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“No biodigestore” ricorre al Governo

Inquinamento ambientale e da fumi da Skuola.netInquinamento ambientale e da fumi da ©Skuola.net

NO Biodigestore  Frosinone
NO Biodigestore Frosinone ©FrosinoneToday

NO BIODIGESTORE. Il Coordinamento di associazioni e comitati, che fa capo al Comitato NO biodigestori Frosinone – valle del Sacco ha chiesto al Governo nazionale di intervenire in sostituzione della Regione Lazio con riferimento al procedimento (iniziato ben 4 anni fa) finalizzato ad autorizzare l’impianto di biodigestione della Maestrale srl.

Nei giorni scorsi infatti il Comitato ha chiesto al Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica di sostituirsi alla Regione, al Comune di Frosinone ed agli Enti inadempienti che non hanno posto in essere atti ed attività obbligatorie per legge (art. 120, comma 2, della Costituzione e, come disciplinato, dall’art. 8, comma 1, della legge 5 giugno 2003, n. 131), violando, in presenza di un “pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica”, il diritto dei cittadini ad essere tutelati.

Dopo aver contestato nelle Conferenze di servizi il progetto del biodigestore e la procedura amministrativa seguita, facendo ricorso ai vari mezzi di opposizione per ottenere una presa di posizione da parte della Regione e del Comune di Frosinone, il Comitato ha presentato, tra il 2022 e il 2023, tre istanze di archiviazione del procedimento di autorizzazione dell’impianto per scadenza dei termini di legge, rilevando che rinvii, ritardi, irritualità e forzature nell’iter di approvazione del progetto sono tanto inspiegabili quanto singolari.

L’impianto di biodigestione

L’impianto di biodigestione anaerobica della Maestrale Srl, da realizzare in prossimità del casello autostradale, è destinato alla produzione di metano attraverso il trattamento di 50 mila tonnellate di rifiuti umidi l’anno.

L’impianto verrebbe localizzato a meno di 1 km dal popoloso quartiere di Corso Lazio, una delle zone più inquinate di Frosinone, in cui la centralina di Arpa Lazio ha rilevato ogni anno sforamenti dei limiti di legge delle polveri sottili PM10.

L’impianto potrebbe generare impatti rovinosi in termini di emissioni in atmosfera, di traffico veicolare, di scarti da allocare, di perdita di valore immobiliare, di inquinamento ambientale, di peggioramento della qualità della vita con ricadute severe sulla salute dei cittadini. Pesante l’aggravio previsto in termini di traffico per il trasporto dei rifiuti in entrata e del residuo della lavorazione in uscita: circa 10.000 mezzi l’anno circolerebbero sulla SS monti Lepini.

L’impianto comporterà la costruzione di enormi serbatoi per lo stoccaggio di metano che verrebbero allocati nelle vicinanze del centro abitato, in una area gestita dall’ASI, che vede nel raggio di 1 Km la presenza di 3 aziende soggette alla normativa Seveso per il rischio di incidente rilevante (incendio ed esplosione). Tant’è che il Comitato tecnico regionale dei VVFF nel luglio scorso ha chiesto al proponente ulteriore documentazione per valutare la sicurezza del biodigestore.

L’impianto, progettato per trattare un quantitativo di rifiuti dieci volte superiore a quelli prodotti dalla città, è sovradimensionato rispetto anche al fabbisogno di smaltimento di rifiuti umidi dell’intera provincia, ingenerando nel contempo la necessità di smaltimento di 40 mila tonnellate di rifiuti di scarto sotto forma di digestato.

Il contesto territoriale è quello del SIN bacino del fiume Sacco, ovvero sito di interesse nazionale da bonificare, il cui stato di contaminazione continua ad avere ripercussioni sullo stato di salute della popolazione in termini di malattia e morti correlate a cause ambientali.

Di tutto questo la cittadinanza non viene informata e la Consulta dei Sindaci dei Comuni di Frosinone, Ceccano, Patrica, Alatri, Torrice, Ferentino e Supino, che durante la campagna elettorale di Mastrangeli si era espressa contro il progetto, non ci risulta abbia preso iniziative per il suo coinvolgimento e risposto alle nostre istanze.

Oltre le Amministrazioni silenti, le altre forze partitiche, politiche e sociali cosa fanno?

Così, con un progetto che non serve al fabbisogno della città ed un procedimento con Enti dormienti ci chiediamo cosa sappiano i cittadini di questo mega impianto pensato alle porte della città.

Passate le elezioni da più di un anno, ad oggi, non si sa quale sia la posizione del nuovo Consiglio comunale e della nuova Amministrazione, che in tutto questo tempo non si è preoccupata di coinvolgere e aggiornare la popolazione di Frosinone sulle iniziative per contrastarlo e sulle possibili ricadute sanitarie, ambientali ed economiche che deriverebbero dall’approvazione del progetto.

All’immobilismo e scarsa trasparenza si aggiunge il fatto che la stessa Amministrazione comunale non abbia mai preso in considerazione le nostre richieste e la diffida a richiedere alla Regione l’immediata archiviazione del progetto, ormai scaduto.

Il “sonno” dell’Amministrazione è stato potenziato dalla distrazione dei maggiori attori locali (forze partitiche, sociali, ambientaliste, ecc.) che non denunciano i probabili danni di una tecnologia contrastata in tutta Italia e sempre più combattuta da movimenti spontanei di cittadini.

Nella valle del Sacco c’è disorientamento per il fatto che quegli stessi che a spada tratta difendono il biodigestore di Frosinone sono gli stessi che si battono contro la costruzione di un analogo impianto ad Anagni, nonostante le criticità sanitarie del SIN siano le medesime.

Non manca una nota di colore. Da mesi abbiamo chiesto un confronto pubblico con una importante associazione ambientalista nazionale per aprire un dibattito informativo al fine di offrire un contributo alla cittadinanza, ma non abbiamo ricevuto risposta.

Ancora una volta diciamo basta

Di monnezza in questo territorio ne abbiamo avuta fin troppa e la sagoma dell’eco mostro de Le Lame è sempre là, con una bonifica rimasta sulla carta. Tra l’altro è fuorviante per la cittadinanza leggere che caratterizzazione e messa in sicurezza – previste nell’Accordo di programma regionale del 2019 e 2022 – equivalgano a bonifica, ma tra gli attivisti nessuno sembra dargli importanza. Ragione di più per molti di sentirsi rassegnati, sfiduciati, anzi indifferenti verso i movimenti ambientalisti e le politiche (inattive) delle Istituzioni, che non coinvolgono i cittadini nei processi decisionali pubblici e non ne garantiscono la trasparenza. A Frosinone i residenti devono subire le decisioni degli Amministratori che al territorio riservano – se capita – un’attenzione occasionale. 

Su questo quadro così poco rassicurante non è possibile esprimere nemmeno una moderata soddisfazione, consapevoli che spetta ai territori accendere una dura conflittualità ambientale verso soggetti istituzionali pubblici, dal governo nazionale a quello locale.

Continueremo a dare continuità alle istanze del Comitato, che forse vengono ignorate anche perché mettono in discussione quelle decisioni e quell’operato che le Amministrazioni pubbliche prendono fuori dal procedimento autorizzatorio in virtù di precise e scellerate scelte politiche a carico del territorio e delle nuove generazioni.



 

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