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Alleanze. Per un’Italia più unita e forte

Ermisio Mazzocchi

ByErmisio Mazzocchi

17 Novembre 2023
Bandiere del PDBandiere del PD

di Ermisio Mazzocchi

Alleanze. Coesione nazionale per un'Italia più unita e più forte
Alleanze. Coesione nazionale per un’Italia più unita e più forte

ALLEANZE. Roberto Morassut, parlamentare e membro della Direzione nazionale del PD, Vice presidente della Fondazione Giacomo Matteotti, in una recente intervista, rilasciata al giornale “Domani”, offre, oltre a valutazioni sulla situazione del Paese, un’analisi politica interessante che invita a una riflessione e ad alcune considerazioni sul futuro del PD.

Morassut sostiene che sia necessario una “Convenzione nazionale di programma” di forze di opposizione, che vogliono ritrovarsi nell’idea di uno schieramento di “Coesione nazionale” e aggiunge che per battere questo governo “la coesione nazionale, la prospettiva di un’Italia più unita e più forte contro il rischio di un’Italia spaccata, lacerata, ingiusta e debole” sia la condizione per costruire un’alternativa.

Una proposta condivisibile che merita considerazione e un approfondimento rivolto a ricercare le ragioni della sua validità e le modalità della sua realizzazione.

ALLEANZE

La prima questione che si pone è il problema delle alleanze.
Esse riguardano i rapporti tra i partiti della sinistra, tra le forze democratiche e progressiste, nonché tra i settori rappresentativi della società.
In questo caso dobbiamo essere molto realistici.

Nel loro insieme in Italia le forze della sinistra, se si esclude il PD, che raggiunge il 20/21 per cento, e quelle progressiste si attestano su una percentuale del 3/4 per cento.
Appare evidente che lo schieramento di partiti e di forze democratiche potrà arrivare tutt’al più al 30% dei consensi elettorali. Nelle ultime elezioni non si è avuto neppure questo risultato. L’alleanza PD, Verdi, +Europa, Impegno civico ha ottenuto il 26%, mentre la coalizione dei partiti di centrodestra ha raggiunto il 43%. Una valutazione che apre il problema del rapporto con il M5S, ancora incerto e saltuario.

E’ logico, tuttavia, ritenere che con queste percentuali, anche se la Schlein ha impresso una svolta politica che potrebbe dare nuovo vigore al partito, non si potrà avere una maggioranza parlamentare. Ne consegue che il problema può essere risolto se si definisce una politica capace di recuperare una parte di quel 40% di astensioni e allo stesso tempo di creare alleanze che vanno ricercate anche nel ceto impiegatizio, professionale e imprenditoriale.

Se si vogliono perseguire tali fini è fondamentale presentare proposte rivolte a ottenere il consenso da parte dei diversi ceti medi in modo da garantire i loro interessi e migliorare la qualità della vita.

Il PD, come sollecita Morassut, deve progettare una nuova strategia delle alleanze sociali, le quali sono indispensabili per portare a compimento quelle riforme rivolte ad abbattere le disuguaglianze, difendere e valorizzare i diritti e salvaguardare la democrazia.

Appare evidente che è necessario fare convergere su un programma di coesione tutte le forze che vogliono porsi sul fronte dell’alternativa alla Destra.
Condizione indispensabile per affrontare una competizione che di giorno in giorno diventa sempre più aspra in previsione delle elezioni europee in particolare per i tentativi da parte della Destra di scardinare i valori fondanti della Costituzione repubblicana.

Una situazione che deve indurre il PD a saper leggere le mutazioni socio – economiche e a riqualificare i contenuti della sua cultura proiettandola in uno spazio di giustizia, di democrazia, di diritti.

Tutto ciò implica che il PD debba sviluppare una politica di larghe alleanze sociali accompagnata da una collaborazione tra tutte le forze democratiche e progressiste e dal coinvolgimento delle diverse e articolate espressioni della società e il cui fine deve essere la condivisione di un progetto comune, che conduca a quello che Morassut chiama “coesione nazionale”.

Questa è la sostanza delle alleanze che è condizione indispensabile per costruire un contenitore di idee e di programmi tale da rendere evidente e chiara una diversa visione dell’Italia e del suo futuro. E rappresenta il requisito essenziale per mantenere nel paese una crescente pressione per il cambiamento e determinare un’alternativa politica e culturale alla Destra.

La lotta politica, che è divenuta sempre più accanita, non deve essere solo quella finalizzata a sconfiggere la Destra e a candidarsi a governare. Essa deve assumere un carattere preciso rivolto all’affermazione di una egemonia politico – culturale con i diversi connotati propri di una politica progressista, democratica e in difesa dei valori della costituzione.

ALLEANZE

L’esito di questo scontro dipenderà da come lo stesso PD riuscirà a dialogare con quelle forze indispensabili per rigenerare e rinnovare il paese e per battere il populismo e il sovranismo.
Si prospetta un percorso difficile ma inevitabile e necessario per tenere unito il paese, che miri a saldare le esigenze della parte sociale più forte e garantita con quelle dei più deboli, dei poveri e degli indifesi.

La stessa manifestazione dell’11 novembre ha dimostrato che esiste la volontà di imboccare una nuova strada di rilancio del ruolo del PD. Senza dubbio questo è un risultato positivo. Credo, tuttavia, che occorra andare oltre e lavorare per coagulare forze e parti sociali in una solida intesa di programma per realizzare una società giusta, libera e democratica e per dare all’Italia una speranza di migliorare e di crescere nel bene e nella pace.

Se l’idea è quella di una “Convenzione di programma” penso che il PD debba promuovere degli avvenimenti su temi specifici, penso alle politiche per il Mezzogiorno, a quelle per settori produttivi, industria e agricoltura, a quelle delle infrastrutture come la viabilità e le aree portuali. Momenti di confronto tra quelle forze disponibili a sostenere una Convenzione sulla base di un programma completo nei suoi contenuti progettuali per rinnovare il Paese.

Il PD si è rimesso in cammino con maggiore determinazione e con forte passione. Il suo percorso deve essere necessariamente arricchito da proposte e da nuove idee, come quelle di Morassut, per rendere credibile una proposta di cambiamento.

17 novembre 2023


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Ermisio Mazzocchi

ByErmisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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