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Sindacati fascisti in Campania. Storia ambigua

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di Marco Capoccia

Sindacati fascisti Tessera. Corporazioni
Sindacati fascisti Tessera. Corporazioni

SINDACATI FASCISTI. Non è raro sentir parlare di Mussolini, seppur tra i principali colpevoli di una delle pagine più buie della storia del nostro Paese, come di un leader risoluto e fermo nelle sue decisioni, eppure non era affatto così. “Mussolini (…) Nel movimento che lui dichiara di aver fondato è una figura marginale dal punto di vista istituzionale.”¹
In pochi sanno che Mussolini, pur servendosene, non è stato sempre favorevole allo squadrismo, ma era propenso all’idea di un partito parlamentare come lo erano quello Popolare e quello Socialista, di cui per tanti anni era stato la figura di spicco, ma dal quale però fu costretto a defilarsi per le sue idee interventiste. Il Duce tentennò persino di fronte alla Marcia su Roma; chi infatti prese le redini delle violente milizie e volle fortemente questo evento chiave dell’ascesa fascista fu Michele Bianchi, Segretario Generale del Partito Fascista. Così recita una sua lettera:

Ricorda che la marcia su Roma non sarebbe stata possibile se nell’agosto del 1922 il fascismo non avesse stroncato lo sciopero legalitario imponendo per mia iniziativa, soltanto per mia iniziativa contro il difforme parere del vecchio gruppo parlamentare e le tue strapazzate all’Hotel Savoia contro il mio ‘colpo di testa’, l’ultimatum delle 48 ore; ricorda che prendendomi del matto dai saggi che pontificavano di politica a Montecitorio alla vigilia della marcia su Roma lanciavo per primo — 26 ottobre 1922
— l’idea di un governo Mussolini

A questa inettitudine al comando, si univa una sottovalutata imperizia politica.
Mussolini infatti non aveva alcun tipo di esperienza amministrativa se non quella di essere stato, per qualche mese, membro del consiglio comunale di Milano sotto la veste di socialista, né aveva conosciuto a fondo la militanza politica essendo deputato soltanto dal giugno 1921, pochissimi mesi prima di diventare Primo Ministro a soli 39 anni. Ma quello di Mussolini non fu un caso isolato, difatti Italo Verde, nominato capo delle Corporazioni fasciste di Napoli, non aveva nessuna competenza in ambito sindacale.³

Probabilmente, anche per via di quella che fu l’inabilità del massimo esponente delle corporazioni sindacali nel napoletano, queste ultime presero scelte agli antipodi in situazioni piuttosto simili tra di loro. Nello stesso anno si presentarono, infatti, due contesti estremamente somiglianti, ma rispetto ai quali le corporazioni sindacali agirono in maniera completamente diversa.

1 Il Piccolo, Lezioni di storia 2018-’19: la Rivoluzione fascista secondo Gentile, 21 Gennaio 2019, YouTube, https://www.youtube.com/watch?v=n838OsnqkTE (Consultato il 12 Aprile 2023).
2 E. Gentile, Storia del partito fascista. Movimento e milizia 1919 – 1922, Laterza, Roma – Bari 2021.
3 Cfr. Andrea De Santo, “Sindacato fascista, classe operai e industriali a Napoli negli anni Venti e Trenta”, in “Fascismo e Lavoro a Napoli. Sindacato Corporativo e Antifascismo Popolare (1930 – 1943)”,cit., p. 66.
Sindacati fascisti - Tessera
Sindacati fascisti – Tessera

