No Unica ZES che esclude Lazio meridionale

Donato Galeone

ByDonato Galeone

21 Ottobre 2023
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Unica ZES Mezzogiorno e Zona Logistica Semplificata Lazio


di Donato Galeone*

Unica ZES che esclude Lazio meridionale
Unica ZES che esclude Lazio meridionale

NO UNICA ZES. Da qualche settimana riemergono argomentazioni e sollecitazioni attorno al recente “Decreto Sud” n.124 del 19 settembre 2023 che racchiude – dall’1° gennaio 2024 in “UNICA ZES” – le Zone EconomicheSpeciali -con accentramento degli interventi, negli otto territori regionali, ex Cassa del Mezzogiorno, riconfermando, ancora, la esclusione del basso Lazio, le due provincie di Frosinone-Latina e altri territori laziali.

Per non partire da molto lontano, agli inizi del 2020 e già nel 2015 – oltre otto anni fa – rilevavo che il Governo nazionale mentre annunciava il rilancio produttivo del Sud – con la “decontribuzione sugli investimenti nel Mezzogiorno” – riconfermava la “esclusione” dagli incentivi per il Sud tutta l’area del Basso Lazio, con le province di Frosinone e Latina, dalle zone meridionali della penisola e delle isole italiane.

Non venivano osservati e considerati, neppure, i dati statistici periodici SVIMEZ che rilevavano “gli stessi livelli di reddito e occupazione” tra giovani e meno giovani, congiunta alla crescente emigrazione dei residenti nelle province di Frosinone e Latina, confinanti della Regione Campania “meno sviluppata” e delle Regioni di Abruzzo e Molise riconosciute in “transizione di sviluppo”.

Sappiamo tutti che dal 6 agosto 1984 posta in liquidazione e soppressa la Cassa per il Mezzogiorno altre leggi con Agenzie e, poi, al Ministero dell’Economia e delle Finanze fu affidato il compito di coordinare e programmare l’azione dell’intervento pubblico nelle aree economiche meridionali e depresse del territorio nazionale.

Dovremmo ricordare, anche, che già in quel nuovo contesto di interventi si diffondeva nel Mezzogiorno – non escluso il basso Lazio – una strategia scarsamente produttiva e occupazionale fondata sulla “crescita locale ma con l’impiego occasionale delle risorse” e, nell’ultimo decennio del ‘900 – con la svalutazione della lira e la fine dell’intervento straordinario pubblico nel Sud – ogni minima ripresa italiana ha favorito essenzialmente il consolidato sistema industriale del Nord.

E nel terzo millennio – con l’ingresso dell’Italia nell’euro – quella “minimale ripresa si arrestava” e, dalla fine del primo decennio del duemila si continua a vivere la stessa “crisi del lavoro e della emigrazione” già riscontrata nel secondo dopoguerra, soprattutto, nel basso Lazio e Mezzogiorno.

In questa disagiata realtà socio economica territoriale – di fatto e ormai – ogni risorsa ordinaria nei Bilanci dello Stato che viene introdotta a favore del Sud “esclude il basso Lazio” e, con esso, le province di Frosinone e di Latina già area Cassa per lo Sviluppo Mezzogiorno.

Ed ecco, allora, che si imponeva con la massima urgenza – si disse – l’accelerazione di iniziative promozionali di “sviluppo e ripresa produttiva programmata” incentivata da risorse nazionali ed europee, essenzialmente, nella dimensione territoriale laziale articolata nelle aree comunali provinciali.

UNICA ZES. La proposta veniva condivisa e avviata dalla Giunta Regionale del Lazio, con motivata delibera, nell’ottobre 2018 e sollecitata, poi, dal Consiglio Regionale, con voto unanime, nel gennaio 2020 e, finalmente, l’8 febbraio del 2022 – dopo 40 mesi – nasceva la” Zona Logistica Semplificata del Lazio” per lo sviluppo del territorio.

