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Numeri della crisi in provincia di Frosinone

Economia. Stellantis a Piedimonte S. GermanoEconomia. Stellantis a Piedimonte S. GermanoEconomia. Stellantis a Piedimonte S. Germano

di Ermisio Mazzocchi

Numeri della crisi in provincia di Frosinone
Numeri della crisi in provincia di Frosinone

NUMERI DELLA CRISI. Si deve prendere atto che la provincia di Frosinone, ma similmente si potrebbe dire anche delle altre province del Lazio, è entrata in una nuova epoca della sua storia economica e sociale segnata da una profonda trasformazione e da un’acuta crisi delle sue peculiarità produttive e della sua qualità della vita.

Nella seconda metà del ventesimo secolo la provincia passò da una preminente economia agricola a quella industriale i cui effetti sono stati di profondi cambiamenti.

Chiusa la fase della Cassa del Mezzogiorno si è precipitati in un prosciugamento del sistema produttivo a causa della dismissione di molte fabbriche della caduta occupazionale avvenuta nella Fia-Fca-Stellantis sino ad arrivare alla desertificazione industriale denunciata.

Un processo che si colloca nella dimensione della nuova globalizzazione del capitalismo che tende a un dominio assoluto e persegue obiettivi che lo possano rafforzare e rendere sempre più potente. In questa dinamica si è avuto un immiserimento della vita economica e sociale dell’intera provincia.

I più recenti studi sulla situazione critica della provincia di Frosinone rilevano una caduta verso il deprezzamento della qualità della vita e un impoverimento di tutta l’economia provinciale.

Nell’annuale classifica del Sole 24Ore Frosinone occupa l’80º posto su 107 province per quanto riguarda la qualità della vita.

Significativo è che nella classifica di “Affari e lavoro” essa è al 90º posto, in quella di “Imprese in fallimento” è al 92º posto, di “Ambiente” è al 87º posto, di “Ricchezza e consumi” è al 79º posto.

Il dato reale è quello di una società che langue ed è fragile, rivelando limiti strutturali.

L’indagine condotta da ItaliaOggi conferma quanto riportato dal Sole 24Ore nella graduatoria che indica le carenze e le criticità delle diverse province italiane.

Questi sono i dati: “Importo medio dei protesti per abitante” Frosinone è al 94º posto su 107 province; “Estensione dei pannelli fotovoltaici in edifici pubblici”  la città di Frosinone è al 91º posto; “ Posti letto in cardiologia” la provincia è all’89º posto; “Posti letto in terapia intensiva” è all’86º posto; “Posti letto in oncologia” è al 90º posto;  “Strutture dedicate al tempo libero” è al 97º posto, “Importo medio annuo pensioni” è al 74º posto;” “Ricchezza patrimoniale pro capite” è al 73º posto;  “Sofferenze bancarie dei prestiti alle famiglie” è al 93º posto.

La UIL denuncia una diminuzione degli sportelli bancari che nel 2018 erano 166 dislocati in 48 comuni con 1032 dipendenti, mentre al 2022 gli sportelli sono scesi a 140 dislocati in 41 comuni e i dipendenti a 945 (non è dato sapere che fine hanno fatto i 67 dipendenti licenziati). Il che significa che 89 mila ciociari, circa il 19,9% della popolazione, non possono usufruire dei servizi di una banca della provincia di Frosinone.

L’aggregazione e la digitazione sono le cause di questa contrazione, ma sta di fatto che il risultato è una ulteriore prova di abbandono dei territori e una politica aziendale incentrata nel taglio del costo del lavoro.

Nei primi mesi dell’anno, secondo i dati dell’Inps, le nuove assunzioni sono state 22.136 in calo del 2,3% (meno 511 unità) rispetto allo stesso periodo dell’anno.

Da sottolineare che la metà degli assunti sono a termine: 11.280 e solo 4.299 a tempo indeterminato.

E la retribuzione media lorda annua è di 18.576 euro, più bassa di 3.292 euro rispetto alla media nazionale, che è di 21.868, pari a un meno 15%  

In definitiva l’economia è attraversata da situazioni di incertezza e di difficile miglioramento.

Non si hanno nuovi insediamenti industriali e quelli che ci sono lasciano questo territorio o, se restano, ristringono le possibilità di assunzione, tanto che un solo contratto su quattro è stabile e rispetto al 2022 si hanno 1.321 contratti a tempo indeterminato in meno.

Gli impegni assunti da Rocca, presidente della regione, per l’applicazione della ZLS non sono stati, a oggi, soddisfatti.

La stessa manovra di Bilancio della Regione, come quella della Meloni, lascia indietro le persone in difficoltà, le categorie fragili, nega i diritti ai malati, agli anziani, ai giovani e non ci sono interventi mirati a sostegno dei comuni.

Il governo Meloni e il presidente Rocca non sembrano perseguire interventi rivolti a fronteggiare la criticità e a sostenere politiche in grado di garantire un rilancio dell’economia e non delineano una diversa qualità dello sviluppo del paese e di questo territorio. Lo stesso Rocca compie scelte che penalizzano i territori e che non sono affatto risolutive della crisi, una crisi che investe non solo questa provincia ma l’intera regione.

Bisogna quindi alzare il livello di denuncia delle inadempienze dei governi della Destra nazionale e regionale e “scaricare” su di essi la responsabilità del degrado sociale ed economico.

Sale dal paese un’estesa e diffusa protesta e una rivendicazione per il lavoro e le garanzie per i diritti sociali.

Movimenti che devono essere compresi nella loro impetuosa spinta, indirizzata a ottenere un cambiamento e a soddisfare le esigenze dei cittadini.

Occorre quindi sapere raccogliere questa insoddisfazione e interpretare le giuste rivendicazioni di larghi settori di cittadini e incanalarle in una forte pressione sul governo e sulla regione.

Un obiettivo che richiede una nuova politica delle forze progressiste e democratiche, dell’insieme della sinistra e soprattutto del PD, capace di suscitare interesse e di aggregare le realtà sociali colpite dalla crisi e quelle del mondo imprenditoriale e associativo di questo territorio.

Ridare voce e rappresentanza ai gruppi sociali più deboli, combattere le disuguaglianze, offrire una prospettiva alle forze produttive richiede un’azione di denuncia e di un energico attacco senza tentennamenti e timori, accompagnata da proposte rivolte alle questioni vitali di questa provincia.

In definitiva significa rielaborare una politica che attivi delle azioni volte a sconfiggere una pericolosa Destra e a portare il paese e questa provincia a sperare in un futuro migliore.                                                                             

17 dicembre 2023


Il Sole 24 ore

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Ermisio Mazzocchi

ByErmisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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