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Guerra ’43 a Villa, Giuliano ed Amaseno


di Lucia Fabi e Angelino Loffredi

Guerra '43 Seconda guerra mondiale 350 260 min
Guerra ’43 Seconda guerra mondiale

GUERRA ’43. Ad ottanta anni dall’occupazione delle forze tedesche dei comuni di Villa Santo Stefano, Giuliano di Roma ed Amaseno si riportano alcuni brani tratti dal libro “Il dolore della memoria/ Ciociaria 1943-1944”   https://loffredi.it/il-dolore-della-memoria.html  scritto da Lucia Fabi e Angelino Loffredi.

Il 25 ottobre a Villa Santo Stefano si insedia la 12a batteria di montagna del 3° battaglione di artiglieria della Divisione Goering. Il comandante del presidio è il tenente Weis. Gli ufficiali alloggiano alla Casina, il comando al primo piano della casa Palombo. Vengono inoltre occupati i seguenti edifici: Scuola elementare di via Roma; asilo in piazza Umberto 1°; farmacia della dottoressa Bolognini; casa Biasini in via S. Antonio, chiesa di S. Sebastiano trasformata in teatro, Case Nuove e la casa di Primo Toppetta.

Le truppe di occupazione tedesche danno immediatamente disposizioni riguardanti: obbligo di denunciare i prigionieri angloamericani; divieto a trattenere materiale militare, carburante o radio riceventi e trasmittenti; divieto a manomettere o danneggiare linee telefoniche e l’immediata consegna di cavalli, muli e automezzi: questa ultima disposizione verrà disattesa da Cesare Palombo che nasconderà in campagna la sua autocorriera (1)

Il 6 novembre, 200 militari tedeschi occupano in Giuliano di Roma le due aule dell’asilo, il municipio, la caserma dei carabinieri e varie abitazioni private, fra cui quelle di Enofilo Mancini, Pietro Felici, di Gustavo Fabi all’ingresso del paese, di Sperduti e Guglielmi in contrada Santa Lucia.

Presso il palazzo Mancini, sulla panoramica terrazza esisteva una postazione antiaerea alla quale era addetto un certo Gustav che, saggiamente, non utilizzò mai la mitragliatrice in direzione degli aerei che sorvolavano il paese per evitare la reazione alleata.

Altri soldati arrivano nella nottata dell’11 e senza riguardi occupano il Santuario della Madonna della Speranza dopo aver abbattuto la portineria. Gli stessi utilizzano i sotterranei per ricoverare le bestie e il primo piano per alloggiamento truppa. Sotto il porticato, infine, parcheggiano due o tre camion.

Il rettore Titi temendo il peggio, trasporta il SS. Sacramento nella Cappella delle Suore, nel centro del paese. Qualche giorno dopo, il 19 novembre, i tedeschi chiedono ed occupano la camera del Laboratorio  femminile, presso le Suore. Il giorno 21 occupano l’oratorio dell’Annunziata ( 2)

Il comando tedesco si insedia ad Amaseno nella casa di Alessandro Ruggeri e per l’ospedale militare (chiamato Lazzaretto) occupa l’edificio delle scuole elementari, in via Madonna delle Grazie.

Sul tetto dell’edificio viene esteso un lenzuolo con il simbolo della Croce Rossa che preserva il paese, nei mesi futuri, da bombardamenti. Inoltre nei locali della famiglia di Giuseppe Lauretti viene istallato un mattatoio; al Montano del Principe Colonna, oggi abitazione di Domenico Bragaloni, è in attività un salumificio; in quella della famiglia Papi, un’officina meccanica; ai Porcini nell’abitazione degli eredi di Giuseppe De Carolis e al Ponte di Vito, nella residenza di campagna dei De Luca, oggi di proprietà Mario Sperduti, viene istallata una tipografia per la stampa di un giornale per i soldati che operano sul fronte di Cassino. In questi locali viene stampata anche carta moneta di occupazione.

Per la cura delle anime, i militari tedeschi hanno a disposizione due cappellani militari: uno di religione protestante e un altro di religione cattolica (3) .

  1. Marco Felici, “Quando passò la battaglia”, pp. 25-30, Priverno 2009.
  2. Don Giuseppe Sperduti, ( manoscritto )Diario Parrocchiale, p.1.
  3.  Alberico Magni, “Amaseno e la guerra” , pp. 177- 182, Amaseno 2009.

Loffredi e Dintorni

Angelino Loffredi

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