2024: Anno di avvio del Lavoro partecipato e gestito anche dai Lavoratori
di Donato Galeone*

LAVORO. Con la democrazia politica e la democrazia economica, mediante la “partecipazione dei lavoratori alle gestione delle attività produttive” si rafforza la politica economica del nostro Paese.
Lo afferma non solo la CISL, considerando, partendo dall’articolo 1 della nostra Costituzione – con il “lavoro” – che è fondamento di uguaglianza e di libertà della persona – e la Repubblica ha il “compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori alla organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
E’ la nostra Costituzione che delinea il fondamento dei diritti e, conseguentemente, la partecipazione del lavoro e dei lavoratori allo sviluppo della Repubblica, anche, con l’attuazione dell’articolo 46 della Costituzione che nella terza Sottocommissione dell’Assemblea Costituente – 78 anni fa ottobre 1946 – la Repubblica, con il nuovo Stato italiano, assicurava il diritto dei lavoratori di “partecipare alla gestione delle aziende” dove prestano la loro opera e la” legge doveva stabilire i modi e i limiti di applicazione del diritto”.
Tanti anni fa oltre 20 “parlamentari costituenti” – che non elenco – di tutti i gruppi politici con i loro interventi e dichiarazioni in contenuti favorevoli, come le affermazioni dell’Onorevole Di Vittorio (gruppo PCI) -11 ottobre 1946 – che dice: “Ai lavoratori di aziende di ogni genere, aventi almeno 50 dipendenti, deve essere riconosciuto il diritto di partecipare alla gestione dell’azienda mediante appositi consigli di gestione, le cui norme costitutive e compiti saranno fissati dalla legge”.
L’Onorevole Paratore (gruppo misto) ritiene che la Costituzione deve limitarsi al “principio di gestione” e condivide che, oggi, anche l’uomo più retrogrado deve ammettere che “il rapporto tra lavoratore e l’azienda non può limitarsi al salario” ma è necessaria la collaborazione interna sia nell’azienda che per lla economia del Paese.
L’Onorevole Dominedò (gruppo DC) evidenzia che il problema della partecipazione è comune alle imprese private e pubbliche e si può parlare di partecipazione dei lavoratori sotto diversi aspetti e, trattandosi di un percorso complesso, è necessario definire se il Consiglio di Gestione può essere concepito quale “organo di consulenza tecnica” come avviene con i “consigli misti di produzione” nell’ordinamento anglosassone, ma tali problemi saranno oggetto di una futura disciplina legislativa.
L’Onorevole Teresa Noce (gruppo PCI) dichiara che l’argomento è della massima importanza e richiama l’attenzione di tutto il popolo italiano, sottolineando, che l’articolo deve essere posto nella Costituzione con la dizione “Consiglio di Gestione”.

L’ Onorevole Fanfani (gruppo DC) richiama il disagio dei lavoratori di fine ‘800 e inizio’900 per il trattamento economico e osserva che, oggi, lo sviluppo e la divulgazione delle teorie sociali hanno dato ai lavoratori la “coscienza e conoscenza dei diritti umani”.
Aggiunge, tra altre considerazioni e osservazioni nei contenuti, che i lavoratori non si sentono “menomati dal fatto di non ricevere il giusto salario” quanto dal vedere misconosciuta la loro intelligenza e la capacità di compartecipazione e di condividere le sorti dell’impresa dove prestano l’opera.
Nella seduta antimeridiana della terza sottocommissione – 11 ottobre 1946 – il Presidente Onorevole Ghidini (gruppo PSI) rileva che tutti gli interventi, oltre 20, avevano in continuità argomentato sufficientemente e fatto “dichiarazioni favorevoli sulla evidente finalità dell’intervento dei lavoratori nella gestione dell’azienda” – anche – il Relatore Onorevole Pesenti( gruppo PCI) evidenzia che la Costituzione debba limitarsi a un principio fondamentale, cioè, alla affermazione che “al lavoratore è riconosciuto il diritto di partecipare alla gestione dell’azienda” – propone – che l’articolo potrebbe essere così formulato: “Lo Stato assicura il diritto ai lavoratori di partecipare alla gestione delle aziende ove prestano la loro opera. La legge stabilisce i modi e i limiti di applicazione del diritto”.
Dagli atti della terza Sottocommissione si annota che la proposta così formulata viene approvata alla unanimità” è recepita (con il n. 43) nel testo del Progetto di Costituzione che verrà presentata all’Assemblea Costituente.
Sappiamo che in Assemblea Costituente l’articolo viene recepito con il numero 46 che tutti conosciamo: “Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende”.
A 30 anni dall’entrata in vigore dell’articolo 46 – personalmente impegnato con il Presidente del Consiglio Onorevole Giulio Andreotti e da lui incaricato di seguire le “aziende in crisi, conoscere le cause, condividerle e proporre interventi di ripresa produttiva salvaguardando i livelli di occupazione” – d’intesa con il Sottosegretario Onorevole Baldassare Armato al Ministero del Lavoro – proposi a Andreotti la sua partecipazione a una “Tavola Rotonda al CNEL” mirata verso una attualissima tematica da rilanciare la “ Ripresa economica e la partecipazione dei lavoratori” da organizzare con l’ISRL (Istituto Speciale Ricerca Lavoro).
Quel confronto – che sintetizzo al massimo – si svolse il 17 aprile 1977 al CNEL con la partecipazione di Andreotti e Armato, del Presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati Onorevole Ballardini, del Segretario CGIL Lama, Storti e altri: Bianchi, Marini, Coppo, Cacace, Boni, Corti. Gli interventi registrati, tutti, sono stati raccolti e pubblicati nel 2010 in “Lavoro Contrattato e Partecipato” di Galeone Donato su unoetre.it dal giornale on line diretto da Ignazio Mazzoli.
Armato: dice che è determinante quanto necessario valutare a livello d’impresa il “significato delle esperienze di democrazia economica in Europa” e le possibili forme armonizzate di partecipazione da introdurre nelle esperienze italiane.

