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Triste anniversario in un triste presente

Aldo Pirone

ByAldo Pirone

17 Ottobre 2023
16 ottobre 1943 roma rastrellamento degli ebrei16 ottobre 1943 roma rastrellamento degli ebrei16 ottobre 1943 roma rastrellamento degli ebrei

Si celebra nel quadro dell’eterna tragedia in corso fra israeliani e palestinesi in Medio Oriente


di Aldo Pirone

Triste anniversario. Rastrellamento nel ghetto di Roma
Triste anniversario. Rastrellamento nel ghetto di Roma

TRISTE ANNIVERSARIO. Oggi è il 16 ottobre. Ottanta anni fa a Roma contro gli ebrei, italiani di religione ebraica, si scatenò la furia nazifascista con il rastrellamento nel Ghetto e in tutta la città per portarli a morire dopo pochi giorni ad Auschwitz. L’Olocausto toccò pesantemente anche Roma. La tragica vicenda, io e Sergio Gentili, l’abbiamo descritta succintamente nel nostro libro “Roma ’43-’44. L’alba della Resistenza” che qui ripropongo.

Quest’anno l’anniversario si celebra nel quadro dell’eterna tragedia in corso fra israeliani e palestinesi in Medio Oriente di cui inevitabilmente risente l’influenza.  Ho sempre avuto orrore e ripulsa per l’antisemitismo.

Non solo quello espressosi al culmine del nazifascismo con l’Olocausto di cui il 16 ottobre del ’43 fa parte integrante. Ma anche quello di prima, insito in una certa tradizione oscurantista e integralista cattolica; i ghetti e il segno giallo furono inventati dai papi. O quello che prese avvio nell’Europa orientale con i progrom russi e di altri paesi prevalentemente nell’Europa orientale. O l’antisemitismo in Occidente che originò l’espulsione degli ebrei dalla cattolicissima Spagna o quello, più recente, dell’affare Dreyfus nella laica Francia. Di esempi storici se ne potrebbero fare tantissimi.

Triste anniversario dell'olocausto shoah
Triste anniversario dell’olocausto shoah

Gli ebrei sono sempre stati un popolo perseguitato o malvisto nelle diverse fasi della storia dell’Europa e dell’Occidente. La mia fraterna simpatia per loro è indissolubilmente intrecciata al mio antifascismo.

Questo non mi ha mai limitato, tutt’altro, nel combattere il nazionalismo che anche fra gli ebrei è andato consolidandosi, nato all’interno del sionismo stesso. Ho cercato di capire come sia lievitato ma non l’ho mai giustificato, al pari dell’integralismo musulmano nei suoi vari gradi e colori.

Un sionismo che ha avuto diverse sfaccettature, connesso in parte alla nascita dello Stato di Israele, tenuto sotto controllo dal laburismo israeliano per molti anni ma poi tracimato in quello fascistico di Netanyahu.

Ho sempre ritenuto che questo nazionalismo fascistico in parte religioso-integralista fosse in contraddizione con i valori perfino socialistici (i Kibbutz) che pesiedettero la nascita di Israele. E anche col mio antifascismo.

Il 13 maggio del 2021 in un mio articolo su questo giornale ebbi a ricordare.

“Sessant’anni fa – scrissi – mi capitò di vedere il film Exodus di Otto Preminger, un bel polpettone agiografico romanzato sulla fondazione di Israele superbamente interpretato da un giovane Paul Newman. Mi colpì il colloquio che Ari (Newman) ha con lo zio Akiva capo terrorista dell’Irgun. Akiva dice, a un dipresso, che si può discutere del diritto dei palestinesi alla terra contesa e che non si può negare, dall’altra parte, che gli ebrei, in una storia dell’umanità fatta d’ingiustizie, non ne abbiano avuto la loro parte. Perciò, conclude, che la prossima ingiustizia vada a danno di qualcun altro. Cioè dei palestinesi. Il diritto all’esistenza di uno stato ebraico si è confuso con questa filosofia nazionalista ed egoistica di destra che da molti anni ormai ha preso il sopravvento e dirige stabilmente la politica di Israele verso gli arabi palestinesi, dentro e fuori i propri confini”.

Il laburista israeliano ed ebreo Rabin non era della pasta dello zio Akiva.


Triste anniversario

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OLOCAUSTO A ROMA

La “Soluzione finale”.

