fbpx

La sanità per troppi è un lusso in USA

Stefano Rizzo

ByStefano Rizzo

3 Dicembre 2023
Sanità per tutti in USASanità per tutti in USASanità per tutti in USA

di Stefano Rizzo

Sanità USA On Lok Senior Health Services in San Francisco
Sanità USA per pensionati e vecchi. On Lok Senior Health Services in San Francisco

Gli Stati Uniti sono un paese ricco. Il reddito pro capite è di circa 80.000 dollari all’anno, più del doppio di quello italiano (37.000 dollari), il 30 per cento superiore a quello della Germania e della Francia (rispettivamente 53.000 e 46.000 dollari). Gli americani spendono anche tanto per le spese mediche e la sanità in genere: circa il 18,8 per cento del prodotto interno lordo, quasi il doppio della media europea che è del 10,9 per cento (per l’Italia è il 9,5 per cento del pil).

Ma nonostante la ricchezza del paese, e naturalmente le forti disparità tra le diverse fasce di reddito, c’è una categoria di persone che se la passa piuttosto male quanto a cure mediche: gli anziani. La “colpa” è anche dei progressi della scienza medica che hanno prolungato la vita media e permesso a sempre più persone di vivere vite più o meno in buona salute fino ad un’età avanzata.

Ci sono oggi negli Stati Uniti circa 56 milioni di anziani sopra i 65 anni (il 17 per cento della popolazione), e sette milioni sopra gli 85 anni. Tutte queste persone vanno e sempre più andranno incontro all’inevitabile decadimento organico — malattie croniche, dementia, ecc. — che richiede analisi, interventi chirurgici, assistenza domestica fin quando è possibile, e poi il ricovero in strutture apposite (lunga degenza, case di riposo).

La crescita della spesa sanitaria degli USA (giallo scuro), del paesi ad alto reddito (giallo chiaro), a medio-alto reddito (blu), a basso reddito (fucsia) (fonte CNBC)
E qui cominciano i guai che tutti i soldi spesi nella sanità dagli Stati Uniti non riescono a risolvere. Il sistema sanitario americano si divide in tre grandi blocchi: Medicaid, Medicare e assicurazioni private.

Medicaid e Medicare furono creati sessanta anni fa da Lyndon Johnson nell’ambito di quella stagione di riforme chiamata “Great Society”, Medicaid per assistere i poveri, Medicare per assistere gli anziani sopra i 65 anni; per tutti gli altri le assicurazioni private, spesso restie ad assicurare pazienti con patologie croniche e anziani.

Perché gli anziani, con tutte le loro malattie, costano tanto. Il governo federale che finanzia e assieme agli stati gestisce Medicaid e Medicare non ha abbastanza soldi; le assicurazioni invece non hanno problemi: semplicemente aumentano i premi, che hanno raggiunto cifre inarrivabili non dico per i più poveri ma spesso anche per il ceto medio (intorno a novemila dollari l’anno per una persona in buona salute e relativamente giovane).

L’Affordable Care Act (Obamacare, come venne chiamato), la legge del 2010 fortemente voluta da Obama, aveva in qualche misura posto un freno alle storture più eclatanti del sistema assicurativo, costringendo le assicurazioni a non rifiutare pazienti cronici o con malattie pregresse.

Ma per fare approvare la legge (che da allora i repubblicani hanno cercato di abrogare, senza riuscirci) Obama dovette rinunciare all’unica norma che avrebbe potuto calmierare i prezzi delle assicurazioni private e ridurre i loro ingenti profitti: la creazione di un’assicurazione pubblica gestita dal governo federale.

In assenza di una assicurazione pubblica a buon mercato (una sorta di mutua) è rimasto insoluto il problema di come pagare le spese mediche che affligge quotidianamente decine di milioni di cittadini americani nel corso della loro vita lavorativa, e ancora di più dopo. Problema che anzi si è aggravato con il pensionamento dei baby-boomers (i nati tra il 1945 e la metà degli anni sessanta) che sta aumentando a dismisura il numero degli anziani.

Sanità USA - Si manifesta per avere la sanità universale
Sanità USA – Si manifesta per avere la sanità universale

Una manifestazione di Health Care for America Now a favore del sistema sanitario universale.
In teoria Medicaid dovrebbe pagare sia il ricovero in strutture di lunga degenza sia l’assistenza domiciliare, ma non ci sono abbastanza soldi. L’Inflation Reduction Act, la legge voluta da Biden e approvata un anno fa dopo infinite trattative, prevedeva uno stanziamento di 150 miliardi dollari per l’assistenza domestica e i servizi di prossimità, ma la norma è stata stralciata dal pacchetto di altri interventi senza di che i repubblicani non avrebbero mai approvato il resto della legge.

