Omaggio a una grande combattente – 3

Fiorenza Taricone

ByFiorenza Taricone

11 Dicembre 2023
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di Fiorenza Taricone

Omaggio a Marisa Cinciari Rodano
Omaggio a Marisa Cinciari Rodano

OMAGGIO. Già da questo primo scorcio di vita di Marisa Cinciari, una bella ragazza bionda dalle larghe trecce, di buona famiglia, il cui padre non fu mai in sintonia politica con lei, sono evidenti molte delle ragioni che hanno spinto Scienze della Comunicazione a proporre la laurea, epilogo di un percorso e insieme un riconoscimento, che gli impegni assolutizzanti della sua vita non le consentirono di portare a termine; di mezzo si misero la prigionia, la Resistenza, la militanza politica, l’impegno nell’associazionismo femminile, la famiglia assorbente e numerosa, cinque figli, nati dall’amore profondo per quel compagno di scuola, diventato presto suo marito, intellettuale della sinistra cristiana, Franco Rodano.

Una laurea, che oggi le viene attribuita non perché banalmente ha fatto della sua vita un’ininterrotta comunicazione politica pur alta, imparando e improvvisando linguaggi diversi, nei comizi, nei media, nelle istituzioni, all’Onu, al parlamento europeo, nelle manifestazioni per la casa, per i servizi essenziali nelle borgate romane, ma perché è stata un modello. In lei ritroviamo il coraggio delle scelte, la coerenza, il mantenere gl’impegni anche quando la gravidanza le ricorda che i figli scelgono di venire al mondo nei momenti meno adatti, per esempio quando ci si è iscritti per un intervento alla Camera o si deve votare.

Ma anche un modello di equilibrio fra vita privata e vita pubblica, fra emancipazionismo, come si diceva prima dell’irrompere sulla scena mondiale e italiana del femminismo, e liberazione, fra fede profonda e dolore per le durezze delle gerarchie vaticane, come la scomunica a carico dei comunisti nel 1949, ancora forse più incomprensibile per lei, che era entrata in relazione con la Chiesa senza mediazioni politiche né esperienze di Azione Cattolica. Marisa Cinciari e Franco Rodano si sposano nel febbraio del ‘44, e la foto che la ritrae ha ormai seppellito la giovane benestante borghese, figlia di un soldato, poi Podestà e imprenditore, e di un’elegante crocerossina mantovana inurbata per amore.

Lei stessa ricorda che la madre cercava di rimediare a quell’aspetto dimesso di una giovane sposa, che rifiutava la ricchezza per motivi di coerenza e accettava il prezzo della scelta.

A 27 anni, Marisa Cinciari Rodano ha già per così dire, bruciato le tappe e rappresenta un modello di giovane donna, oggi per alcuni versi, nonostante l’emancipazione, impensabile, in quanto ad autosufficienza e prolificità: è giovane parlamentare, aveva provato il carcere, era già madre di tre figli, e le scelte erano state una diretta conseguenza della sua scala valoriale; derivavano, prima che da una scelta partitica, da una sensibilità personale molto accentuata che la portava a rifiutare le ingiustizie verso i più deboli, i soprusi ingiustificati, l’arroganza di coloro che erano socialmente ed economicamente più forti, a danno dei diseredati  e dei senza-diritti.

Negli scritti e nei fatti concreti della sua vita, a dispetto del costante understatement che caratterizza Marisa Cinciari Rodano, emerge il tessuto del paese visto da una donna la quale certo non gloria se stessa; anzi, minimizza la fatica degli impegni politici, i comizi in località impervie, il logorio di un ruolo istituzionale quale quello di Vice Presidente della Camera, senza i privilegi che da tempo circondano deputati, senatori, ministri nonché il sottobosco, il desiderio di tornare agli affetti e impegni domestici sempre il più presto possibile da qualunque parte d’Italia, il tormento della spola fra la disciplina di partito e le sirene della dissidenza esterna.