Dietro espresso ordine del capo delle SS Heinrich Himmler, i tedeschi agiscono contro i romani di religione ebraica. Subito dopo l’occupazione di Roma, Himmler aveva già anticipato a Herbert Kappler, in occasione della sua promozione a tenente colonnello, l’intenzione di procedere immediatamente alla «soluzione finale della questione ebraica nei territori recentemente occupati», cioè la deportazione e lo sterminio degli ebrei. (Vedi documento n. 9) Il 24 settembre, in un telegramma segreto e personale a Kappler, aveva ordinato: «tutti gli ebrei, senza distinzione di nazionalità, età, sesso e condizione, dovranno essere trasferiti in Germania ed ivi liquidati. Il successo dell’impresa dovrà essere assicurato mediante azione di sorpresa»18. Per eseguire al meglio l’operazione, Berlino aveva inviato a Roma, ai primi di ottobre, uno “specialista”, il capitano delle SS Theodor Dannecker, esperto di fiducia di Adolf Eichmann, che aveva diretto prima in Bulgaria e poi a Parigi i rastrellamenti di ebrei destinati allo sterminio.

Triste anniversario. 1923 Botteghe e passanti in una via del Ghetto a Roma
Triste anniversario. 1923 Botteghe e passanti in una via del Ghetto a Roma

Intanto il fedele e scrupoloso Kappler si era portato avanti con il “lavoro”. Il 26 settembre, infatti, aveva già estorto 50 kg di oro alla Comunità ebraica con il barbarico ricatto: o l’oro o la deportazione di 200 membri della comunità e la promessa che poi sarebbero stati lasciati in pace. Preso l’oro, il giorno dopo, i nazisti invasero gli uffici della Comunità, prelevarono con la forza tutti i registri e gran parte dell’archivio, nonché rapinarono la somma di 2.021.540 lire. Poi, il 13 ottobre, saccheggiarono le due preziose biblioteche della Comunità e del Collegio Rabbinico, dove erano custoditi documenti risalenti agli albori della presenza ebraica a Roma. In molti pensarono che oramai la Comunità aveva subìto tutto il male possibile e che le persecuzioni fossero terminate. Ma si sbagliavano, erano solo il prologo dell’olocausto. Pochissimi diedero credito alle voci che denunciavano il martirio che stavano subendo le altre comunità in Europa. Gli ebrei di Roma confidavano nella protezione dovuta alla presenza del Vaticano che già aveva offerto la disponibilità a fornire parte dell’oro richiesto dai nazisti. Invece arrivò il rastrellamento del Ghetto.

Il 16 Oottobre 1943.

Alle 5.15 del mattino di sabato 16 ottobre, festa ebraica del Sukkot (delle Capanne), le SS irruppero nelle abitazioni, sfondarono porte urlando a squarciagola per terrorizzare le persone. La giornata festiva era stata scelta appositamente al fine di trovare il maggior numero di persone riunite in famiglia. Con elenchi alla mano, precedentemente compilati grazie al censimento degli ebrei effettuato dal Ministero degli interni a seguito delle leggi razziali emanate da Mussolini, intimarono a tutti di prepararsi a partire entro venti minuti. In ogni famiglia lasciarono un biglietto con le direttive per il bagaglio: 68 «1. Insieme con la vostra famiglia e con gli altri ebrei appartenenti alla vostra casa sarete trasferiti. 2. Bisogna portare con sé: a) viveri per almeno otto giorni; b) tessere annonarie; c) carta d’identità; d) bicchieri. 3. Si può portare via: a) valigetta con effetti e biancheria personale, coperte; b) denaro e gioielli. 4. Chiudere a chiave l’appartamento e prendere con sé le chiavi. 5. Ammalati, anche casi gravissimi, non possono per nessun motivo rimanere indietro. Infermeria si trova nel campo. 6. Venti minuti dopo la presentazione di questo biglietto la famiglia deve essere pronta per la partenza».

I nazisti non hanno pietà di nessuno: vecchi e bambini, donne incinte, ammalati gravi e invalidi sono prelevati a forza dai letti; tutti vengono radunati nello slargo che dà sul Teatro Marcello davanti al Portico d’Ottavia. Sotto una pioggia battente, molti indossano ancora i pigiama da notte, si levano pianti e lamenti. Alcuni italiani assistono da lontano alla barbarie nazista. Kappler nel suo rapporto all’obergruppenführer delle SS gen. Wolff riferirà che durante il rastrellamento, che aveva interessato anche altre parti della città, «In maniera inequivocabile, il comportamento della popolazione italiana è stato di resistenza passiva, ma in molti casi si è trasformato in assistenza attiva [verso gli ebrei]. […] La maggior parte della popolazione non si è fatta vedere durante l’azione. Si è fatta avanti solo una folla sguaiata che ha cercato di tenere lontani i poliziotti dai giudei […]».

