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Storia. Una giornata particolare: via Rasella

Fosse ArdeatineFosse Ardeatine

di Aldo Pirone

Storia. L'esplosione a via Rasella
Storia. L’esplosione a via Rasella

STORIA. Mercoledì scorso è andata in onda su La7 l’ultima puntata di “Una giornata particolare” di Aldo Cazzullo. Era dedicata all’attacco partigiano di via Rasella e al crimine contro l’umanità, chiamato “rappresaglia”, delle Fosse Ardeatine fatto dai nazisti il giorno dopo.

Tutto sommato una buona puntata perché ha rifatto chiarezza sulla bugia dei partigiani gappisti non presentatisi all’invito tedesco di consegnarsi, sulla legittimità dell’atto di guerra patriottico e anche sulle infauste posizioni di Pio XII.

Tuttavia non è mancata qualche discutibile tesi.

Mi ha sorpreso la storica Simona Colarizzi che ha messo in relazione la crisi del Cnl con la vicenda dell’attentanto e delle strage ardeatina. La crisi del Cnl era aperta già da tempo per tutt’altre ragioni legate alla questione istituzionale e si chiuse solo dopo  l’iniziativa di Togliatti che determinò la nascita del primo governo di unità nazionale (secondo governo Badoglio).

Il dissidio sull’atto di guerra ci fu, com’è noto, ma si chiuse, dopo un’accesa discussione, con un comunicato del Cln retrodatato 30 marzo ma effettivamente steso ad aprile.

Non è vero, come affermato dalla illustre storica, che esso si concentrò solo sulla denuncia e la solidarietà per le vittime perché in esso, in premessa, era riconosciuto che “Sotto il pretesto di una rappresaglia per un atto di guerra dei patrioti italiani, in cui esso aveva perso trentadue dei suoi SS” ecc.. Cosa ben diversa dall’infame comunicato voluto da Pio XII e pubblicato il 25 su “L’Osservatore Romano” in cui si addossava ai gappisti partigiani, “i colpevoli sfuggiti all’arresto”, la responsabilità morale e materiale delle “vittime” tedesche dell’attacco di via Rasella e dei “sacrificati” alle Ardeatine.

E anche diverso, se si vuole, dal commento del democristiano “il Popolo” del 27 marzo che si concentra, questo sì, quattro giorni dopo il legittimo atto di guerra patriottica dei gappisti comunisti, sulla denuncia dell’infamia nazista per le vittime dell’ “ordine è già stato eseguito”, ma dove non c’è l’accoglimento della tesi pacelliana dei “colpevoli sfuggiti all’arresto”.

Storia. Via Rasella. Mitraglia sui palazzi. Corriere.it
Storia. Via Rasella. Mitraglia sui palazzi. Corriere.it

Sull’atto di guerra diplomaticamente afferma che i democristiani ignorano “per conoscenza diretta, come fu provocato, come svolse e quale seguito ebbe”. Cosa assai dubbia perché il loro rappresentante Spataro nella giunta militare del Cln aveva subito sollevato le sue contrarietà il 26 marzo sulla scia del comunicato pacelliano e perciò sapeva l’essenziale.

L’altro punto discutibile lo tratta Cazzullo in persona. Cita Giorgio Bocca per dire che i comunisti volevano la “pedagogia impietosa” della rappresaglia per scavare il solco dell’odio popolare verso l’occupante. Inoltre dice che le aspettative insurrezionaliste dei partigiani non ci furono facendo confusione fra cose diverse.

A parte il fatto che sarebbe stato più corretto riferire ciò che effettivamente pensava Giorgio Bocca dell’attacco di via Rasella e della strage nazista delle Ardeatine rifacendosi a quanto scrisse sul suo libro “Storia dell’Italia partigiana” (pag. 295 – 299).

Ma il punto di fondo che è sfuggito a Cazzullo è che la sinistra del Cln voleva la guerra d’attacco e popolare ai nazisti non per il sadismo di “una pedagogia impietosa”  ma per cacciarli via il prima possibile e far finire al più presto la guerra le cui conseguenze, bombardamenti, fame, terrore, ricadevano soprattutto sulle masse popolari. Il fatto poi che questo tipo di guerra corrispondesse anche all’interesse nazionale di riscattare l’Italia dal fascismo e di conquistare la libertà e non aspettarla dagli Alleati è la semplice conferma che l’interesse popolare coincideva anche con quello nazionale.

Dice Cazzullo che si “può discutere e molto sui risultati ottenuti rispetto al prezzo pagato”. A patto di non assegnare al legittimo atto di guerra gappista obiettivi che non aveva e considerare, fra i risultati, che i tedeschi non fecero più transitare in città i loro convogli armati e gli Alleati, di conseguenza, cessarono di bombardare Roma per circa due mesi. Risparmiando così centinaia o forse migliaia di morti fra i civili.

È vero che Roma fu l’unica grande città alla fine a non insorgere per tanti motivi. Tra cui, preponderante, la frenante presenza vaticana e la scelta puramente militare tedesca di non rimanere imbottigliati nella Capitale.

L’aspettativa dei gappisti che fecero l’attacco di via Rasella però non era l’insurrezione di Roma, come fa balenare Cazzullo, – furono i nazisti, semmai, a credere che via Rasella fosse il preludio al sollevamento dei romani come dice giustamente Cazzullo medesimo – ma era quello di non far sentire tranquilli i tedeschi in una città che era retrovia dei fronti di Anzio e Cassino. Una capitale dell’Europa occidentale, come disse il nazista Dollmann, che i tedeschi avevano creduto tranquilla e paciosa e che, invece, gli aveva “dato più filo da torcere” fra tutte le capitali europee occidentali.

Ed è per questo che il Presidente Mattarella l’ha insignita nel 2018 di Medaglia d’oro al valor militare della Resistenza riparando a un torto storico.


Una giornata particolare di Aldo Cazzullo

Aldo Pirone

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Aldo Pirone. Giornalista. Vive a Roma. Redattore di Malacoda


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Aldo Pirone. Giornalista. Vive a Roma. Redattore di Malacoda

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