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Salario minimo per legge: Si, No, Forse?

Salario minimo ©Campagna AbitiPulitiSalario minimo ©Campagna AbitiPulitiSalario minimo ©Campagna AbitiPuliti

E’ del 1959 l’unico trattamento minimo contrattuale economico e normativo ai lavoratori


di Donato Galeone*

Salario minimo in Europa
Salario minimo in Europa

SALARIO MINIMO. Scrivevo nel maggio 2019, su questo giornale,  che CGIL,CISL,UIL avevano richiamato e ribadito a Matera – (città e luoghi da me conosciuti per avere guidato la CISL provinciale negli anni dal 1958 al 1967) –  quando e come  il Sindacato – unito –  ha dato il suo specifico “contributo alla cultura italiana del lavoro nella cultura europeacostruendo con le rappresentanze sociali intermedie dei lavoratori e dei datori di lavoro  una “equa misura minima dei trattamenti economici salariali” da sostenere con legge, connessa alle norme contrattuali – sottoscritte e rinnovate negli anni – dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dalle associazioni dei datori di lavoro, più rappresentative, a livello nazionale e territoriale.

Tradotto in cifre è riconosciuto che  CGIL, CISL, UIL – ad oggi – con le  azioni di milioni di lavoratori hanno coperto mediante la “contrattazione collettiva oltre il 90 per cento del lavoro italiano” e quel 10%   è  coperto da lavoro nero, caporalato e dal cosiddetto dumping contrattuale,  non sempre controllato dagli organi di vigilanza dello Stato:  sono quei “lavori e lavoretti” cercati per sopravvivere, tanto nelle ridotte ore giornaliere anche a diretta chiamata, quanto nella “sottoccupazione definita flessibile” ma  più che precaria, sottopagata e svolta nella scarsa o nessuna sicurezza sul lavoro.

Così come è da rilevare il “mancato rispetto alle date di scadenza” – tutto italiano – dei rinnovi   della contrattazione collettiva che al 1° settembre 2023, nel settore privato escluso agricoltura e settore domestico, raggiunge il 57% pari a circa 7,5 milioni di persone che “lavorano a contratto scaduto” su un totale di circa 14 milioni di lavoratori dipendenti che, in questi anni ultimi  – più di altri o alla pari – continuano a cumulare una  “pesante riduzione del potere di acquisto” gravato dalla inflazione.

Il lavoro povero e “salario minimo”

Si…..un “lavoro è reso povero” tanto nella sua misura oraria e di tempo che dai ritardati rinnovi contrattuali che tendono verso retribuzioni basse e potere di acquisto ridotto, mentre da un triennio circa si pensa e si propone anche a livello parlamentare italiano un “salario minimo” già applicato in 22 Paesi Ue su 27 e per 30 su 38 Paesi Ocse, considerando che in quei Paesi la contrattazione nazionale del lavoro copre meno dell’80% del lavoro dipendente: in Italia la contrattazione con contratti firmati dalla CGIL, CISL, UIL è pari al 92% e il 3 % sono contratti sottoscritti da sindacati minori.

Salario minimo, le differenze in UE
Salario minimo, le differenze in UE

Si…..constata, ripeto, che nel nostro Paese sono molte le attività produttive e settori dai “salari  bassi” partendo dal Terziario e Servizi con il 96% dei “contratti da anni scaduti” al settore Alimentaristi con il 37% :  mediamente, siamo al 57% – vale a dire – oltre la metà del lavoro subordinato italiano deve fronteggiare il crescente costo della vita con lo stessa misura di reddito da lavoro dipendente.

Ecco, allora, la esigenza di una “politica dei redditi” – partendo dai salari reali – detassando parte degli aumenti salariali, condividendo sia l’accelerazione delle contrattazioni ad ogni livello che introducendo un “equo salario minimo legale”  riconoscendo che una consistente quantità di lavoratori possa essere coperto da una legge nazionale capace di  definire  un “livello retributivo minimale” bloccando e rendendo nulli,  sanzionandoli, tutti  quei rapporti e contratti di lavoro caporaleschi o pirateschi tanto profittevoli quanto disumanizzanti che colpiscono sia la dignità del lavoro che la persona.  