L’intervento del Vaticano.

La principessa Enza Pignatelli Aragona Cortes, ricevuta una telefonata di avvertimento il mattino presto, si reca sul Lungotevere prospiciente il Ghetto e dalla macchina assiste a tutta la tragica scena. A Roma, oltre il Papa, non c’è nessuna autorità in grado di contrastare o interloquire con i nazisti.

La principessa si precipita in Vaticano. Ricevuta da Pio XII di cui è stata allieva, lo informa di quel che sta accadendo a poca distanza da San Pietro. Immediatamente, il Pontefice mette in movimento il Segretario di Stato vaticano cardinale Maglione che convoca l’ambasciatore tedesco presso la Santa Sede Ernst von Weizsäcker.

Come riporta l’alto prelato nelle sue note, invita l’ambasciatore a «intervenire in favore di quei poveretti», lamentando che «proprio a Roma, sotto gli occhi del Padre Comune, fossero fatte soffrire tante persone unicamente perché appartenenti a una stirpe determinata». Weizsäcker accusa il colpo, ma è astuto e sposta il discorso sul futuro chiedendo quale sarebbe il comportamento della Santa Sede nel caso fossero continuati i rastrellamenti di ebrei, Maglione risponde con nettezza: «La Santa Sede non vorrebbe essere messa nella necessità di dire la sua parola di disapprovazione».

Triste anniversario. Il ruolo di Pio XII
Triste anniversario. Il ruolo di Pio XII

Weizsäcker, dopo aver elogiato la politica di “perfetto equilibrio” fra nazifascisti ed Alleati tenuta dal Vaticano, sembra consapevole della critica vaticana e dice: «Mi chiedo se, proprio ora che la barca è per giungere in porto, conviene metter tutto in pericolo. Io penso alle conseguenze, che provocherebbe un passo della Santa Sede […] Le note direttive vengono da altissimo luogo […] Vostra Eminenza mi lascia libero di non faire état di questa conversazione ufficiale?».

L’alto prelato riferisce la sua risposta: «Ho osservato che io l’avevo pregato d’intervenire facendo appello ai suoi sentimenti d’umanità. Mi rimettevo al suo giudizio di fare o non fare menzione della nostra conversazione, che era stata tanto amichevole». Nonostante l’intervento diretto degli uomini del papa i tedeschi non cambiarono la loro determinazione  criminale e non presero neppure in considerazione la richiesta del Vaticano di liberare gli ebrei battezzati.

Intanto i rastrellati sono trasferiti al Collegio militare di via della Lungara, a poche centinaia di metri dai “sacri palazzi”. Nella notte il loro numero aumenta; due donne incinte partoriscono per terra i loro bambini.

Dopo aver separato e rilasciato, secondo le leggi razziali naziste, i non ebrei e i nati da matrimoni misti dai 1.259 catturati, rimangono in mano ai tedeschi 1.024 persone. Il pomeriggio del giorno dopo, 18 ottobre, il treno dei deportati, ammassati nei carri bestiame, parte dalla Stazione Tiburtina verso Auschwitz. Appena arrivati, il 23 ottobre, dopo un lungo e straziante viaggio durante il quale due anziani morirono e un giovane riuscì a scappare, ad aspettarli c’è il famigerato dott. Mengele che li seleziona: 820 ebrei romani, quelli giudicati inabili al lavoro, compresi tutti i 208 bambini, sono subito sterminati nelle camere a gas, gli altri 201 avviati al lavoro. Ne torneranno solo 16.

Durante quei giorni tragici il Vaticano, sorpreso dagli eventi, evidenziò una sostanziale impotenza. Tutto era stato affidato all’insufficiente intervento di Maglione su Weizsäcker. Monsignor Montini il 18 ottobre mostra al papa una lettera accorata di un gruppo di ebrei sfuggiti alla cattura. Vi si chiede aiuto «per queste povere anime martoriate raccolte già in numero di parecchie centinaia nei locali dell’ex Collegio militare di Via della Lungara», Pio XII risponde «fare sapere che si fa quello che si può»21.

Le manovre di Weizsäcker.