Un tono low profile, evidente con la descrizione dei vestiti da ragazza adattati alle gravidanze, con il disagio nell’avere da vicepresidente della Camera, un autista e macchina di servizio, più segretaria e ufficio. “Era allora la vita del parlamentare assai più spartana e meno appetibile, quanto meno per chi stava all’opposizione, di quanto non lo sia oggi: il compenso era piuttosto modesto, e per il 50% doveva essere versato al partito; al rimborso spese si aveva diritto solo per i giorni di presenza effettiva alle sedute, certificati dalla firma sull’apposito registro; disponevano di biglietti di viaggio gratuiti per i familiari che anch’essi venivano in gran parte incamerati dal partito. Non si aveva l’uso del telefono, di un ufficio, meno che mai diritto a un assistente”. Una modestia di fondo che non voleva dire affatto arrendevolezza, anzi, la durezza e la fermezza erano requisiti necessari, ma una modestia che era priva della componente di arroganza e del pretendere la ragione urlando o aggredendo.

Ammette nelle sue memorie anche un certo masochismo nel rifiutare le collocazioni di prestigio che il gruppo comunista le offriva dopo la Vice Presidenza della Camera: la Commissione Esteri, la Commissione di vigilanza sulla RAI. “Proseguii nella mia scelta masochista, scelsi la Commissione Pubblica Istruzione”.

Insomma, tutto delle vicende personali andava possibilmente ridimensionato, perché la politica nazionale e di più quella internazionale, incalzavano sempre nella vita e nelle emozioni di Marisa Rodano, sempre più sola però nelle istituzioni, con una compagine femminile che dopo il ‘48 continua a diminuire, come annota: da 43 si era scesi nel 1953, a 34. Nel ’58, le elette alla Camera erano solo 22.

Il coro femminile numeroso non era nelle istituzioni, era nell’associazione dell’Udi, con le lotte per la casa e il risanamento delle borgate della Capitale, è nelle solidali donne romane che ospitarono fino alla fine dell’anno scolastico i figli di braccianti poverissimi, vittime delle alluvioni del Polesine nel 1951 e ancora prima, insieme a famiglie di tutta Italia, i bambini sfollati del cassinate.


Marisa Cinciari Rodano

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Fiorenza Taricone

ByFiorenza Taricone

Fiorenza Taricone. Docente universitaria di Storia delle dottrine politiche presso l'Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Presidente per le Pari Opportunità, Presidente CUDARI (Centri Universitari Diversamente Abili Ricerca e Innovazione), Presidente del CUG (Comitrato Unico di Garanzia). Ha ricoperto incarichi nella Commissione Nazionale Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, in questa veste ha curato le iniziative delle Donne per il 70° della Repubblica italiana e della Costituzione. E' Consigliera di Parità per la Provincia di Frosinone. Intenso impegno e iniziative significative hanno caratterizzato l'attività di Fiorenza Taricone in modo particolare nel 2016 a 70 anni dalla nascita della Repubblica italiana. Proprio questa ricorrenza è stata l'occasione per richiamare all'attenzione sul ruolo delle donne in quella stagione di grandi cambiamenti e il significato della Costituzione. La Taricone non ha lasciato spazio a incerte interpretazioni del contributo determinante e di valore dato dalle donne in tutti i campi della vita sociale e culturale in Europa e in altre parti del mondo, come dimostra nelle sue numerose pubblicazioni. Ha fatto riemergere dall'oblio donne combattive, determinate, colte, che hanno reso grandi servigi alla loro terra di origine. Se ha riscritto la storia, ampliandola, del protagonismo delle donne, altrettanto ha denunciato la violenza subita dalle donne. Una denuncia che va oltre la semplice testimonianza e si trasforma in una battaglia culturale e rivendicativa per strutture pubbliche a sostegno di donne colpite dalla malvagità dell'uomo e di ferma condanna senza equivoci di sorta.Sembrerebbe, leggendo i suoi libri e le sue pubblicazioni, ascoltandola in pubblici confronti, che nella sua missione culturale si sommano una valorizzazione e una protezione delle donne. Significativo il suo ruolo di femminista in Europa esaltato di recente, nel 2018, quando ha presentarto in francese il suo libro "Romain Rolland, pacifista libertario e pensatore globale". Un'opera di notevole significato storico culturale nel panorama della pubblicistica di storia contemporanea. E' la prima opera biografica di un personaggio di notevole spessore culturale, pubblicata in Italia, dove Rolland è praticamente sconosciuto. Si colma con l'opera della Taricone una lacuna storica e letteraria che consente di ampliare un orizzonte di conoscenze su i protagonisti del XX secolo per un Europa unita e per una pace universale.

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