Guerra ’43, “Partigiani a Ceccano“, 3° Parte

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Tratta dal libro “ Il dolore della memoria/ Ciociaria 1943-1944” scritto da

Lucia Fabi  e Angelino Loffredi

Guerra '43. Giovani partigiani
Guerra ’43. Giovani partigiani

GUERRA ’43. Dal primo di novembre 1943 nelle territorio di Ceccano a contrastare i tedeschi rimane solo il gruppo capeggiato da Romolo Battista.

Padre Gioacchino Passionista nelle sue memorie ha riportato che i partigiani rimasti a Ceccano, il pomeriggio di domenica 20 novembre, compiono un atto incredibile e sostanzialmente autolesionista. In perlustrazione nelle contrade Maiura e Cardegna incontrano due soldati tedeschi e fra questi un maresciallo. Li disarmano, li privano degli stivali e li inviano a piedi nudi presso il comando di appartenenza dislocato in località le Cocce, nella proprietà Mastrogiacomo. Ma commettono anche una bravata (1).  scrivendo un biglietto firmato “Fra Diavolo” in cui sfidano i tedeschi a battersi presso la Badia.

Nei giorni precedenti i partigiani avevano raggiunto un accordo con padre Germano, guardiano del convento dei Padri Passionisti, il quale convinto da una certa passione patriottica, si era reso disponibile a suonare da otto a dodici rintocchi di campane in caso di arrivo delle truppe tedesche (2). E quando un reparto di tedeschi arriverà per risolvere militarmente e definitivamente la questione aperta, i rintocchi di padre Germano serviranno a permettere la rapida fuga dei patrioti.

Precedentemente lo stesso reparto di 200 soldati aveva fatto un’incursione all’interno del convento dei Padri Passionisti perché, convinti dell’attendibilità del biglietto, erano sicuri di trovarvi i partigiani. L’irruzione germanica si svolge con una eccezionale meticolosità: vengono sfondate contemporaneamente prima tutte le porte di accesso e poi rovistate con molta durezza le celle.

I soldati tedeschi, solo dopo tre ore di infruttuose ricerche, avvalendosi di colpi di mitra e di pistola sparati per intimidire i religiosi, decidono di allontanarsi. Prima però sottraggono al convento materiale vario e trascinano come ostaggi alcuni giovani ospiti del convento trovati nascosti nel granaio “Li avevano scambiati per partigiani travestiti, come per tale avevano preso e catturato il fratello ortolano- Fratello Antonino. che accudiva ai lavori dell’orto. Ci volle del bello e del buono a farli rilasciare” (3).

Il giorno dopo infatti, per interposizione di padre Lorenzo Volante, vennero rilasciati anche i tre giovani presi come ostaggi. L’incursione tedesca nel convento  permette ai partigiani di dileguarsi su per i monti Lepini, oltrepassando la gola della Palombara eludendo cosi la spedizione tedesca che per sette giorni li cercherà sul Siserno  .

Il rastrellamento viene portato avanti con violenza. Vengono, infatti, perquisite tutte le capanne circostanti ed alcune di queste vengono bruciate.

Con la fuga di tutti i partigiani la prima e immediata ritorsione dei tedeschi è quella di provare a prendere come ostaggio la moglie di Romolo Battista, Domenica Liburdi. Attraverso un delatore ceccanese individuano l’abitazione dove vive, nelle vicinanze della Badia, entrano in casa, ma Domenica riesce a scappare da una finestra e, dopo molte peripezie nascosta dentro il carro funebre di Filippo Sodani arriverà alla stazione ferroviaria di Frosinone per raggiungere Roma (4).

Le azioni dei partigiani ceccanesi, per quanto limitate dal punto di vista strategico militare, costituiscono una spina nel fianco tedesco, un fastidio diventato preoccupante e al limite di ogni sopportazione.

Alla reazione tedesca nella contrada Badia e nel territorio circostante, il già ridotto gruppo si sfalda ancora di più: per giorni i patrioti vagheranno sui Lepini e successivamente perderanno ogni collegamento.

Qualcuno farà il pecoraio, qualche altro dopo un po’ di tempo si ricongiungerà con i propri familiari sfollati. Battista con altri partigiani invece troverà rifugio nel gruppo partigiano di Carpineto e con questo s’impegnerà.

  1. Padre Gioacchino Passionista,”Badia nella tormenta”, p.71, Ceccano 1948
  2. Mario Piroli, Testimonianza, aprile 1976.
  3. Gioacchino Passionista,”Badia nella tormenta”, p.71, Ceccano 1948
  4. Domenica Liburdi, Testimonianza Febbraio 2015

Guerra ’43, “Partigiani a Ceccano“, 3° Parte


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