Uno è quello della Carteria Rossano di Castellammare di Stabia per cui, guidato dal segretario Paolo De Fusco, lo stesso sindacato fascista organizzò e proclamò uno sciopero dei dipendenti per promuovere l’accettazione di un concordato del 3 dicembre 1925, l’evento portò, nel 1926, la paga dei lavoratori ad aumentare del 10%. Circa due anni prima le Corporazioni sindacali sembravano assumere una posizione simile rispetto a quelli che erano gli scioperi nelle concerie, soprattutto dei “palisti conciapelli”, riuscendo anche in questo caso ad ottenere gli aumenti rivendicati. Ma di lì a poco il sindacato fascista, cambiando radicalmente posizione, minacciò di ritirare le tessere degli operai che avessero scioperato, fino a sostenere la denuncia penale verso gli impiegati della Conceria Russo, nello stesso periodo dell’evento precedentemente raccontato.⁴

Questo dimostra come, inizialmente, i sindacati gestissero le varie situazioni, essenzialmente, caso per caso, senza seguire delle particolari linee guida. Due furono, allora, le svolte effettive che portarono ad un significativo cambiamento all’interno delle corporazioni nel campano e non solo.

Prima, sul piano nazionale, la legge del 3 aprile 1926 che permise ai sindacati di organizzarsi in federazioni che facevano, a loro volta, capo alla Confederazione Nazionale dei Sindacati Fascisti. Inoltre la legge permetteva ufficialmente ai Sindacati di stipulare contratti di lavoro e istituiva per quest’ultimo una Magistratura. Poi, nel napoletano, un cambiamento significativo fu dato dall’assegnazione della guida delle Corporazioni napoletane a Luigi Lojacono, che ridusse marginalmente il numero di dipendenti, in modo da rendere i sindacati più compatti. Infatti “la macchina burocratica” si stava ormai espandendo accessoriamente, dando spazio a quelli che erano considerati opportunisti ed arrivisti, e ledendo gravemente la doverosità di selezionare funzionari efficienti e persone di fiducia, processo che però vide la sua massima realizzazione solo sulla soglia del 1930.

Sindacati fascisti. qundo le squadracce fasciste attaccavano sindacati e lavoratori
Sindacati fascisti. qundo le squadracce fasciste attaccavano sindacati e lavoratori

I sindacati nel territorio campano non furono organismi che agivano nella massima legalità, tutt’altro. Infatti “ fino alla fine degli anni Venti, vari comportamenti al limite della legalità o in palese contraddizione alle leggi vennero addebitati ai dirigenti intermedi e di base del sindacato”⁵. Luigi De Siena, segretario del Sindacato Fascista Muratori, fu accusato di appropriazione indebita, il Segretario Nazionale Lavori Interni Porto fu denunciato ed espulso per aver distribuito false tessere sindacali allo scopo di incassare quote di iscrizione e persino Lojacono fu indagato.

4Ivi, p.67.
5Ivi,p.69.

E’ necessario però tenere in conto che in un regime politico rigido come quello fascista , gli scontri di potere interni vertevano prioritariamente sulla moralità e l’onestà, celando ambizioni politiche e interessi economici e sociali, così la legalità passava in secondo piano.

(…) la cultura politica del partito fascista rifiutava il razionalismo e concepiva la militanza come una dedizione totale ,fondata sul culto della patria, sul senso comunitario del cameratismo, sull’etica del combattimento e sul principio della gerarchia. L’ideologia fascista (…) era espressa(…) in modo efficace suggestivo, attraverso i riti e i simboli di un nuovo stile politico,assumendo caratteri di una religione laica esclusiva, integralista e intollerante, che aveva come dogma fondamentale il primato della nazione.

Sindacati fascisti. Tessera
Sindacati fascisti. Tessera

Quando, in effetti, si sporgeva denuncia nei confronti di un membro dei sindacati o di qualsiasi organismo fascista, la legalità passava in secondo piano, in quanto, segnalati, erano i comportamenti “disonesti”. E queste segnalazioni potevano avvenire secondo due modelli, “il primo, il cui uso diffusissimo in tutti gli ambienti sociali, era l’esposto anonimo”⁷ presentato alle gerarchie superiori o direttamente al Duce; “ il secondo era ad uso esclusivo del Regime, e consisteva nell’uso della stampa, contro un nemico politico o in chiave celebrativa”⁸; insomma una propaganda volta a diffamare una persona che minacciava in qualsiasi modo il programma del governo autocratico (o talvolta, contrariamente, ad esaltare le azioni di chi era parte integrante di questo).

