Prove di censura: ex colleghi difendono Basile

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14 Ottobre 2023
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Continuano gli attacchi all’ex ambasciatrice che scrive per il Fatto.

A difenderla Bradanini, Cassini e anche Bobo Craxi


di Francesco Sandri

Prove di censura. Già Ambasciatore Alberto Bradanini
Prove di censura. Già Ambasciatore Alberto Bradanini

PROVE DI CENSURA. Sono giorni che si susseguono attacchi nei suoi confronti. Da quando Elena Basile – ex ambasciatrice italiana in Svezia e in Belgio, ufficialmente in pensione dal 1º giugno scorso – ha rivelato che c’era il suo nome dietro allo pseudonimo “Ipazia”, si sono aperte le gabbie dei leoni da tastiera.

Basile-Ipazia ha scritto diversi articoli per il Fatto nel corso di una collaborazione iniziata nell’aprile del 2023, mesi dopo aver consegnato la lettera delle sue dimissioni alla Farnesina. Articoli che, essendo critici sulla linea guerrafondaia dettata da Washington e dai suoi alleati, sono stati subito censurati e bollati come “filorussi”.

Ora che è stata rivelata la vera identità di Ipazia, l’attenzione, le speculazioni e gli insulti vengono rivolti direttamente all’ex diplomatica.

Tra i primi cinguettii che gridano al tradimento, quello di Marco Taradash (ex parlamentare radicale, eletto nelle liste del centrodestra), che su Twitter ha scritto: “L’ex ambasciatrice dell’Italia in Svezia e in Belgio ci illustra il perfetto lavorio dei servizi russi sui nostri diplomatici all’estero”, come se qualunque persona dotata di pensiero critico dovesse per forza essere vittima di plagio da parte di qualche 007.

Sempre su Twitter, un post di Gianni Vernetti (ex sottosegretario agli Esteri) afferma che Basile “scrive un articolo squinternato contro l’Ucraina e la Nato, promuovendo la più sciatta narrativa russa sul conflitto. La lista degli amici del regime criminale russo si allunga”. Al coro si aggiunge anche David Carretta (corrispondente da Bruxelles per Radio Radicale e collaboratore del Foglio) che rincara la dose: “Diplomatica, ministro plenipotenziario, già ambasciatrice in Svezia e in Belgio, ammette di aver scritto sotto pseudonimo articoli di disinformazione e propaganda pro russa. Firmati Ipazia. Sul Fatto Quotidiano. Tutto bene alla Farnesina? E i servizi che dicono?”.

A questa lista di attacchi contro un’ex diplomatica dello Stato si aggiungono quello di Enrico Borghi, senatore di Italia Viva, che twitta: “Inutile girarci attorno: il fatto che un alto funzionario statale, ganglio della nostra politica estera in vari Paesi-chiave, sotto pseudonimo abbia attaccato apertamente il nostro Paese, il suo posizionamento e la sua politica è grave. Perché ha disinformato. Come vuole Mosca”. Oltre all’accusa, Borghi è passato all’azione, presentando pochi giorni fa un’interrogazione parlamentare sulla vicenda. E poi articoli polemici del Foglio, del Riformista, della Verità.

“Dovete autocensurarvi”

I cinguettii contro Basile vogliono essere un chiaro segnale al mondo diplomatico e, più in generale, a chiunque osi sfidare le narrazioni dominanti: “Dovete autocensurarvi”. In una democrazia sana la diversità di opinioni è considerata un pregio, e la possibilità di esprimerli un diritto sacrosanto. Non in Italia, a quanto pare.

Chi espone una visione diversa diventa subito vittima di linciaggio mediatico. Chi insinua che la pace sia preferibile ai bombardamenti viene visto come agente straniero. Se questo fosse vero, sarebbero tali anche i settori della società civile e della diplomazia italiana che il 7 luglio hanno rivolto ai parlamentari un appello a promuovere un cessate il fuoco e una risoluzione diplomatica del conflitto in corso in Ucraina.

Ma anche questa è un’ipotesi ridicola. La libertà di esprimere la propria opinione, anche e soprattutto quando questa indica la strada del dialogo invece di quella delle munizioni calibro 155 mm, dovrebbe essere la normalità.

Per fortuna c’è ancora chi la pensa così. Su Twitter, Bobo Craxi (ex sottosegretario agli Esteri) commenta: “Non capisco l’accanimento contro una valorosa ex diplomatica @ElenaBasileIT che ha usato sulla crisi ucraina argomenti confutabili ma senza il piglio demagogico e strampalato di altri. Si tratta di qualche articolo. Non vorrei che fosse tornato il maccartismo”.

A prendere le difese della Basile è anche Alberto Bradanini, già ambasciatore italiano in Iran e in Cina.
Interpellato dal Fatto, Bradanini riprende le affermazioni contenute in una sua intervista rilasciata all’Antidiplomatico e secondo lui l’ex ambasciatrice è stata “messa alla gogna solo per aver trovato il coraggio di esprimere un pensiero critico e argomentato sul conflitto in corso”.

Riguardo all’interrogazione parlamentare presentata da Borghi, Bradanini continua affermando che “si può arguire che essa serve da monito e per definire un possibile giro di vite, affinché in analoghe circostanze i diplomatici si tengano lontani dalla tentazione di esprimere un pensiero critico. Il nemico, dunque, non è la guerra, la sopraffazione, le ingiustizie nel mondo, no, il nemico è il libero pensiero”.

Tra i firmatari dell’appello presentato due giorni fa ai parlamentari, figura anche Giuseppe Cassini, che non ritiene degne di nota le polemiche sulla Basile, limitandosi a commentare che l’accusa di coinvolgimento dei servizi segreti russi è “una cretinata”.

9 Luglio 2023


Da ilfattoquotidiano.it

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