Ballardini: rileva e osserva che “dopo 30 anni per la prima volta” l’argomento costituisce oggetto di una discussione pubblica con la partecipazione responsabile del Governo (Andreotti e Armato) e delle Organizzazioni Sindacali, anche se il tema non è nuovissimo, ma “dormiente in Italia e ilproblema della “gestione nelle aziende” si identifica con il tema della democrazia industriale, più esattamente della “democrazia economica” da allargare in una dimensione politica di carattere generale. Ritiene che sul tema della partecipazione dei lavoratori al “controllo o alla gestione” favorisce la “rinascita” della nostra economia, la sua “conversione” e l’allargamento della base produttiva.
Lama: premette che il suo intervento e le opinioni sono “personali” anche se nella CGIL è in corso un dibattito che, però, non è giunto a conclusioni vincolanti.
Lavoro gestito anche dai lavoratori
Afferma che la questione della “partecipazione alla gestione” investe non soltanto le strategie del Sindacato ma la stessa natura del Sindacato e, per certi aspetti, anche la natura dello Stato. Non pensiamo di cambiare sostanzialmente la natura di questo nostro Sindacato che esiste in Italia, con le sue caratteristiche fondamentali e, per quanto riguarda l’impresa, possiamo essere orientati verso “poteri di controllo” attraverso misure legislative quali “misure di sostegno”, sempre, a livello di un diritto a esercitare controlli all’interno della impresa.
Si richiama alla concezione di un “Sindacato Libero” che può esercitare “pressione quando l’accordo non c’è” e allor quando, però, si realizza un accordo le “conseguenze dell’accordo devono essere esplicate” non solo per le imprese ma, anche, per il Sindacato. Conclude affermando che la forza autonoma del Sindacato anche sotto il profilo della “partecipazione nella elaborazione di una strategia di uno sviluppo economico e di una programmazione economica” è un dato peculiare per noi e il nostro Paese.
Storti: osserva che forse la vaghezza del sostantivo “partecipazione” deriva dal fatto che la nata società industriale e, contemporaneamente le nate Organizzazioni Sindacali, di fronte ad un contrasto di interessi – tra lavoratori e società industriale (dialettica, lotta, conflittualità) – quel concetto di partecipazione, forse, viene visto come un antidoto, quale accezione, alla conflittualità e alle lotte sociali.
Credo, però, che nella nozione di “partecipazione” abbia inciso una evoluzione positiva nella interpretazione di “società democratica”. Oggi nella società mondiale, sicuramente in quella europea e certamente italiana, gli aspetti più caratteristici sono la gravità dei problemi economici e sociali. E tra dialettica e conflittualità, nei Paesi democratici, si ripropone con impegno e interesse reciproco il problema della “partecipazione di lavoratori nelle attività produttive”.
Marini: riferendosi all’intervento di Lama che poneva l’occhio più attento al prossimo Congresso della CGIL che al dibattito di questa sera, osserva anche, che il “nuovo interesse alla partecipazione dei lavoratori” non sia in contraddizione con la partecipazione alla evoluzione più complessiva della società.

