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Lavoratori. Novembre caldissimo

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di Donato Galeone*

Lavoratori, Novembre caldissimo
Lavoratori, Novembre caldissimo

Un novembre “politico e sindacale caldissimo” tra il PD – Partito Democratico – con la manifestazione nazionale il pomeriggio dell’11 in Piazza del Popolo a Roma e CGIL-UIL con inizio scioperi generali regionali   dal 17 novembre/ 1° dicembre e la CISL il 25 novembre con manifestazione nazionale in Piazza Santi Apostoli in Roma.

Il PD con lo slogan “Per un futuro più giusto. L’alternativa c’è al centro destra” ha riconfermato ai circa 50 mila partecipanti e agli italiani che vogliamo insieme “condividere una visione futura di cambiamento nella ricostruzione di un campo progressista del nostro Paese, con una visione di solidarietà e di pace”.

Lavoratori, Novembre caldissimo
Lavoratori, Novembre caldissimo

La CGIL e la UIL confermano che gli “scioperi regionali” dichiarati e le manifestazioni programmate dal 17, 20, 24, 27 novembre e 1° dicembre (Regioni Centro, Sicilia, Regioni Nord, Sardegna e Regioni Sud) sono “contro la manovra del Governo e per contrastare la legge di Bilancio che non ferma il drammatico impoverimento di lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati e non offre futuro ai giovani”.

La CISL – sabato 25 novembre –   con la “manifestazione nazionale” a Roma in Piazza Santi Apostoli –   ritiene che “oggi gli interlocutori sono Governo e Parlamento: a loro intendiamo rivolgerci” e rilancia la proposta di un “moderno patto sociale” che dia risposte condivise alla politica di “sviluppo sostenibile partendo dal sostegno ai salari e pensioni, da una nuova politica dei redditi, da investimenti e riforme che elevino qualità e quantità del lavoro, contrattato e partecipato, nelle relazioni industriali e nelle attività produttive”.

Lavoratori, Novembre caldissimo
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Da ricordare che già dall’ottobre 2022 l’associazione Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile segnalava una forte frenata al miglioramento complessivo dovuta alla pandemia e con l’Italia sotto le medie europee.

Certamente la guerra in Ucraina e la crisi energetica indotta non hanno favorito crescita economica, lavoro e sviluppo, sia per gli effetti diretti sulle persone (morti per Covid e guerre) ma anche – è stato rilevato – per ladisattenzione della politica e dei loro decisori istituzionali verso questioni urgenti che si tendono a rinviare, spesso volutamente ritardare, tanto quelle presenti (lavoro e salario) quanto quelle future (trattamenti pensionistici e crescenti povertà).

Anche circa dieci anni fa – 27 dicembre 2013 – su questo giornale scrivevo che la crisi dal 2005 aveva colpito e faceva vivere nelle incertezze lavoratori e ceti medi, con l’aumento degli indigenti, che negli ultimi sette anni la “povertà assoluta” veniva raddoppiata: da 4,1 a 8,0% della popolazione italiana, mentre l’Istat misurava la povertà assoluta nella capacità o meno di accedere ai beni ritenuti necessari e primari per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile di sopravvivenza e la condizione di “povertà relativa”  –  misurata nella spesa media mensile per due persone – non doveva superare 990,88 euro.

In questo novembre caldissimo, politico e sindacale, dovremmo fare mente locale e ricordare tanto con me che con tutti i rappresentanti di parti sociali – responsabilmente e congiuntamente – ai decisori politici nel Governo e delle aule parlamentari romane – che le “manifestazioni  di migliaia di persone” tanto  nella primavera del maggio scorso quanto e in questi giorni di autunno dicono e ripetono – nel pluralismo sindacale democratico – di voler dare essenzialmente “un contributo determinato alla politica economica e alla vita sociale e culturale del nostro Paese” considerando che la misura delle “disuguaglianzesono aumentate bruscamente e simultaneamente per la prima volta in 25 anni” ( dalla lettera di oltre 200 economisti inviata luglio scorso  alle Nazioni Unite e alla Banca Mondiale).

Viene, infatti, osservato e sottolineato in quella stessa lettera la simultaneità di “misura della povertà estrema e della ricchezza estrema” e, cioè, che il 10% più ricco della popolazione mondiale detiene attualmente il 52% del reddito globale mentre l’altra metà, la più povera, deve accontentarsi dell’8,5%.

E gli ultimi dati ISTAT della prima settimana di novembre confermano che nel nostro Paese sono in condizione di “povertà assoluta” poco più di 2,18 milioni di famiglie pari a oltre 5,6 milioni di persone (dal 9,1% in crescita al 9,7% nel 2022) mentre l’incidenza della “povertà relativa” si attesta al 10,9% – quasi stabile – rispetto all’11,0 % del 2022 e le famiglie sotto quella soglia sono 2,8 milioni.

Queste riflessioni e la conoscenza di questi dati, umanamente e politicamente sconvolgenti non possono non avere – anzi – “devono avere un graduale superamento” non solo nell’immediato sostegno economico con il “dare prima a chi sta peggio” – scrivevo 10 anni fa – ma, innanzitutto ed essenzialmente, con la collocazione a “un lavoro elevato a dignità della persona” tanto nelle professionalità riconosciute ed “equamente compensate” per il fabbisogno personale e familiare quanto nella “partecipazione ai risultati gestionali delle attività produttive” nell’esercizio effettivo dei diritti costituzionali vigenti nel nostro Paese dal primo gennaio 1948 ( articoli 36 e 46 della Costituzione).

Le manifestazioni annunciate, quindi, con un “novembre sindacale e politico caldissimo”  con le azioni sindacali dei lavoratori anche se disgiunte – preferibilmente congiunti e uniti nei contenuti che si propongono – sono espressioni di alte  volontà politiche autonome per raggiungere e alimentare confronti, tanto nelle attività produttive, definendo condizioni dignitose di lavoro, quanto istituzionali verso Governo, Parlamento e rappresentanze politiche  sulle riforme sociali attive e pensionistiche a sostegno e tutela della persona, dalla nascita con gli asilo nido, con la scuola fino alle università quale diritto allo studio, alla salvaguardia e sicurezza della salute in ogni luogo, nel favorire l’accesso o possesso di  una casa personale e famigliare, con l’augurio di viverla, fino alla terza o quarta età.    

(*) ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale della CISL Lazio
Roma, 15 novembre 2023

Cisl

Cgil

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già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale della CISL Lazio

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