Un “salario dignitoso” e “salario minimo”

Necessario, quindi, un “salario dignitoso” già previsto dalla nostra Costituzione e definito o da definire mediante contratti collettivi di lavoro rinnovati e rinnovabili a scadenza pattuita – sottoscritti da rappresentanze maggiormente rappresentative del mondo del lavoro – di “misura non minima” ma definita e determinata mediante la contrattazione collettiva vigente e articolata per settori produttivi di beni e servizi. 

Salario minimo da conquistare
Salario minimo da conquistare

Per definire, quantificando, la “misura salariale” al di sotto della quale risulterebbe illegale, penso, che dovrebbe prevalere un orientamento ragionevole, certo, meno veloce ma oggettivamente più rappresentativo del lavoro italiano che – si continua a evidenziare – è coperto per oltre il 90°% dalla contrattazione collettiva nazionale, peraltro, decentrata in parte, attorno al 30%, ai livelli aziendali e territoriali. 

Sappiamo che la Direttiva Europea 2022/2041 del 19 ottobre 2022 relativa ai salari minimi adeguati nell’Unione Europea “non obbliga a introdurre un salario minimo e non impone un livello, ma si concentra sulla governance del salario minimo, in particolare per rafforzare il coinvolgimento delle parti sociali, sul monitoraggio e raccolta dati e sulla applicazione dei minimi salariali” (la voce.info del 15.12.2022)

Mi permetto rilevare che sulla questione salariale minimale il dibattito politico appare più nominalistico e a volte strumentale – pur essendo interessante nel merito – che un reale confronto, necessario e spesso non sufficiente, sul “salario minimo costituzionale, legale o contrattuale.

E il dibattito è ripreso – in questi ultimi mesi e giorni – nelle sedi legislative e istituzionali sia leggendo il documento del CNEL sul “salario minimo e povero” che ha rianimato anche dichiarazioni contrastanti del Governo e sia per il rinvio parlamentare del discutere la proposta di legge relativa al “salario minimo di 9 euro lorde per ora” presentata da più forze partitiche di opposizione politica al Governo Meloni.

Tale proposta, sappiamo, è sostenuta – integrata e articolata – dalla non più unitaria scelta sindacale politica autonoma (dalla CGIL in primis) fatta dalle confederazioni sindacali dei lavoratori CGIL,CISL,UIL e osservata, anche, delle associazioni dei datori di lavoro, sottoscrittori dei tanti se non i tutti i contratti di lavoro nazionali di categoria e settori produttivi da oltre 60 anni  (dal dopo 1959  ultimo ed unico riconoscimento erga omnes contrattuale lavoro in attuazione della legge 14 luglio 1959 n. 741 per garantire i minimi di trattamento economico e normativo ai lavoratori).

Io penso – non credo di essere unico a pensarlo – che ribadendo il diritto costituzionale (articolo 36) della persona che lavora e al corrispettivo “salario minimo legale” – nella misura egualitaria ed equa già riconosciuta alla generalità dei lavoratori italiani – debba essere riconosciuto e se non corrisposto – previo controllo – sanzionato dallo Stato.

Ritengo utile quanto ragionevole, quindi, di procedere in sede dibattimentale Parlamentare e da subito riprendere al Ministero del Lavoro una “mappatura ricognitiva della vigente contrattazione collettiva”  prodotta in sintesi tra parti sociali – sindacati dei circa 11 milioni di lavoratori più che rappresentativi nella CGIL,CISL,UIL  e le associazioni delle migliaia di datori di lavori qualificati –  già sottoscrittori  dei contratti  intercategoriali  rinnovati attorno e oltre il 50% a fine settembre 2023  – per ricostruire, mediamente e convenzionalmente, la “misura di un salario orario complessivo lordo” da adeguare, volta a volta, alla misura dei rinnovi  contrattuali per il lavoro italiano nella dimensione europea.

Salario minimo in UE
Salario minimo in UE

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

Roma, 31 ottobre 2023

SALARIO MINIMO


Salario minimo proposte

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