Si tratta di sapere se la “partecipazione dei lavoratori alla vita dell’azienda assorbe il momento conflittuale”. Aggiunge e sottolinea che, per tutta l’esperienza sindacale italiana – in una società libera – il conflitto c’è ed è ineliminabile.
Andreotti: ringrazia per la disponibilità di tutti, di qualche ora, a soffermarci su un problema che va considerato tra i più importanti per individuare una “strada” da percorrere senza la quale potrebbero rendersi vane anche le “più geniali soluzioni del pragmatismo tamponatore”.
Fatta questa premessa all’incontro, osserva, che nel concetto di “partecipazione operaia o meglio dei lavoratori” come ha detto Storti, il discorso della partecipazione è, ormai, esteso in senso più ampio, come partecipazione alla vita sociale organizzata.
E limitandoci a fare alcune osservazioni, in quello che è il senso ristretto di “partecipazione dei lavoratori” noi abbiamo – dice Andreotti – l’alfa e l’omega: l’alfa è la Costituzione e l’l’omega è la Comunità Europea e, riferendosi all’ottobre 1946 e all’Assemblea Costituente – Commissione dei 75 dove cercammo di tradurre nella formulazione dell’articolo 46 sulla partecipazione non soltanto dei redditi, che era l’aspetto più diffuso e strettamente legato all’azienda (la partecipazione agli utili d’impresa) ma la partecipazione alle responsabilità, introducendo un elemento ragionevole e ampio della norma, con il duplice fine “della elevazione economica e sociale del lavoratore e delle esigenze della produzione” stabilendo, poi, il diritto dei lavoratori a collaborare, secondo i limiti che sarebbero stati stabiliti dalle leggi, alla “gestione dell’azienda”.
Andreotti si domanda: cosa è accaduto dopo avere fissato questo principio in modo chiaro nella Costituzione? Risposta lapidaria: il tutto è stato messo in “bagnomaria”.
Riferendosi agli interventi di Ballardini, Lama, Storti e Marini richiama la contrattazione collettiva e osserva che già sono state introdotte delle tematiche che fanno parte di una vera partecipazione a quella che è la organizzazione aziendale.
Nel passato queste tematiche non facevano parte né di atti tendenti alle retribuzioni, né di atti tendenti alle normative di lavoro. Richiama l’intervento di Marini e osserva che il suo timore per l’eventuale accentuazione di partecipazione dei lavoratori “sottragga spazio al conflitto” non abbia ragione di essere.
Mi pare – dice Andreotti – che l’aria del conflitto sia così diffusa che ne restano sempre amplissimi margini, ma credo che veramente siano compatibili – era il quesito che Marini aveva posto – con un concetto ampio di partecipazione ed un concetto legittimo di conflittualità, attuata liberamente.

Ritiene – concludendo – che ognuno può vedere la cosa da diverse ottiche, ma sempre, avendo una base, che è una base coagulante: la Costituzione. Dato che questa parola di “collaborazione alla gestione” è stabilita nella Costituzione, nessuno la deve vedere come una piccola cosa di carattere estemporaneo o di tattica politica e contingente: è una linea su cui si deve camminare. Il fatto di camminare dopo 30 anni di passo battuto (e ne ha raggiunto 78 nel 2024) dà, forse, anchilosi agli strumenti che debbono far procedere anche in questo campo. Ma con ginnastica rieducativa, spero, che saremo in condizioni di riprendere di nuovo la strada.
Ecco – dopo 78 anni – la ripresa della strada, percorsa in 150 giorni dalla CISL, con la sua “aperta proposta di legge popolare sulla partecipazione al lavoro e dei lavoratori alla gestione dell’azienda” sottoscritta da oltre 375.000 persone (2.500 sottoscrittori al giorno io compreso) e depositata a Montecitorio per il Parlamento il 28 novembre scorso.
La proposta di legge CISL è mirata a dare voce e responsabilità in ogni momento decisionale aziendale – con i suoi 22 articoli suddivisi in 9 titoli – per contribuire a cambiare, in meglio, il modello territoriale di sviluppo condividendo, essenzialmente, le scelte sugli investimenti, per elevare i salari, la stabilità e qualità del lavoro in salute e sicurezza, migliorando i livelli di produttività e, contrastando le delocalizzazioni, per rendere “centrale e stabile il diritto al lavoro contrattato e partecipato”.
(*) ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Lavoro gestito anche dai lavoratori
Roma, 9 gennaio 2024
Scarica proposta legge CISL sulla partecipazione
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