fbpx

Biden. Quale sarà il giudizio degli storici?

Stefano Rizzo

ByStefano Rizzo

11 Novembre 2023
Scatti in viaggio per il mondoScatti in viaggio per il mondoScatti in viaggio per il mondo

di Stefano Rizzo

Biden. Gaza ©Agi
Biden. Gaza ©Agi

BIDEN. I due dilemmi dell’amletico Biden. Non è il giovane principe di un piccolo Stato. È l’anziano presidente di un grande e potente Paese. Ma, al pari del principe di Danimarca, è afflitto da molti dubbi. E da una preoccupazione: quale sarà su di lui il giudizio degli storici.

La sua presidenza sarà ricordata per avere permesso il verificarsi di due catastrofi mondiali quali la distruzione di Israele e la sottomissione dell’Ucraina o, invece, per avere difeso la democrazia e la libertà di due piccoli Stati aggrediti l’uno dal terrorismo jihadista e l’altro dall’imperialismo russo?

Nella guerra di Ucraina Biden aveva trovato, o creduto di trovare, la perfetta occasione per consegnare la sua presidenza al giudizio positivo della storia: una potenza revanscista, una dittatura piena di risentimenti, aveva aggredito un suo piccolo vicino, un Paese di giovane (e “vibrante”, come si suol dire) democrazia, e il grande fratello d’oltre oceano, la grande democrazia tutrice dell’ordine mondiale, era intervenuta per difendere la libertà, il diritto, la sovranità contro l’oppressione.

Niente di più chiaro e di più limpido.

La limpidezza della questione, tuttavia, era offuscata dal fatto che l’aggressore era dotato di armi nucleari e quindi un intervento diretto contro di lui era impensabile. E allora la scelta si è dovuta necessariamente limitare a sostenere l’aggredito con le armi, con gli aiuti economici, spingendo e incoraggiando gli alleati europei a fare altrettanto (nei loro più modesti limiti). Passo dopo passo, con armamenti sempre più complessi e letali, con sanzioni economiche sempre più “punitive” contro l’aggressore.

Eccetto che… non ha funzionato, almeno non ancora. Dopo quasi due anni di guerra siamo alle posizioni di partenza; o meglio no, perché l’aggressore ha rinunciato al folle progetto di conquistare tutta l’Ucraina, ma non ha rinunciato a tenere per sé il maltolto, e così da una parte e dall’altra gli eserciti sono fermi in un continuo stillicidio di missili, cannonate, avanzate e ritirate, senza che se ne veda la fine.

Biden. Guerra russia ucraina 390 min
Biden. Guerra russia ucraina

Intanto l’amletico Biden non sa cosa fare. I suoi generali gli dicono che continuando così la guerra non sarà mai vinta. I suoi consiglieri gli raccomandano di mandare sempre più armamenti e sempre più sofisticati. Lui non vorrebbe. All’inizio voleva mandare solo armi difensive; poi, dopo lunghe esitazioni, anche missili a breve gittata e sistemi antimissile; poi, dopo altre esitazioni, carri armati, mezzi di trasporto corazzati e missili a lunga gittata. Adesso si parla di aerei da combattimento.

Ma agli ucraini non basta, vorrebbero “un salto tecnologico”, che può voler dire una sola cosa: i famosi cacciabombardieri F-35 stealth, che non possono essere intercettati dalla contraerea russa.

Buttare anche quelli, che costano una fortuna, nella fornace della guerra? Mah! E poi chi li saprebbe pilotare? E il Congresso, che già tira la cinghia, lo approverebbe? Essere o non essere? Vincere o trattare? Biden non sa decidersi e aspetta un qualche colpo di fortuna che risolva il problema: l’improvviso crollo dell’esercito russo, una fulminante vittoria ucraina, forse anche una “pallottola d’argento” che liberi il mondo da Putin.

Ma poi è successo quello che nessuno nel mondo disattento e neppure in Israele si aspettava: il micidiale feroce attacco di Hamas, le 1400 vittime israeliane, per lo più civili, la presa di centinaia di ostaggi; e subito dopo lo scatenarsi della vendetta di Israele che ha già provocato, a quanto sembra, almeno 10.000 morti, anche loro quasi tutti civili e obliterato interi quartieri di Gaza.

Biden ha reagito con baldanza giovanile (forse gli pesa che il 70% degli americani pensino che sia troppo vecchio per governare): ha inviato un’intera flotta sulle coste della Palestina per dissuadere eventuali malintenzionati, ha spedito ad Israele miliardi di dollari in bombe ad altissimo potenziale, missili antimissile, obici e anche armi leggere, in aggiunta a tutte le altre “normali” forniture di armamenti, per aiutarlo a difendersi contro un nemico stimato in qualche decina di migliaia di miliziani, peraltro chiuso in un campo di concentramento a cielo aperto; un nemico che il 7 ottobre ha dato prova della sua ferocia uccidendo donne, vecchi e bambini inermi, ma che con i suoi rudimentali missili (peraltro quasi tutti intercettati), i suoi deltaplani e motociclette non può in alcun modo costituire una minaccia per il più potente esercito del Medio Oriente.

Biden. Una mamma a Gaza
Biden. Una mamma a Gaza

Di fronte al crescere del numero dei morti e delle distruzioni a Gaza, ma anche delle sporadiche uccisioni di palestinesi da parte dei “coloni” nei territori occupati, gli Stati Uniti hanno invitato Israele alla “moderazione”, come se una bomba da mille libbre su un quartiere residenziale potesse essere moderata negli effetti! Biden ha prima inviato il suo segretario di Stato e poi, dopo qualche giorno, si è recato lui stesso in Israele per convincere lo Stato ebraico a trattare almeno una pausa per consentire alla popolazione civile di mettersi in salvo (sì, ma poi dove in quella striscia di terra di appena 360 chilometri quadrati da un mese martellata con decine di migliaia di bombe?).

