Da associazioni e comitati tarantini

Taranto. Noi non dimentichiamo i complici del nostro genocidioTaranto. Noi non dimentichiamo i complici del nostro genocidioTaranto. Noi non dimentichiamo i complici del nostro genocidio

Associazioni e comitati. genitori e figli 350 260 min
Associazioni e comitati. genitori e figli di Taranto

ASSOCIAZIONI E COMITATI. Dichiarano, all’unisono, che non c’è più alcuno spazio, nel presente e nel futuro della nostra nazione, per improvvisazioni farcite di accidia da parte di politici e sindacalisti.

Per noi, Taranto merita una diversa considerazione, da politici e sindacalisti.

Taranto e i tarantini meritano il rispetto e un futuro sostenibile, compatibile con le peculiarità e la bellezza del territorio, LIBERO dalle continue minacce di insediamenti industriali altamente inquinanti.

Il peso di quanto la nostra provincia ha sopportato è ormai, da anni, diventato insostenibile.

L’azienda siderurgica è morta da tempo ed è già nella bara, ma nessuno vuole posare su di essa il coperchio, dandole la possibilità di continuare ad avvelenare l’ambiente e minare la salute di tutti (compresi flora e fauna)!

Invece del De Profundis, come nella più becera propaganda ingannevole, si evocano la decarbonizzazione e, ancor di più, una fantomatica produzione con idrogeno verde: due soluzioni improponibili per costi e realizzazione, come ha ben spiegato il professor Carlo Mapelli, ordinario di metallurgia al Politecnico di Milano, già membro del Consiglio di Amministrazione di Acciaierie d’Italia.

Due spettri volteggianti sulle teste dei tarantini, alimentati da politici e sindacalisti di nessuno spessore morale che ciecamente e colpevolmente continuano a pubblicizzare finalità irrealizzabili, come ben illustrato dai massimi esperti nel settore siderurgico; eppure, come i più fanatici tra i terrapiattisti, continuano, con fervore, a sostenere tesi menzognere, spoglie di qualsiasi sostegno tecnico-scientifico.

Ci sono, d’altro canto, i politici e i sindacalisti locali che, indolenti, peccano di sottomissione nei confronti dei vertici nazionali ai quali non tentano neppure di presentare un piano per la riqualificazione economica e culturale del territorio jonico, mostrando un totale disinteresse verso cittadini e lavoratori.

La povertà in cui è caduta la provincia di Taranto, in primis il capoluogo, è frutto di tale ignobile comportamento.

I cittadini di Taranto, forti delle negative conclusioni dei massimi esperti nel settore siderurgico, non credono nella favola della decarbonizzazione, ma credono in una reale RICONVERSIONE ECONOMICA, a partire dalle produzioni locali, messe in ginocchio dalla grande industria.

Ogni valida alternativa, di piccolo o grosso calibro, viene negata, al nostro territorio.

Dalla “Via della Seta”, l’Italia, in ossequio agli Stati Uniti, si è tirata fuori, negando anche quel minimo di sviluppo che questa poteva portare.

Per non parlare del Porto di Taranto, che nell’idea originale avrebbe dovuto fare concorrenza a quello di Amsterdam. Il Porto di Taranto sta letteralmente collassando, crollando su se stesso, con 300 unità lavorative a rischio licenziamento. Nessuna presa di posizione seria da parte di politici e sindacalisti locali.

E’ deprimente vedere interi isolati, nelle vie di Taranto, in particolare nel quartiere Borgo, orfani di attività commerciali, anche storiche, costrette a chiudere per la grande crisi derivante anche dal fallimento di una politica industriale inesistente che si ripercuote sulle famiglie tarantine, sia in termini economici che sanitari.

Pandemia e guerre hanno solo amplificato tale crisi, in atto a Taranto già da qualche decennio.

E’ nostro desiderio rivedere una Taranto viva, con vetrine di negozi che ne fanno ancor di più splendere la bellezza.

E’ nostro desiderio godere di quanto il mare può regalarci, grazie al lavoro di mitilicoltori e pescatori; non accettiamo più che venga ancora sfruttato ed inquinato da persone senza alcuno scrupolo.

Associazioni e comitati. genitori e figli di Taranto
Associazioni e comitati. genitori e figli di Taranto

Vogliamo che nella nostra città si torni a parlare di agricoltura ed allevamento, non di divieti ancora vigenti che hanno creato in questi settori /disoccupazione.

Vogliamo che i nostri figli e le prossime generazioni possano godere delle stesse opportunità concesse in altre parti d’Italia, prime tra le quali quella di vivere sereni e la possibilità di un lavoro dignitoso e pulito, che non faccia ammalare, come purtroppo accade ancora oggi, se stessi e gli altri.

Un lavoro che non costringa genitori a girare per gli ospedali italiani per cercare di salvare la vita ai propri figli; che non li costringa a piangere la morte dei propri figli; lasciando (gli stessi genitori) orfani/ prima del tempo.

Un lavoro che sia parte della vita, non condizione di vita, non negazione della vita.

Politici e sindacalisti sanno perfettamente che la produzione di acciaio, a caldo, procura malattie e morte, eppure, ognuno per la propria parte, continuano a spingere verso un aumento di tale produzione, macchiandosi di continui delitti mai davvero indagati dagli organi di informazione.

Dall’avvio dei lavori per la costruzione del centro siderurgico tarantino, nel 1962, alle oltre 500 vittime di incidenti sul lavoro bisognerebbe aggiungere le decine di migliaia di cittadini e lavoratori morti per malattie direttamente correlabili alla produzione.

Il premio finale di tutto questo disastro è stato consegnato a Taranto direttamente dalla Commissione per i Diritti Umani dell’ONU che ha classificato il nostro territorio tra le “zone di sacrificio umano”, dove i residenti vengono trattati come “usa e getta”.

E’ un premio che dovrebbe ricoprire di vergogna l’intera Repubblica democratica d’Italia.

E’ un premio che noi non vogliamo più.


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