cono d’ombra, che il disagio cresce; e quando il disagio ha gli occhi carichi di un presente degradato e di un futuro carico di preoccupazioni, viene normale pensare che ci sia un disegno beffardo, alla base di tutto.

Ebbene, signori, c’è un disagio in giro che fa spavento, e questo disagio riguarda il tessuto più debole del corpo sociale, quella fascia di individui che va dai bebè agli adolescenti inoltrati, fino a salire ai trentenni. Parliamo, l’avrete capito, dei giovani: dei ragazzi in età scolare e universitaria.

Ceccano sembra quasi essersi dimenticata che i giovani esistono, e non sono pecore da lasciar pascolare allo stato brado per le strade. Tra un freno a mano tirato in Pretura e le degradazioni alcoliche nei locali, i ragazzi sopravvivono così al loro disagio, dimenticati da chi dovrebbe valorizzarli, o quantomeno tutelarli.

Anche perché, basterebbe poco per salvarli. Basterebbe, ad esempio, rimettere in piedi un po’ del grande patrimonio di impianti sportivi della nostra città abbandonati da anni: prima di lanciarsi in fantomatici progetti di Città dello Sport, forse sarebbe il caso di ridare vita ad altre cose già esistenti. I campetti di calcetto comunali di quartiere (esempio, il Protani delle Case Popolari o quello di San Luigi) sono ormai covi di spine; non parliamo del campo da baseball (Ceccano aveva una grande tradizione in quel settore, ormai un pallido ricordo) o di quello di beach volley, che qualcuno – fra l’altro – vorrebbe ricoprire di cemento, come se non ce ne fosse già abbastanza, in questa città.

Non vogliamo far fare loro attività fisica? E allora si faccia in modo di valorizzare i parchi: la Villa Comunale, il parco di Castel Sindici, l’Isola che c’è vengano tenuti aperti e soprattutto puliti, per consentire a bambini e famiglie di giocare in sicurezza e godersi un po’ di tempo diverso all’aria aperta. Il problema è come garantire la sicurezza?

Perchè arriviamo ad odiare i giovani? foto da ©Prov. di Biella

Semplice: niente telecamere, spazio a cooperative o associazioni di settore che sappiano tenere quegli spazi vivi e palpitanti. Solo così i ragazzini con lo sguardo fisso davanti a un cancello chiuso diventeranno il triste ricordo di un passato politico di grande apatia; facciamo in modo che il futuro immediato inizi a essere diverso.

Non vogliamo preoccuparci del verde pubblico, vogliamo che le fratte conquistino la città e ridiano un po’ di verde casuale? E allora, che si dia valore almeno al patrimonio culturale di Ceccano.

Chiediamo una nuova catalogazione del patrimonio di palazzi storici del centro, in vista magari di una campagna che possa darli in comodato d’uso alle tante associazioni del comune. Chiediamo una biblioteca aperta più spesso, che torni a essere cuore pulsante di iniziative pubbliche e riapra i suoi fantastici spazi.

Chiediamo a gran voce che anche Ceccano abbia il suo museo archeologico, sia perché l’apparato di beni rinvenuti in giro in questi anni dalla Cardegna alla Spina a Colle Pirolo è assai cospicuo, sia perché nel comprensorio qui intorno ogni comune, anche il più piccolo, ha il suo museo, e proprio non si capisce perché Ceccano debba essere un’eccellenza nell’isolazionismo culturale, perché debba continuare a brillare nel buio, ignorando ostinatamente che la cultura non è solo bellezza, ma quando fa rete con il territorio riesce anche a portare in dote: una buona base per il turismo e un indotto per l’occupazione, specie per i più giovani che potrebbero così fare una prima esperienza formativa e professionale, e magari pensare di rimanere qui, invece di fuggire altrove o all’estero.

Non ci sono luoghi dove aggregare i ragazzi? E allora proviamo almeno a riattivare l’Hortus Conclusus, un anfiteatro naturale che può essere perfetto per concerti e mostre all’aperto, o semplicemente per giocare a scacchi come ai tempi del bel Corteo Storico.

I giovani non hanno spazi dove sfogarsi? Semplice: facciamo un concorso pubblico e decoriamo alcuni dei luoghi di passaggio della città: i muraglioni della Stazione che risalgono verso la borgata, oppure le pareti che si affacciano sul piazzale di Padre Pio.

Apriamo o riapriamo, ad esempio, le salette di quartiere: posti dove gli amanti della musica possano andare a provare con la loro cover band e passare un paio d’orette massacrando chitarre e batterie, e non massacrandosi di nullità con un telefono, connessi agli (un)social network inseguendo il tiktoker più deficiente del momento.

Le ricette per cambiare la città ci sono. Per farlo basterebbe la buona volontà e un pizzico di creativa incoscienza.

Quest’amministrazione è davvero in grado di mettere insieme gli ingredienti? A voi la risposta, noi ce l’abbiamo già.

Grazie.


Città di Ceccano

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Ceccano 2030


 

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