7 ottobre ’43. Occupazione di Pofi

7 0ttobe '43 Occupazione di Pofi- Panorama dall'alto

Il terzo intervento dal ” Il dolore della memoria/1943-1944″ di Lucia Fabi e Angelino Loffredi


di Lucia Fabi e Angelino Loffredi

7 ottobre '43. Occupazione di Pofi. Mons. Florenzani in una foto d'epoca con il Pres. Giovanni Leone
Don Florenzani divenuto Monsignore in una foto d’epoca con il Pres. Giovanni Leone

 OCCUPAZIONE DI POFI. “Se ben ricordo la mattina del 7 ottobre 1943 una compagnia di soldati germanici ben armati salirono da Ceccano verso Pofi. Entrando nell’abitato intonarono i loro compassati canti di guerra. Fu un affacciarsi curioso alle finestre, un accorrere frettoloso di ragazzi e di adulti. Mentre i camerati percorrevano a passi cadenzati la circonferenza del paese si pensava che tutto si dovesse esaurirsi in una manifestazione di pura coreografia”.

Cosi don Umberto Florenzani sacerdote di Pofi ed in seguito vescovo di Anagni illustra l’occupazione del suo paese. Lo stesso con uno stile da cronista prosegue: “Fu una illusione. Improvvisamente dalle labbra dei sottufficiali scoccarono ordini secchi e vibranti. Scioltisi dalla fila e dispostisi uno accanto all’altro a distanza regolata, i tedeschi formarono un anello compatto, mentre gli altri si slanciavano sugli uomini presenti, li afferravano e li spingevano brutalmente su alcuni automezzi.

Alla rivelazione improvvisa seguì un fuggifuggi generale nell’istinto convulso di salvarsi ad ogni costo tra i singhiozzi a stento repressi delle spose e delle mamme. L’intelligenza latina ebbe ragione anche quella volta della prepotenza teutonica, la quale pur inseguendo gli uomini nelle case non compie nulla di positivo (Furono aggrumolati soltanto alcuni uomini impotenti a mettersi in salvo. A un esame sommario costoro risultarono degli autentici ‘ferri vecchi’. I tedeschi perciò si affrettarono a sbarazzarsene durante il viaggio di ritorno a Ceccano)”.

Nel disorientamento generale e nello stato d’impotenza emergono comunque aspetti imprevedibili e di grande coraggio: “Quel giorno avvennero episodi di solidarietà e dedizione. L’eroe della giornata fu unanimemente riconosciuto il Sacerdote Don Silvio Bergonzi², il quale nel momento dell’ingresso delle truppe al paese, si trovava in Sagrestia intento al ringraziamento della santa Messa. Accortisi delle reali intenzioni dei Tedeschi si  preoccupò di dare l’allarme. Si precipitò al campanile, afferrò febbrilmente la corda delle campane e giù da bravo rintocchi su rintocchi. Al suono inaspettato si presentò nella cella campanaria un ufficiale gridando e minacciando con voce stridula”.

Si tratta infatti di un atto di fraterna solidarietà verso i propri parrocchiani. Don Florenzani, nell’azione del parroco, già intravede alcuni sviluppi futuri ed anticipatori che nel corso del nostro lavoro riprenderemo.

“Con molta probabilità il fatto e la personalità del Sacerdote non passarono inosservati allo sguardo degli invasori. Forse da quel momento il nome di Don Silvio Bergonzi fu segnato fra le persone sospette nel libro nero degli aguzzini delle SS. Immeritatamente, perché il Parroco della Chiesa di S. Rocco, di animo retto, era un prete veramente buono, anzi si può dire, troppo buono, in quanto la sua semplicità era di una infantilità e di una ingenuità primitiva. Nella situazione politica del momento, dinanzi alle usurpazioni sistematiche da una parte e alle sofferenze morali e fisiche dei Parrocchiani dall’altra, non ebbe alcuna esitazione: volle osare e tutto donare”

(1) Don Umberto Florenzani “Rilievi storici sulla parrocchia abazia di S. Pietro Apostolo”.
(2) ll sacerdote Silvio Bergonzi verrà ricordato anche successivamente perchè diventerà un protagonista della lotta contro i tedeschi.

Città di Pofi

Angelino Loffredi

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