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Medio Oriente: “L’utopia dei due Stati”

Aldo Pirone

ByAldo Pirone

13 Ottobre 2023 ,
Palestina 1947 e 1949Palestina 1947 e 1949Palestina 1947 e 1949

Subito, va evitato l’allargamento del conflitto e la salvaguardia dei civili palestinesi di Gaza


di Aldo Pirone

Medio oriente: "L'utopia dei due Stati"
Medio oriente: “L’utopia dei due Stati”

MEDIO ORIENTE. In questi giorni del riaccendersi dell’eterno conflitto fra israeliani e palestinesi, nell’orrore dell’attacco di Hamas e delle rappresaglie di Israele su Gaza, è riemersa la proposta, come soluzione, dei due popoli e due Stati.

A molti, comprensibilmente, appare allo stato attuale della situazione, incancrenitasi nel male per tantissime ragioni, un’ utopia. Essa presuppone, infatti, che nell’una e nell’altra parte ci sia una revisione totale delle politiche sin qui seguite.

Il cammino politico non è facile, tenuto conto anche che sul quadrante mediorientale, come sempre del resto, gravano anche interessi geopolitici enormi di grandi potenze mondiali, come gli Usa e la Russia, e piccole potenze regionali intersecantisi con la guerra religiosa nel mondo musulmano come lo scontro fra l’Iran sciita e L’Arabia saudita sunnita e di altri piccoli stati arabi.

La nascita di due Stati, uno che già c’è, quello israeliano che è occupante e dominante nell’area palestinese e anche del vicino e medio Oriente e quello dei palestinesi che ancora non c’è, non può nascere, secondo me, senza un forte impegno internazionale gestito direttamente dall’Onu.

Anche se e quando ci dovesse essere un cambio nella politica di Israele e in quella palestinese – attualmente divisa fino ad una guerra civile latente fra Hamas e Anp – gli odi e i rancori, i sospetti di inaffidabilità fra israeliani e palestinesi imporrebbero un intervento dell’Onu anche con truppe sue proprie a garantire la nascita dello Stato palestinese.

Inoltre questo Stato dovrebbe essere laico e democratico, non fondato certamente sull’integralismo sunnita di Hamas così come Israele dovrebbe tornare ad una democrazia laica emancipata da ogni integralismo delle minoranze religiose di destra.

Ma l’Onu, così come è oggi, condizionata e per molti versi paralizzata dalla divisione fra le potenze aventi diritto di veto, dalla guerra in Ucraina, dalla contesa strategica fra Cina e Usa e tante altre divisioni e lacerazioni dei nazionalismi tornati in auge nel mondo globalizzato, può assicurare questo intervento? Direi di no.

Anche qui, sembra a me, che se non si addiviene a comporre la guerra in Ucraina e le altre tensioni internazionali non si libera l’Onu da svolgere la sua funzione. Ma, siccome le vie della storia a volte sono sorprendenti, potrebbe essere anche il contrario: l’apertura di una via di pace fra palestinesi e israeliani con il beneplacito delle cinque potenze con diritto di veto nel Consiglio di sicurezza potrebbe influire beneficamente su tutto il resto dei conflitti internazionali.

Ma c’è un alternativa realistica alla guerra in corso in Medioriente che non sia la situazione disperata di oggi in Palestina ed Israele? La risposta non è facile. I cambiamenti che bisogna produrre sia fra i palestinesi sia fra gli israeliani non sono di poco conto, certo richiederanno tempo ma fra l’ “essere” di oggi dominato dalla guerra ai civili e il “dover essere” dell’utopia, il realismo politico tendente all’utopia nutrito dall’ “ottimismo della volontà” appare più che mai necessario.

E anche realistico.

Per intanto, da subito, va evitato l’allargamento del conflitto e la salvaguardia dei civili palestinesi di Gaza.

La reazione di Israele, che papa Francesco ha detto ha “diritto a difendersi” chiedendo anche ad Hamas la liberazione degli ostaggi, ci sarà, inevitabilmente.

Ma da “come” ci sarà si vedrà se si intende cambiare strada nei confronti dei palestinesi. Per ora non pare perché è indiscriminatamente contro i civili palestinesi. La chiusura antiumanitaria di luce, gas e acqua alla striscia di Gaza non è una reazione “proporzionata”, è un ulteriore regalo ad Hamas.

Già i bombardamenti di rappresaglia stanno facendo più vittime civili di quelle subite dall’attacco belluino di Hamas di stile nazista: non è questo un regalo ulteriore ad Hamas?

D’altra parte Hamas non vuole il corridoio umanitario di fuga di Rafah perché non gli consentirebbe, almeno in parte, la copertura oggettiva della popolazione palestinese, né l’Egitto sembra entusiasta di avere in casa i profughi palestinesi cui potrebbero mischiarsi i terroristi di Hamas figlia dei Fratelli musulmani. Hamas considera i palestinesi l’acqua in cui nuotare.

Netanyahu, probabilmente, cercherà di sfruttare il governo di unità nazionale per esacerbare la guerra e allontanare la resa dei conti della sua politica fallimentare antipalestinese, ma dimostratasi anche antiebraica, ultradecennale.

E gli altri, sia quelli “nazionalunionisti” ora al governo che quelli rimasti all’opposizione e la stessa opinione pubblica israeliana glielo permetteranno?

Papa Francesco ieri ha anche detto: “Il terrorismo e gli estremismi non aiutano a raggiungere una soluzione al conflitto tra israeliani e palestinesi ma alimentano l’odio, la violenza, la vendetta e fanno solo soffrire gli uni e gli altri. Il Medioriente non ha bisogno di guerra ma di pace. Una pace costruita sulla giustizia, sul dialogo e sul coraggio della fraternità”.

Per ora è un monito e anche un’aspirazione. Deve diventare una politica per non rimanere utopia.

Medio oriente: “L’utopia dei due stati


Israele e Palestina

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Aldo Pirone

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Aldo Pirone. Giornalista. Vive a Roma. Redattore di Malacoda


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