Il risultato è che i singoli stati che dovrebbero gestire l’assistenza agli anziani poveri non hanno i soldi per farlo e le liste di attesa sono lunghissime. In ogni caso per potere beneficiare dell’assistenza domestica o il ricovero in una casa di riposo finanziata dallo stato l’anziano non deve possedere beni (neppure la casa di abitazione!) e avere un reddito sotto la soglia di povertà. Se ha proprietà deve venderle e se ha un reddito deve consegnarlo tutto (non solo il suo ma anche quello del coniuge) all’istituto di cura che gli lascia una paghetta in media di cinquanta dollari al mese per le spese personali.

Anche per un anziano di ceto medio o medio alto (da 70.000 a 140.000 dollari di reddito all’anno) le spese mediche possono essere proibitive, con o senza assicurazione.

Il ricovero in una struttura assistita parte da un minimo di 55.000 dollari l’anno e può raggiungere cifre milionarie, mentre l’assistenza domestica (per la quale comunque manca il personale) supera i 60.000 dollari l’anno: abbastanza per mangiarsi in pochi anni i risparmi accumulati durante la vita lavorativa, le pensioni e l’eventuale assicurazione. Il risultato è che l’anziano, un tempo benestante, precipita in una spirale di debito che lo costringe a vendere tutto quello che possiede, perfino la casa, e deve fare ricorso all’aiuto economico (e non solo) di figli e coniugi; i quali, oltre all’assistenza prestata gratuitamente, alla morte del congiunto non hanno neppure la speranza di ereditare alcunché.

On Lok Senior Health Services, San Francisco, California, anni Settanta
E così se ne va in fumo larga parte della ricchezza accumulata dal dopoguerra in poi dal mitico ceto medio americano, non per niente sempre più scontento e politicamente frastornato.

O meglio, non va in fumo ma viene redistribuita verso l’alto ai ceti ricchi e ricchissimi che già detengono larga parte della ricchezza del paese (il dieci per cento della popolazione guadagna quanto il restante novanta per cento e possiede il 70 per cento della ricchezza).

La situazione, dicono i demografi, è destinata soltanto a peggiorare: entro il 2050 la popolazione di anziani sopra i 65 anni aumenterà del cinquanta per cento raggiungendo gli 86 milioni e quella sopra gli 85 anni triplicherà fino a 19 milioni.

Occorrerebbero molti più soldi pubblici per prendersi cura di tutti questi “grandi vecchi” e consentire loro una vecchiaia dignitosa, ma i repubblicani, contrari ad ogni spesa pubblica quando non governano loro, non sono disposti a stanziarli.

E anche per molti democratici prima vengono le spese militari, l’innovazione tecnologica, l’intelligenza artificiale, l’aumento della produzione industriale e quant’altro serve a rendere il paese ricco e potente.

Gli anziani vengono dopo. Intanto basta aspettare e il problema si risolve da solo.

30 Novembre 2023


fonte: ytali.com

Stefano Rizzo

Stefano Rizzo. Giornalista, romanziere e saggista specializzato in politica e istituzioni degli Stati Uniti. Già Sovrintendente dell’Archivio storico della Camera dei deputati, ha insegnato per diversi anni Relazioni internazionali all’Università di Roma “La Sapienza”. E’ autore di svariati volumi di politica internazionale: Ascesa e caduta del bushismo (Ediesse, 2006), La svolta americana (Ediesse, 2008), Teorie e pratiche delle relazioni internazionali (Nuova Cultura,2009), Le rivoluzioni della dignità (Ediesse, 2012), The Changing Faces of Populism (Feps, 2013). Ha pubblicato quattro volumi di narrativa; l’ultimo è Melencolia (Mincione, 2017) Stefano Rizzo su UNOeTRE.it


 

Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all’aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it – Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

Sostieni UNOeTRE.it

 

Pagare con una carta

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s’impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest’articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore. E’ vietato il “copia e incolla” del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l’articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l’insieme della pubblicazione. L’utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Privacy Policy Cookie Policy

Grazie per aver letto questo post, se ti fa piacere iscriviti alla newsletter di UNOeTRE.it!

Stefano Rizzo

ByStefano Rizzo

Stefano Rizzo. Giornalista, romanziere e saggista specializzato in politica e istituzioni degli Stati Uniti. Già Sovrintendente dell'Archivio storico della Camera dei deputati, ha insegnato per diversi anni Relazioni internazionali all'Università di Roma "La Sapienza". E’ autore di svariati volumi di politica internazionale: Ascesa e caduta del bushismo (Ediesse, 2006), La svolta americana (Ediesse, 2008), Teorie e pratiche delle relazioni internazionali (Nuova Cultura,2009), Le rivoluzioni della dignità (Ediesse, 2012), The Changing Faces of Populism (Feps, 2013). Ha pubblicato quattro volumi di narrativa; l’ultimo è Melencolia (Mincione, 2017)

Privacy Policy Cookie Policy