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“La Pietà” di Michelangelo Buonarroti

Franco Di Pofi

ByFranco Di Pofi

16 Ottobre 2023
S.Pietro vista aereaS.Pietro vista aereaS.Pietro vista aerea

Perle d’arte nelle chiese di Roma. Basilica maggiore di S.Pietro


di Franco Di Pofi

La Pietà di Michelangelo Buonarroti, particolare
La Pietà di Michelangelo Buonarroti, particolare

LA PIETA’. Premessa. Troppo conosciuta,in tutto il mondo, la Basilica di S.Pietro per avere la pretesa di parlarne. Mi limiterò a qualche accenno e a qualche curiosità. 

Essa fu costruita su di una parte del circo di Caligola o Nerone. Lungo più di 400 metri, ospitava le corse di cavalli ( bighe e quadrighe). Nerone soleva divertirsi seguendo dette gare e uccidendo i cristiani in modo sadico e folle. Un esempio: li ungeva di pece, li metteva sulla croce, gli appiccava il fuoco e così la pista aveva una suggestiva illuminazione. 

Vicino al circo vi era una vasta zona cimiteriale. Leggenda narra che vi fu sepolto S.Pietro. Nel ricordo dell’apostolo, l’imperatore Costantino volle costruire, nel IV secolo, una chiesa secondo lo stile della basilica romana. 

La bellissima costruzione, nella metà del XV secolo, era ridotta a un cumulo di macerie. 

Solo nel 1506, Giulio II volle ricostruire la chiesa; i lavori iniziati in quell’anno, terminarono nel 1676.

La famosa ” Fabbrica di s.Pietro “.

Due secoli, ‘500 e ‘600, si fondono a creare uno spettacolo unico al mondo.

Tre papi: Giulio II  Sisto V  Alessandro VII

Tre geni: Michelangelo  Raffaello  Bernini 

Nel 1506 rinasce con Giulio II la basilica.

Una sola nota: la cupola di Michelangelo. 

1585  Sisto V: facciata, obelisco, una delle due fontane (Maderno)

1586 Alessandro VII: colonnato, l’altra fontana di Bernini. 

Bernini,  il più grande rappresentante del barocco, con il suo colonnato, simbolo della madre chiesa che accoglie i suoi figli a braccia aperte, ha completato la più grande scena di uno stupefacente teatro.

La Pietà

Avevo 7 anni quando, un certo giorno, mia madre mi chiese se mi sarebbe piaciuto andare a Roma per l’anno santo. (1950 considerato l’anno della rinascita, dopo la fine di una guerra disastrosa)

Accettai con entusiasmo pur non sapendo di cosa si trattasse. Mi ritrovai, così, a San Pietro in mezzo a una marea di gente. Ricordo il senso di smarrimento se non di paura, ricordo che seduta vicino a noi, sulla scalinata della chiesa, una signora mi offrì qualcosa da mangiare; allungai la mano dopo un cenno di assenso di mia madre.

Erano patate e la signora era tedesca. Ma soprattutto ricordo la prima volta che ho visto “La Pietà” di Michelangelo. Si camminava lentamente in una rigorosa fila. Alla fine eccoci in chiesa. Essendo alla destra di mia madre e obbligato a guardare solo da una parte, fu inevitabile trovarmi davanti alla Madonna con in braccio Gesù. Ci vollero due o tre strattoni affinché tornassi a camminare. 

La Pietà di Michelangelo in San Pietro

15 anni dopo

Scartato dalle ragazze del mio paese, emigrai a Roma dove fui accolto da una gentile fanciulla. Primo appuntamento: basilica di S.Pietro; abitava nelle vicinanze. Le raccontai di quell’anno santo e lei mi disse se volevo entrare. Entrammo e… ammutolito, avanzai per la navata centrale guardando attonito la grandezza della basilica, appena intuibile dall’esterno. 

218 metri di lunghezza 23000 mq 145 altari 11 cappelle. E opere d’arte disseminate in tutti quei mq. Provai una sensazione fortissima di trovarmi in un luogo pieno di spiritualità che mi fece assentare fino a… «torna indietro, è qui “La Pietà”».

Che emozione ! Guardo attentamente e mi chiedo perché un bambino di 7 anni si era bloccato davanti a delle statue. Non lo saprò mai. Però,  in quel momento,intuii che mi trovavo di fronte a qualcosa di grande. Stavo osservando una delle opere più importanti di tutta la storia dell’arte. 

Realizzata tra 1497 e il 1499 da un giovane ventiduenne: Michelangelo  Buonarroti. È proprio la sua giovane età che gli fa compiere un capolavoro tecnicamente perfetto. (Da anziano lo sarà meno) Se ciò meraviglia, la libertà di scolpire una Madonna così giovane sbalordisce. Perché farlo? Maria,presubilmente, poteva avere 50 anni. Il grande artista dà un viso giovane alla suddetta a significare la purezza, la santità, l’incorruttibilità del corpo di colei che è la madre di Dio ( concilio di Efeso 431d.c.)

Maria non è morta, si è addormentata (dormito Mariae) ed è assunta in cielo. * 

Per Michelangelo non c’è più dramma nè sofferenza; il corpo di Gesù non presenta segni delle terribili torture inflittogli dagli aguzzini. Il viso della Madonna non è di “Mater dolorosa”, ma di una madre serena rassegnata al destino riservato al figlio dal disegno divino: la redenzione dell’umanità. 

