1943: Eccidio di Boville Ernica

Finamente liberiFinamente liberiFinamente liberi

di Lucia Fabi e Angelino Loffredi*

1943: Eccidio. Terra bruciata
1943: Eccidio. Terra bruciata

1943: ECCIDIO. E’ una mattina grigia quella del 23 dicembre 1943 nella zona di Ara Castello, posta alla periferia di Boville Ernica.

Sono le 9,00 e tutti gli abitanti da molte ore sono in piedi dando così inizio ai lavori di campagna, a cominciare dal governo del bestiame, purtroppo sempre più ridotto a causa delle frequenti razzie naziste.

La signora Carolina Botticelli, moglie di Raffaele Malandrucco, ha già acceso il forno per cuocere il pane e la pizza. Prepara un pasto frugale arricchito da broccoletti di rapa posti già sulla padella, pronti ad insaporire la pizza.

All’improvviso arriva veloce come una schioppettata la notizia che stanno arrivando i razziatori. Da giorni si sapeva che i tedeschi rapinavano animali e vettovaglie varie lasciando nella disperazione le famiglie.

Lo facevano facendosi accompagnare da uomini in camicia nera, fascisti locali collaborazionisti che conoscevano bene i luoghi e le persone da colpire e quando arrivavano agivano sempre in modo sicuro. I contadini rapinati sapevano anche che una parte del bottino andava ai fascisti locali e, forse, questa era la cosa che maggiormente li faceva arrabbiare.

Sul modo come reagire, i contadini del luogo avevano discusso e avevano ipotizzato una difesa con le armi ma c’erano anche delle contrarietà. Quella mattina si venne a sapere che i tedeschi provenienti dal presidio di “Ruscitto“ si stavano avvicinando. pertanto alla loro vista alcuni contadini spararono mettendoli in fuga.

La soddisfazione, per aver salvato le proprie bestie, fu grande ma di breve durata. Alle ore 11, infatti, quando incominciò a piovere, i nazifascisti ritornarono numerosi e agguerriti. Fra questi c’era anche un losco figuro di Ripi ben conosciuto per la partecipazione a tali scorrerie.

Il manipolo incominciò immediatamente la spedizione punitiva freddando Emma Albrizzi, moglie di Giovanni Iaboni e madre di sette figli, colpevole, forse, di raccogliere l’erba per le proprie bestie e di aver guardato con fierezza i tedeschi avendo il falcetto in mano.

Dopo questo assassinio la squadra proseguì il delittuoso disegno. Alcuni dei giovani che precedentemente avevano sparato, e fra questi Alfredo Santopadre nel vedere in lontananza che la squadra tedesca era numerosa, preferirono sotterrare pistole e fucili e dileguarsi. Non seguì i fuggiaschi il giovane Armando Santopadre che restò a studiare gli eventi per rifugiarsi poi nella stalla di “Peppino Ceccuccio” nascondendosi nella mangiatoia.

Armando non immaginò che i nazifascisti lo avevano osservato e seguito fin dentro la stalla dove venne colpito da una scarica di mitra. Aveva 20 anni. Una morte inaspettata è quella di Raffaele Malandrucco, il quale, mentre la moglie Carolina prepara il misero pasto a cui abbiamo accennato poc’anzi, sta’ sistemando delle bottiglie di vino.

Raffaele sente il frastuono, vede i tedeschi entrare in casa ma mentre li invita a prendere qualcosa una pallottola gli trancia la trachea. Cade bocconi a terra proprio di fronte al forno ove la moglie sta cucinando. I tedeschi non sono soddisfatti, entrano nella cantina dove il genero Giovanni Diana, dopo aver assistito all’azione violenta, si nasconde dietro le botti, ma i soldati tedeschi forse impauriti, sparano ancora raffiche di mitra e lanciano qualche bomba a mano.

Il corpo di Giovanni viene trovato irriconoscibile in un lago di vino rosso misto a sangue. Lasciava disperati i genitori e nella più profonda desolazione la moglie Maria e il figlio Giuseppe.

Accanto a questi crimini poteva essercene un altro. Nell’ultima stanza della cantina si è nascosto Tommaso, fratello di Raffaele che riesce a salvarsi perché nascosto dietro una “spianatora” che riesce a deviare i colpi. I nazifascisti dopo l’eccidio rapinano tutti gli animali presenti nella stalla.

Quando Tommaso esce dal nascondiglio e trova i corpi di Giovanni e del fratello, di fronte a quelle immagini orribili, non riesce a controllare il dolore e la paura, prende una corda e prova ad impiccarsi ad un albero poco distante dall’abitazione. Il fratello Angelo che abita sulla collina di fronte sentendo i colpi di arma e il suono delle bombe a mano, corre per conoscere quanto accaduto, si trova il corpo del fratello appeso all’albero e con molta prontezza tronca la fune.

Una vera fortuna: Tommaso per la seconda volta si salva dalla morte¹.

Nota

1-Gino Albimonti, Memorie, Pro Loco Boville Ernica 2000, pp17-19
*Da “ Il dolore della memoria/ Ciociaria 1943-1944 “ di Lucia Fabi Angelino Loffredi 2016

Loffredi e dintorni

1900 italiano su UNOeTRE.it

Angelino Loffredi

Angelino Loffredi su UNOeTRE.it

Angelino Loffredi sito

Grazie per aver letto questo post, se ti fa piacere iscriviti alla newsletter di UNOeTRE.it!

Privacy Policy Cookie Policy