Il “Piano di Sviluppo Strategico Lazio” parte dagli ambiti portuali di Gaeta, Fiumicino, Civitavecchia –  e segue gli stessi percorsi e procedure di riconoscimento delle ZES (Zone Economiche Speciali)  che dal 1° gennaio 2024 il Governo Meloni ne  ha deciso l’accentramento ai livelli ministeriali romani, con il “Decreto Sud” e sul quale i rappresentanti di forze politiche, di maggioranza governativa e di  opposizione fino al neo Presidente Francesco Rocca – “ignorando la delibera della Regione Lazio sulla sua Zona  Semplificata disciplinata dall’articolo 1 dei commi 61-65 della legge 205/2017” – chiedono al Ministro Fitto e alle istituzioni di Governo di annettere nella  UNICA ZES le province di Frosinone e Latina, contigue ad Abruzzo, Campania e Molise che “potrebbero essere penalizzate creando uno squilibrio nell’attrazione si investimenti produttivi non avendo gli stessi benefici fiscali e le stesse semplificazioni”.

E il neo Presidente della Giunta Regionale del Lazio, Francesco Rocca – disattento o non sufficientemente informato – avrebbe dovuto dare seguito, anche, alle più interessate sollecitazioni fatte dal Presidente Unindustria Civitavecchia, Cristiano Dionisi il 30 giugno 2023 su il “Sole 24 ore” nel merito della ZLS Lazio,  ossia la Zona Logistica Semplificata, che “dovrà essere istituita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri per sette anni rinnovabili per altrettanto tempo” sottolineando che la deliberaregionale del febbraio 2022 inviata al Governo, con l’approvazione del “Piano di Sviluppo Strategico” della ZLS,  coinvolge 29 Comuni del Lazio con le aree portuali di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta.

Ma il Governo Meloni – ad oggi – continua a non guardare neppure agli altri territori regionali, dal Centro al Nord Italia, che da mesi aspettano il riconoscimento governativo ministeriale della “Zona Logistica Semplificata del Lazio” e delle Regioni Toscana, Emilia Romagna, Lombardia, Liguria e Friuli, peraltro, come analogamente definito per le aree ZES, ripeto, sono disciplinate dall’articolo 1, commi 61-65 della legge n. 205 del 2017.  

UNICA ZES. Certo è che sono “gravi i ritardi politici e burocratici tanto quelli della Regione Lazio quanto quelli ministeriali del Governo centrale” che ad oggi finalmente – solo nell’ottobre 2022 e solo per il Veneto – è stata istituita, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, la “Zona Logistica Semplificata (ZLS Veneto)” che comprende, anche, aree disponibili in 385 ettari – dismesse o abbandonate – ma ammissibili in euro di investimenti e veri nuovi posti di lavoro.  

     UNICA ZES. Nel Lazio, ottobre 2018 febbraio 2022 e siamo a ottobre 2023 (5 anni!).

Anche il neo costituito Consorzio Unico del Lazio – sostitutivo dei cinque Consorzi delle Aree di Sviluppo Industriale Laziali del secolo scorso – definito il “più grande consorzio industriale d’Italia”  con la istituzione della ZSL regionale dovrà favorire insediamenti ad alta intensità di innovazione e ricerca per le attività imprenditoriali presenti; diffondere modelli di produzione circolare e ambientali sostenibili; divulgare interesse verso la promozione di investimenti rigenerativi nelle aree industriali dismesse, sia con il superamento delle crisi aziendali  con ristrutturazioni o riconversioni produttive oltre e connesse al settore ex FIAT e attuale STELLANTIS auto di Cassino da mirare, tutte, verso l’accrescimento delle specializzazioni territoriali delle imprese e alla formazione professionale adeguata continua partecipata dei lavoratori.

Sono questi a mio avviso, credo non solo il mio,  i punti politici e pratici veri determinati e cogenti da rimuovere e cioè, entro l’anno, che il Governo decreta la istituzione della “zona logistica semplificata portuale e interportuale regionale” tra i Comuni connessi al “Piano di Sviluppo Strategico” per una riprogrammata trasformazione locale e un recupero ambientale, urgente quanto necessario, per favorire una ripresa innovata delle tipologie  produttive territoriali/intersettoriali mediante investimenti  e nuovi lavori, inclusivi delle persone, sia partecipando nelle attività produttive e gestione d’impresa  che con modalità solidali, tra parti sociali, nelle comunità laziali.

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

Roma, 21 ottobre 2023     


Unica ZES

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