Uno dei momenti più fortemente contraddittori della storia del sindacalismo fascista napoletano, fu sicuramente quello della gestione da parte di Passeretti ,nominato segretario nel giugno 1929, e coadiuvato da Maitilasso, suo vice. I due sin da subito si mostrarono determinati nell’affrontare fino in fondo le vertenze relative ai contratti con l’intento di migliorare le condizioni di lavoro degli operai. “All’inizio del suo mandato utilizzò mezzi e modalità (…) molto più confacenti ai metodi della lotta di classe vera e propria, piuttosto che a quelli previsti dalle norme corporative.”⁹ Questo atipico interesse per i diritti dei lavoratori, piuttosto che per la “salvaguardia” del paternalismo dei capi industria suscitò subito un forte contrasto rispetto ai due nuovi esponenti delle Corporazioni nel napoletano. In un rapporto di quel periodo un informatore scrisse:

6 E. Gentile, Il fascismo in tre capitoli, cit., p.25.
7 Andrea De Santo, “Sindacato fascista, classe operai e industriali a Napoli negli anni Venti e Trenta”, in “Fascismo e Lavoro a Napoli. Sindacato Corporativo e Antifascismo Popolare (1930 – 1943)”,cit., p.69.
8 Ibidem
9 Ivi, p.75.

Nell’ambiente industriale di Napoli vi è un vivo e tangibile malcontento ed una non lieve tensione di animi contro gli attuali esponenti del sindacalismo operaio. Gli attacchi che sfiorano la testa del fiduciario Prof. Passeretti, colpiscono in pieno il bersaglio di certo Prof. Maitilasso, aiutante di campo del suddetto. (…) Il Maitilasso non è elemento che può ben fare a Napoli per il suo spirito di mancata intransigenza, più rassomigliante a quella rossa, che alla fascistica, di concezione Mussoliniana.¹⁰

I due però non si fecero intimorire dalle critiche avanzando proposte economiche che avrebbero migliorato marginalmente le condizioni salariali dei lavoratori. Questo portò le ostilità nei confronti di Passeretti a rendersi ancora più palesi, facendo gravare sulla sua testa critiche come quella in cui gli viene attribuita una “dolorosa incoscienza, peggiore a quella dei tempi rossi, anzi più pericolosa”¹¹ e accuse di “anticollaborazionismo nei confronti degli industriali napoletani”¹² Sorprende come la direzione di Passaretti e Maitilasso si sia protratta, nonostante i dissidi, per più di due anni, terminando solo nel dicembre del 1931.
L’allontanamento di queste due forti ma allo stesso tempo anomale personalità dal sindacato fascista napoletano portò ad un allineamento simbiotico con quelle che erano le direttive autocratiche del PNF. Nel 1931 i sindacati fascisti anche nel territorio campano diventarono definitivamente un prolungamento del partito stesso.

10 ACS, Ministero dell’Interno – Direzione Generale Pubblica Sicurezza – Divisione Polizia Politica Napoli – Sindacati 1929 – 1931 b.1 f.23 Relazione del 17 ottobre 1929.
11 ACS, Ministero dell’Interno – Direzione Generale Pubblica Sicurezza – Divisione Polizia Politica Napoli – Sindacati 1929 – 1931 b.1 f.23 Relazione del 6 dicembre 1929.
12 ACS, Ministero dell’Interno – Direzione Generale Pubblica Sicurezza – Divisione Polizia Politica Napoli – Sindacati 1929 – 1931 b.1 f.23 Relazione del 21 dicembre 1929.

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