Risultato di tutta questa complessa diplomazia e dell’andirivieni tra capitali arabe, Israele, Autorità Nazionale Palestinese? Nessuno, salvo la promessa mediata dal Qatar di liberare gli ostaggi con passaporto americano e di lasciare uscire da Gaza i cittadini americani e di altri Paesi europei.

Un risultato non trascurabile perché consentirebbe ad Israele di continuare a bombardare la Striscia e uccidere i suoi abitanti senza troppe proteste da parte delle cancellerie occidentali. Un cessate il fuoco per incominciare a discutere su cosa fare dopo? Neppure a parlarne. Israele è disposto ad accettare solo qualche breve pausa “umanitaria” per evacuare i feriti. Uno scambio tra gli ostaggi e le migliaia di prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane? Escluso. Israele intende distruggere Hamas anche a costo di uccidere gli ostaggi (e molti altri).

Insomma, per il presidente americano un fallimento completo. L’anno scorso era stato preso a schiaffi (metaforicamente) dal principe saudita Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd che era andato ad implorare perché aumentasse la produzione del greggio. Adesso viene preso a schiaffi (sempre metaforicamente) da Benjamin Netanyahu, che alla richiesta americana di cercare (solo cercare) di risparmiare vittime civili ha risposto che in guerra si fa quello che si deve fare per vincere, che gli americani hanno gettato due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, e più di recente hanno sterminato la popolazione di Mosul per uccidere qualche migliaio di terroristi dell’Isis.

Insomma, un “lasciaci lavorare ragazzo e non intrometterti negli affari dei grandi” detto allo Stato più potente del mondo da parte di un Paese che gli deve la propria sicurezza e il sostegno nelle sedi internazionali.

Oggettivamente, anche per una personalità meno amletica di Biden, la scelta tra la solidarietà senza se e senza ma verso Israele e la difesa dei più elementari principi umanitari sarebbe stata difficile. Da una parte un alleato storico, baluardo degli interessi americani (ed europei) in Medio Oriente; dall’altra la vita di migliaia di innocenti.

Biden. La guerra nella testa da ilmanifesto.it
Biden. La guerra nella testa da ilmanifesto.it

Sopra a tutto la mai risolta questione israelo-palestinese: la cessazione dell’occupazione, il diritto di un popolo, quello palestinese, a vivere libero dall’oppressione, il diritto di un altro popolo, quello ebreo, a vivere in sicurezza entro i propri confini.

È questa irrisolta questione (irrisolta da quasi ottanta anni!) che provoca periodiche esplosioni di violenza, feroci atti di terrorismo e altrettanto feroci rappresaglie contro i colpevoli e contro gli innocenti.

Tutto questo Biden lo sa, come lo sa qualunque leader politico di qualunque parte del mondo, e tuttavia non sa ‒ o non può ‒ decidersi. Perché è attanagliato da un dubbio tutt’altro che amletico: l’anno prossimo ci sono le elezioni e se aumento la pressione nei confronti di Israele rischio di perdere il voto degli ebrei americani, e se non faccio abbastanza per proteggere i civili palestinesi rischio di perdere il voto dei progressisti democratici.

E così, non sapendo quale corno scegliere del dilemma, si limita a parlare, ad esortare, a compiangere le vittime, e a sperare che anche questo problema si risolva da sé.

Joe Biden parla durante il dibattito della 78a sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite presso la sede di New York (19 settembre 2023)
Joe Biden parla durante il dibattito della 78a sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite presso la sede di New York (19 settembre 2023)

fonte: treccani.it

Dal mondo su UNOeTRE.it

Stefano Rizzo

Stefano Rizzo. Giornalista, romanziere e saggista specializzato in politica e istituzioni degli Stati Uniti. Già Sovrintendente dell’Archivio storico della Camera dei deputati, ha insegnato per diversi anni Relazioni internazionali all’Università di Roma “La Sapienza”. E’ autore di svariati volumi di politica internazionale: Ascesa e caduta del bushismo (Ediesse, 2006), La svolta americana (Ediesse, 2008), Teorie e pratiche delle relazioni internazionali (Nuova Cultura,2009), Le rivoluzioni della dignità (Ediesse, 2012), The Changing Faces of Populism (Feps, 2013). Ha pubblicato quattro volumi di narrativa; l’ultimo è Melencolia (Mincione, 2017) Stefano Rizzo su UNOeTRE.it


 

Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all’aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it – Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

Sostieni UNOeTRE.it

 

Pagare con una carta

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s’impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest’articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore. E’ vietato il “copia e incolla” del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l’articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l’insieme della pubblicazione. L’utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Privacy Policy Cookie Policy

Grazie per aver letto questo post, se ti fa piacere iscriviti alla newsletter di UNOeTRE.it!

Stefano Rizzo

ByStefano Rizzo

Stefano Rizzo. Giornalista, romanziere e saggista specializzato in politica e istituzioni degli Stati Uniti. Già Sovrintendente dell'Archivio storico della Camera dei deputati, ha insegnato per diversi anni Relazioni internazionali all'Università di Roma "La Sapienza". E’ autore di svariati volumi di politica internazionale: Ascesa e caduta del bushismo (Ediesse, 2006), La svolta americana (Ediesse, 2008), Teorie e pratiche delle relazioni internazionali (Nuova Cultura,2009), Le rivoluzioni della dignità (Ediesse, 2012), The Changing Faces of Populism (Feps, 2013). Ha pubblicato quattro volumi di narrativa; l’ultimo è Melencolia (Mincione, 2017)

Privacy Policy Cookie Policy