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Femminicidi, qualcosa di nuovo sta accadendo

Aldo Pirone

ByAldo Pirone

23 Novembre 2023
Giulia Cecchettin ©FanpageGiulia Cecchettin ©FanpageGiulia Cecchettin ©Fanpage

di Aldo Pirone

Femminicidi. Giulia Cecchettin ©LaStampa
Femminicidi. Giulia Cecchettin e il suo assassino ©LaStampa

FEMMINICIDI. L’uccisione a coltellate di Giulia Cecchettin da parte del suo ex fidanzato, il “bravo ragazzo” Filippo Turetta, sta suscitando qualcosa di nuovo nell’opinione pubblica.

Questo nuovo era già percepibile con il successo del bel film di Paola Cortellesi “C’è ancora domani”.

A me sembra sia in atto un salto nella presa di coscienza di un problema che è ancestrale e della necessità, oltre le misure di sicurezza per le donne vittime di femminicidi, di combatterne più attivamente le radici culturali annidate nel maschilismo. Una subcultura che considera la donna come un oggetto di proprietà e, spesso, chi ne è affetto, pur di non subire quella che considera una privazione simile al furto, ricorre financo all’omicidio efferato.

Quest’anno prima di Giulia sono già state ammazzate in vari modi egualmente feroci circa cento donne, ma questo delitto del “bravo ragazzo” sta suscitando particolare indignazione.

Il maschilismo fondato sulla sub cultura del possesso della donna è trasversale, ha una storia antichissima e il cammino delle società per liberarsene è lungo e tortuoso e va di pari passo con l’affermarsi del concetto pratico e culturale di liberazione della donna dalla soggezione al maschio.

E questo per parlare dell’Occidente perché riguardo all’Oriente e al Sud del mondo la condizione della donna è messa assai più male. Il maschilismo ha riguardato, politicamente e culturalmente, anche il progressismo socialista e del movimento operaio. Anche in quell’ambito c’è stato un percorso di progressiva acquisizione di princìpi di parità e solidarietà. Basta conoscerne la storia travagliata.

Dove questo cammino non c’è stato è nella destra. Quando si tratta della rappresentazione politica di una cultura retriva non si può non rilevare che il cammino di emancipazione prima e di liberazione poi delle donne si è sempre trovato contro la destra italiana retriva e becera.

Prima e dopo la legge e il referendum su divorzio e aborto, che sono stati avvenimenti dirimenti. Certo anche in questo campo la destra post fascista ha dovuto adeguarsi, ma sempre opponendosi più o meno soft come è successo nel maggio scorso quando all’europarlamento Lega e FdI si astennero perfino sull’invito alla Ue a ratificare la Convenzione di Istanbul del 2011 sulla violenza contro le donne.

Femminicidi. Solo un piccolo uomo ©ANSA
Femminicidi. Solo un piccolo uomo… ©ANSA

Quando si tratta di esibire il “machismo” – insieme a tanti altri disvalori sociali e umani, dall’immigrazione ai poveri, dai lavoratori che pagano le tasse alle facilitazione agli evasori fiscali ecc. – la destra lo sfoggia in ogni modo: dalle battutacce di Berlusconi sulle donne ai “fuori onda” di Giambruno, alle contumelie di Vannacci, ai twitt di Salvini che, come al solito, non sa quel che dice e scrive, ecc.. Sa di compiacere culturalmente e politicamente molta parte del suo elettorato.

Elly Schlein ha fatto bene a invitare Meloni a rafforzare, maggioranza e opposizione, la prevenzione culturale contro il maschilismo, mentre ha fatto altrettanto bene a rifiutare l’invito ad ornare con la sua presenza “Atreju” la festa di Giorgia Meloni. Detto per inciso, accettarlo sarebbe stato in contrasto radicale con le battaglie sociali e culturali in corso dei progressisti.

A livello culturale per contrastare la subcultura maschilista non bastano campagne straordinarie nelle scuole, serve istituire un’ora di lezione apposita dalle medie in su, tenendo conto che le scuole medie sono il momento cruciale della formazione dei giovani.

Bisogna che in qualche modo vi sia una reazione specfica e visibile degli uomini in quanto tali al maschilismo e al patriarcato.

Perché l’insieme delle forze progressiste politiche, sindacali e associative della società civile non creano diffusi nel territorio dei comitati di uomini contro la violenza sulle donne collegati ai Centri anti violenza femminili? Perchè non pensare a una manifestazione di uomini come ha proposto Emma Bonino? 

A livello politico sarebbe un modo concreto per rendere evidente a tutti che contro il patriarcato non ci sono solo le donne, ma anche gli uomini, almeno la parte più conspevole.

Sarebbe una bella novità politica.


DDL Femminicidi – Cronaca

Aldo Pirone

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Aldo Pirone. Giornalista. Vive a Roma. Redattore di Malacoda


 

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Aldo Pirone. Giornalista. Vive a Roma. Redattore di Malacoda

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