Triste anniversario. Ghetto ebraico di Roma. Immagine d'epoca
Triste anniversario. Ghetto ebraico di Roma. Immagine d’epoca

Nelle stesse ore, l’ambasciatore tedesco, per parare e assorbire la contrarietà del Vaticano, aveva avuto l’idea di far scrivere ad Alois Hudal, austriaco e filonazista, rettore della Chiesa nazionale tedesca di Santa Maria dell’Anima a Roma, una lettera di protesta scritta sulla sua carta intestata, indirizzata al generale Rainer Stahel. La missiva era stata fatta arrivare, tramite Gerhard Gumpert segretario dell’ambasciata di Villa Wolkonsky, al ministero degli Esteri a Berlino, ma non ebbe alcun seguito.

Weizsäcker si era affrettato a confermarla a Berlino la mattina del giorno dopo per telegramma: «La curia è particolarmente colpita dal fatto che vicenda si sia svolta, per così dire, sotto le finestre del papa. La reazione potrebbe in qualche modo essere mitigata se gli ebrei potessero essere impiegati nel servizio di lavoro qui in Italia». L’ambasciatore, per convincere i suoi capi, fa balenare che “cerchie ostili” possano usare l’accaduto per guastare le relazioni con il Vaticano. Ma i nazisti non “mitigarono” un bel nulla. Carlo Pacelli di andare da Hudal a sollecitare la missiva. Il 25-26 ottobre sull’Osservatore Romano appare un articolo volto a giustificare il comportamento della Santa Sede. Linguaggio e contenuti sono del tutto astratti e criptici: «L’Augusto Pontefice […] non ha desistito un solo momento dal porre in opera tutti i mezzi in suo potere per alleviare le sofferenze che in qualunque modo sono conseguenza dell’immane conflagrazione […] non si arresta davanti ad alcun confine né di nazionalità, né di religione, né di stirpe. Questa multiforme e incessante azione di Pio XII, in questi ultimi tempi si è anche maggiormente intensificata per le aumentate sofferenze di tanti infelici. Possa tale benefica attività […] conseguire in futuro risultati anche più vasti, ed affrettare il giorno in cui sulla terra tornerà a risplendere l’iride della pace».

Alla fine l’ambasciatore teutonico poté trasmettere a Berlino, con evidente soddisfazione personale interpretando e piegando a suo vantaggio il significato delle ermetiche parole pubbliche del Vaticano: «Il Papa, anche se sotto pressione da tutte le parti, non si è lasciato persuadere a una censura dimostrativa sulla deportazione degli ebrei da Roma»; e aggiunge: «Egli, anche in questa delicata questione, ha fatto tutto quanto possibile per non creare tensioni nei rapporti con il governo tedesco e con le autorità tedesche a Roma. Poiché, apparentemente, non ci saranno qui nuove azioni tedesche in merito alla questione ebraica, si può dire che questa materia, così sgradevole per quanto riguarda i rapporti tedesco-vaticani è stata liquidata». Ma la caccia agli ebrei non cessò né quel giorno né durante i nove mesi di occupazione nazista.

Nel CLN

Triste anniversario. Il libro "Roma '43-44 L'alba della Resistenza
Triste anniversario. Il libro “Roma ’43-44 L’alba della Resistenza

Mentre la razzia degli ebrei è in corso il Cln è impegnato in una delle sue prime riunioni per discutere la posizione da prendere nei confronti del governo Badoglio. Alla fine vota un ordine del giorno che indica le condizioni politiche per la lotta di Liberazione, senza accennare al rastrellamento del Ghetto.

In quelle ore e in quei giorni i partiti antifascisti sono clandestini e impegnati a trovare una posizione unitaria sulla politica nazionale e, soprattutto, a riorganizzarsi dopo vent’anni di galera, confino e silenzio. La guerriglia partigiana in città è ancora nella fase iniziale.

La deportazione degli ebrei di Roma viene interpretata come l’ennesimo esempio della barbarie nazifascista, non se ne fa un punto politico specifico, anche perché ignari dei campi di sterminio.

2.091 furono i romani di religione ebraica rastrellati o denunciati da spie. Tra queste anche un’ebrea, Celeste Di Porto, soprannominata “Stella di piazza Giudia” e poi, per la sua opera di delazione, la “Pantera nera” del Ghetto. Il tariffario nazista per la cattura degli ebrei era preciso: 5.000 lire per un maschio adulto (circa 1.250 euro), 3.000 per una donna, 2.000 per un bambino.

Triste anniversario. Rastrellamento nel ghetto di Roma

“Roma ’43-’44. L’alba della Resistenza”

Aldo Pirone

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Aldo Pirone. Giornalista. Vive a Roma. Redattore di Malacoda


 

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Aldo Pirone. Giornalista. Vive a Roma. Redattore di Malacoda

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