Ceccano ’43. Partigiani in azione

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Pur divisi in due gruppi operano attivamente lungo i Monti Lepini


di Lucia Fabi e Angelino Loffredi

Cecc4no '43 Partigiano in azione. Giuseppe Ambrosi e Romolo Battista
Giuseppe Ambrosi e Romolo Battista

CECCANO ’43. Ridimensionati nel numero e divisi, i due gruppi operano attivamente lungo i Monti Lepini per tutto il mese di ottobre e novembre, ottenendo anche dei successi.

Il 18 ottobre a Giuliano di Roma occupano la Casa del Fascio dove devastano l’ufficio, distruggono gli incartamenti e bruciano i vessilli con il quadro di Mussolini. Avendo poi saputo che in paese si trova un laboratorio militare, gestito dall’insegnante Giuseppe Farallo vi penetrano, si impossessano dei vestiti militari e li distribuiscono all’incredula popolazione.

Lo stesso giorno, a Villa Santo Stefano, il commissario prefettizio, Luigi Bonomo, quasi a voler manifestare la sua simpatia verso la Resistenza, consegna ai patrioti cinquanta chilogrammi di farina e cinque litri di olio.

Nei giorni successivi, esattamente il 22 ottobre, una pattuglia si reca a Patrica per stabilire collegamenti con il tenente colonnello Erminio Bufalini, dello Stato maggiore del Governo Badoglio, per provare a coordinare le iniziative.

Infatti a Patrica, pur non essendoci un gruppo partigiano nel vero senso della parola, c’è all’interno del paese, una trama cospirativa che fa capo oltre che al citato Bufalini anche al colonnello Musumeci. Quest’ultimi, con motivazioni pretestuose, però non si rendono disponibili.

Nello stesso giorno i partigiani transitando per la zona Tomacella, in territorio di Patrica e a ridosso della diga sul fiume Sacco, recuperano due casse di bombe a mano e pacchi di caricatori. Di ritorno da Supino catturano due¹ tedeschi che consegnano ai carabinieri di Patrica, successivamente fatti liberare dal colonnello Musumeci.

A Lagoscillo la stessa pattuglia, affronta tre tedeschi che stanno cercando di violentare alcune ragazze². Due tedeschi vengono mitragliati da Battista e il terzo, ferito gravemente da alcune bombe a mano lanciate da Moscardelli, viene finito con un colpo di moschetto sparato da Agostino Piroli.

Sempre durante tale spedizione i partigiani ceccanesi di ritorno da questa missione fruttuosa, passando per la strada Marittima, in prossimità del bivio di Ceccano, sparano contro due tedeschi in motocicletta; uno dei due, in seguito alle gravi ferite riportate, morirà. La fortuna aiuta gli audaci, tanto che un tale Archilletti mette a disposizione il suo carretto per trasportare tutto il materiale nel campo di Romolo Battista.

Questa serie di atti galvanizza tutti i patrioti; il successo ottenuto dà più slancio e coraggio, sollecitando così altre operazioni. Viene fatto saltare, allora, il ponte sulla strada che conduce alla Badia per ritardare l’installazione di una batteria antiaerea che i tedeschi vogliono piazzare proprio sotto la montagna. Inoltre c’è un tentativo per liberare il padre di un partigiano, prigioniero dei tedeschi, dentro il saponificio Annunziata.

L’azione nonostante il coraggio e la determinatezza, non si conclude felicemente, perché una sentinella tedesca rimasta ferita da Battista, riesce comunque a dare l’allarme³. Il 31 ottobre i partigiani Antonio Fratangeli, Giotto Carlini e Domenico Arduini “fanno saltare e deragliare un treno carico di munizioni e macchinari bellici che partiva per la Germania. La testa del treno è passata mentre tutti i vagoni deragliarono cadendo nella scarpata sottostante”⁴.

Nello stesso periodo nel gruppo Ambrosi aderiscono tre cittadini di Villa Santo Stefano: Giuseppe Lauretti, il figlio Deodato e Guido Trapani. A causa di ciò la casa di Lauretti verrà saccheggiata dai tedeschi e la moglie Assunta Trapani sarà ammanettata.

A compiere l’opera di delazione fu Giuseppe Pomante, un doppiogiochista di Bolzano che provò addirittura a far infiltrare nel gruppo partigiano un militare tedesco fintosi disertore.

A conferma di quanto i due gruppi operassero separatamente, c’è da rilevare che Ambrosi con una decina di uomini, agli inizi del mese di novembre, decide di andare in direzione delle forze alleate. Attraverso tappe forzate, rischi e inconvenienti vari, arriva fino al fiume Garigliano ma non è in condizione di superarlo.

Dopo 4 mesi di inutili tentativi ritorna in provincia, sostando prima a Vallecorsa, poi a Villa Santo Stefano, quindi a Roccagorga. Nel momento in cui arrivano le truppe del Corpo di Spedizione Francese, Ambrosi si incontra con ufficiali della IV Divisione, ai quali segnala le posizioni tedesche.

Dopo di ciò Ambrosi va a Napoli presso i comandi alleati per denunciare quelli che lui ritiene essere stati dei traditori⁵.

Note

( 1 )  Loreto Terenzi. Testimonianza, settembre 1990.
( 2 ) Giuseppe Ambrosi, Diario di guerra 1944, ( dattiloscritto)
 ( 3 ) Romolo Battista, testimonianza, settembre 1980.
( 4 ) Giuseppe Ambrosi, Diario di guerra 1944, ( dattiloscritto )
( 5 ) Giuseppe Ambrosi. Diario di guerra 1944, ( dattiloscritto )

Lotta partigiana

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