Lo sguardo,ora, si posa sui particolari: il magnifico panneggio di Maria, dal velo sul capo con le pieghe morbide che accarezzano il viso, alle pieghe che, con un sottile gioco di luci e ombre, mostrano un seno giovane e florido. Infine il tripudio di pieghe della veste che copre le gambe divaricate forti e ben piantate a sorreggere il corpo di Gesù. ( Leonardo da Vinci nella visitazione)

Una eccelsa maestria rende i particolari significativi. Le dita della mano destra di Maria s’infilano, letteralmente, sotto l’ascella di Gesù e affondano nella carne a sottolineare lo sforzo di reggerne il corpo. La mano sinistra ci indica un sentimento di rassegnazione così realistico che sembra di sentire la vergine dire “tutto è compiuto”. (Gesù sulla croce).

Il corpo perfetto di Gesù, esaltato dal lucente marmo di Carrara, è di una bellezza incomparabile. Anche quì Michelangelo ribadisce che la natura divina non può essere corrotta dalla morte. E l’artista impiega tutta la sua natura classica e il suo virtuosismo.ll volto, i capelli cesellati, il torace e le gambe muscolose possono far pensare agli eroi greci. Un cenno alle vene turgide che Michelangelo riprodurrà nel Mosè; sono scolpite nel marmo. Nemmeno in pittura potrebbero apparire così realistiche. Quel Cristo fu ispirazione per grandi artisti (es. Caravaggio)

Vado via indietreggiando; man mano le figure rimpiccioliscono e sembra vedere una mamma che culla il suo bambino. Grande emozione e mi viene di pensare: “è un miracolo che da un sasso senza forma si sia prodotta questa perfezione che la natura, a fatica, forma la carne”. È di un pittore, Giorgio Vasari XVI secolo. Fu il primo storico dell’arte. 

Note: * Dormitio mariae
In merito,solo per segnalare che nella chiesa di s.Maria in Trastevere vi sono dei stupendi mosaici di Pietro Cavallini, pittore romano del XIV secolo che, secondo il mio modesto parere, non è molto da meno di Giotto. Detti mosaici rappresentano la vita di Maria,dal primo bagnetto alla ” dormitio…
La Madonna è distesa sul letto, circondata dagli apostoli , Gesù è in piedi e tiene in braccio la madre bambina che  rappresenta l’anima della stessa. Vale la pena visitare questa chiesa. 
Nella “Pietà ” potete osservare una fascia che attraversa il petto di Maria; è l’unica opera firmata da Michelangelo. 
Perché? Un giorno il nostro si reca a guardare la sua opera e nota due persone che confabulano tra loro: «bella quest’opera, chi l’ha scolpita » «un tale Solari». Immagino il giovane, con il suo  bel caratterino come si sarà infuriato.
La notte candela in una mano, scalpello nell’altra mette una bella fascia sul petto di Maria con una scritta: Michelangelo Buonarroti fiorentino scolpì. 
Il dogma dell’Assunta fu istituito da Pio XII nel 1950.
Nel 1972 un certo Laslo Toth colpì “la pietà ” in diversi punti. Da allora venne protetta con un vetro.
La roccia sulla quale insiste l’opera, rappresenta il monte Calvario.
La Pietà di Michelangelo Buonarroti

La pietà di Michelangelo

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Franco Di Pofi
Franco di Pofi

Nato a Ceccano il 16 maggio 1943, residente a Roma dal 1968. Sposato, due figli e cinque nipoti. Diploma di geometra conseguito presso l’istituto tecnico “Leonardo da Vinci” di Frosinone. Frequenta la facoltà di sociologia negli anni ’70 e facoltà di lettere ad indirizzo storico artistico negli anni ’90. Conosce francese e inglese, cominciato a studiare quando avevo già 50 anni. Funzionario Regione Lazio in pensione. Attivista politico nel P.S.D.I. dal 1963. Membro esecutivo provinciale giovanile (Frosinone). A Roma nel dicembre 1968 continua l’attività politica. Membro esecutivo provinciale, membro comitato centrale. Incarichi di governo: consigliere VIII circoscrizione, vicepresidente ospedale S.Eugenio, consigliere casa di riposo s. Francesca Romana. Interessi: storia dell’arte, letteratura, musica classica e operistica, teatro, cinema. Sport praticati: calcio, karate, sci. Ancora attivo nel tennis. Fanco Di Pofi su UNOeTRE.it

 

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Nato a Ceccano il 16 maggio 1943, residente a Roma dal 1968. Sposato, due figli e cinque nipoti. Diploma di geometra conseguito presso l'istituto tecnico "Leonardo da Vinci" di Frosinone. Frequenta la facoltà di sociologia negli anni '70 e facoltà di lettere ad indirizzo storico artistico negli anni '90. Conosce francese e inglese, cominciato a studiare quando avevo già 50 anni. Funzionario Regione Lazio in pensione. Attivista politico nel P.S.D.I. dal 1963. Membro esecutivo provinciale giovanile (Frosinone). A Roma nel dicembre 1968 continua l'attività politica. Membro esecutivo provinciale, membro comitato centrale. Incarichi di governo: consigliere VIII circoscrizione, vicepresidente ospedale S.Eugenio, consigliere casa di riposo s. Francesca Romana. Interessi: storia dell'arte, letteratura, musica classica e operistica, teatro, cinema. Sport praticati: calcio, karate, sci. Ancora attivo nel tennis.

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