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Laudate Deum mostra che un cambiamento c’è

Ceccano2030 fotoLoffrediCeccano2030 fotoLoffrediCeccano2030 fotoLoffredi

di Luigi Mingarelli

Laudate Deum mostra che un cambiamento c'è
Laudate Deum mostra che un cambiamento c’è

LAUDATE DEUM. Verrebbe e viene voglia di dire: finalmente!!  La Chiesa si accorge che così non si può più vivere, bene..

Certo, se ne accorge 22 anni dopo il G8 di Genova, dopo che tanti furono picchiati e torturati perché in piazza portarono la consapevolezza che giustizia sociale e giustizia ambientale vanno a braccetto e sono inscindibili tra di loro, che camminano di pari passo con la pace e che globalizzazione e multilateralismo, cosi come sono,  acuiscono le difficoltà  e le differenze fra gli stati, fra i popoli.

La Laudate Deum di papa Francesco dimostra un atteggiamento quantomeno cambiato: è uno scritto che colpisce per l’uso di testi scientifici anziché religiosi; un testo che spazia dalla  cura della casa comune alla critica delle grandi potenze economiche, passando per la necessità, a mio avviso inderogabile ma che dall’esortazione viene fuori in maniera – secondo me – un po’ sommessa, di affermare con forza netta e chiara l’insostenibilità di un sistema che mette al centro il benessere di pochi, a danno della vita dei moltissimi sfruttati che abitano il mondo.

O capiamo tutti la necessità impellente di ribaltare questo sistema, spezzando una volta per tutte la logica del massimo profitto al minimo costo, e ci impegniamo seriamente per farlo, oppure finiremo per limitarci a contare i morti sul pallottoliere mentre tutto intorno il sistema continua a implodere in modo inesorabile.

Bene fa Francesco a dire «se i cittadini non controllano il potere politico-nazionale, regionale e municipale- neppure è possibile un contrasto dei danni ambientali».

È un passaggio senza dubbio interessante, anche se tardivo rispetto a quanto viene denunciato da anni dal Sindacato di base e dalla sinistra extraparlamentare , e che a mio avviso risulta  mancante di una parte: manca il riferimento ai danni arrecati ai deboli dal sistema ipercapitalistico-neoliberista, che vuole rendere sempre più ignavi i cittadini per assoggettarli al mantra dell’eterna corsa giornaliera dell’interesse economico,  senza far loro considerare l’idea del male ambientale e sociale che stanno compiendo, loro malgrado e a loro insaputa, tenendo la testa bassa  senza nessuna voglia di ribellarsi  e di chiedere cambiamenti ai potentati politici, .alle lobbies finanziarie e industriali, ai dominatori del mondo.

È innegabile il malessere generale provocato da un’economia di guerra, così come è insopportabile vedere che il multilateralismo, che dovrebbe fare da antidoto secondo l’idea di Francesco, continua a essere schiavo di certi meccanismi biechi e di interessi troppo parziali e di parte,di quella parte che tutto vuole fuorchè la pace, la giustizia sociale e la giustizia ambientale. Quella parte che vuole solo creare profitto per pochi a danno dei molti.

Perciò, sta al movimento popolare, alle associazioni e al sindacato farsi promotori di una rivendicazione decisa e decisiva: chiedere e pretendere una diversa politica economica e sociale, fondata sul rilancio del potere di acquisto di salari e pensioni, sul sostegno all’economia pubblica e al welfare, sul riconoscimento e la regolarizzazione dei lavoratori migranti e non.

Toccherà al sindacato battersi per la difesa degli spazi di libertà e di agibilità democratica e per una autentica politica di riconversione ecologica, di difesa dell’ambiente e del territorio, per una agricoltura rispettosa delle risorse naturali.

Ad esempio, non è utopia parlare dei posti di lavoro che potrebbero crearsi se solo si cominciasse a parlare di un vero riassetto idrogeologico di tutto il territorio nazionale, con ripercussioni positive anche per il territorio ciociaro,  se i politici la smettessero di pensare al mantenimento del potere fine a se stesso e invece cominciassero a mettere in campo soluzioni nell’interesse di un reale progresso delle forme di vita sociale.

La compressione economica dei diritti sociali richiede una nuova stagione di lotta. Non si può più sopportare che le spese militari tolgano risorse necessarie ad esempio a una sanità accessibile a tutti, a una transizione ecologica vera e concreta , finalmente libera dai ricatti delle multinazionali e dalle connivenze di certa classe dirigente politica e sindacale.

Proprio da qui bisogna ripartire, inchiodando alle loro responsabilità tutti coloro che hanno contribuito al restringimento dei diritti sociali basilari, conquistati in anni di lotte e oggi sempre più bistrattati.

Pensiamo per esempio alla questione Acea ATO 5 ,ai partiti e ai personaggi che con le loro scelte, perpetrate e difese negli anni, e/o con la loro omertà hanno permesso ad una società privata di ridurre, e in alcuni casi negare del tutto, l’accesso equo alla ricchezza più grande di tutte, l’Acqua: com’è stato possibile che un bene così prezioso, donatoci dalla natura, sia stato ingabbiato in modo proditorio dalle logiche della privatizzazione?

Gli aumenti tariffari abnormi ogni volta giustificati dalla necessità, vera o presunta, di costruire nuovi depuratori o di ammodernare le infrastrutture esistenti hanno portato all’impoverimento del potere di acquisto di moltissimi di noi, costretti in certi casi a scegliere drammaticamente se pagare le bollette dell’acqua o comprare il pane, e questo senza avere di ritorno un miglioramento della vivibilità dei nostri territori.

Ci sono moltissimi paesi ciociari sprovvisti di depuratori (Isola Liri, Rocca D’arce, Arce, Fontana Liri, Castelliri, Villa Latina etc etc), per i quali abbiamo e stiamo dando fior di euro in bolletta , che continuano a scaricare i loro reflui nei corsi d’acqua del nostro territorio perchè non sono stati mai realizzati; le perdite della rete idrica sono certificate poco sotto l’80% (su mille litri, 800 si perdono: vi rendete conto?!?); sulla reale potabilità dell’acqua stendiamo poi un velo pietoso…

Vi sembra una politica ambientale e sociale seria, questa? Possiamo ancora fidarci della classe dirigente bipartisan della nostra provincia e del nostro Comune, che ci promette ad ogni tornata elettorale di cambiare tutto salvo poi non cambiare niente di niente? Ovvio che no!

Ecco perché ripartire dalla questione acqua è obbligatorio se si vuole avanzare nel campo della giustizia ambientale.

Se davvero vogliamo prenderci cura della “casa comune”, così come scritto nella Laudate Deum, dobbiamo prendere il coraggio di partire dai noi, da noi cittadine e cittadini, e pensare e costruire un nuovo modello di gestione comunale, che rimetta al centro il benessere delle persone e i loro bisogni sociali e ambientali, perché sulle nostre spalle sentiamo l’innegabile e prorompente responsabilità di lasciare un paese più bello e vivibile a chi verrà dopo di noi.

Per fare questo perciò è necessaria la volontà di ribaltare lo stato delle cose presenti partendo da pochi, ma fondamentali passaggi. Quali? Innanzitutto una nuova amministrazione, con una classe dirigente all’altezza delle sfide che ci attendono, figlia di una cittadinanza attiva che si può e si deve praticare tutti i giorni, e che sappia riaccendere la luce istituzionale, in un’epoca in cui i partiti sono al minimo della credibilità e della rappresentanza, soprattutto nella nostra città.

L’idea di Ceccano2030, in questo momento di crisi, è quella di unire le tante “buone pratiche politiche” esercitate dalla società civile, organizzata e non, per progettare e costruire insieme un’altra città possibile per il futuro. Fra noi ci sono tanti che aderiscono ad associazioni e spendono parte del loro tempo, e delle loro energie, per portare avanti battaglie sociali come l’acqua pubblica, ad esempio; molti altri, ormai sconsolati davanti all’immobilità dei piani alti, prendono guanti e ramazza per pulire le strade pubbliche abbandonate.

Le energie, come vedete, ci sono: insieme a loro e ai tanti cittadini sfiduciati dall’attuale contesto politico locale, vogliamo costruire un progetto nuovo, che metta al centro di tutto una reale partecipazione alla gestione dei beni comuni legandola ad un cambiamento radicale nell’approccio culturale e politico della stessa.

Le idee sono tante: aree verdi attrezzate e gestite dai cittadini ad esempio, insieme alla lotta contro l’inquinamento ambientale attraverso progettazioni a lungo termine, e non con facili slogan da campagna elettorale; pensiamo anche allo stop alle privatizzazioni di tutti i servizi, unito anche a una politica di trasparenza degli atti che siano sempre più accessibili a tutte e tutti; vorremmo una nuova stagione di politiche di supporto alle fasce più deboli, favorendo occupazione e sviluppo sostenibile e recuperando quanto il nostro territorio comunale sa ancora offrire, in termini di bellezza e vivibilità. Insomma, vogliamo e dobbiamo accettare la sfida che il nostro tempo ci impone: capire che anche partendo dal basso possiamo dire la nostra su pace, dignità sociale e ambientale, partecipazione.

Rimanere fermi e rassegnarsi al silenzio è la vera sconfitta; diventare parte integrante di un futuro più equo e sostenibile, questa deve essere la nostra missione, questo è il compito che c’attende!


Laudate Deum

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