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La quercia che sedusse Ceccano

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di Antonio Nalli

La quercia che sedusse Ceccano
La quercia che sedusse Ceccano (foto di pietroalviti.com)

QUERCIA. Questa mattina (12 gen 24) ho protocollato al Comune di Ceccano una nuova proposta sulla quercia secolare.

In attesa dei test da me già suggeriti con lettere ufficiali, come tomografia sonica e pulling test (che potrebbero essere sostenuti economicamente anche grazie alla donazione di circa 200mila euro, fatta al Comune di Ceccano dalla figlia dell’anarchico Aristide Ceccarelli), ho chiesto ulteriormente all’amministrazione di avvalersi della collaborazione di un’università al fine di provvedere alla clonazione della pianta, ottenendo gemme e radici che permettano di produrre piantine uguali alla pianta madre, eventualmente da poter distribuire ai cittadini interessati e ripiantare in più luoghi della città, soprattutto in caso di abbattimento stabilito dall’ordinanza dirigenziale.

E’ un tentantivo di buon senso per salvare il salvabile e non ho alcuna intenzione di entrare in una polemica politica dove a primeggiare sono fino ad ora ignoranza, prepotenza ed arroganza.

Atteggiamenti questi assunti anche da qualche rappresentante istituzionale. Questa non è la mia guerra e tantomeno voglio essere strumentalizzato dagli avversari politici dell’assessore presenti nella sua stessa maggioranza, i quali pur tacendo, fremono nella speranza di veder fallire il loro antagonista nella corsa alla carica di Sindaco.

La domanda che inizialmente mi sono posto in questi giorni è stata: chi sono io per vietare ad una pianta che ha circa 150 anni di vita, di poter vivere per altri 100 o 150 anni, visto che l’età media di una quercia si aggira intorno ai 250/300 anni?

Chi sono io per poter impedire alle future generazioni di giovani di continuare a vedere la quercia di via Madonna delle Grazie che aveva ispirato anche il pittore romano Cesare Tiratelli?

Certo la vicenda qualche esame di coscienza deve porlo, perché i problemi dell’albero sono iniziati con la realizzazione del marciapiedi troppo a ridosso del suo fusto e chi aveva l’obbligo di monitorare ciò è venuto meno al suo mandato, malgrado le migliaia di euro costate alla comunità ceccanese per pagare premi di produttività a dirigenti che forse non li meritavano.

E pur cambiando il colore politico delle amministrazioni, questo atteggiamento è rimasto identico. Salire sul carro dei vincitori non è una mia prerogativa.

Al contrario, io molte volte scendo. In più, siamo sicuri che la quercia in questione sia l’unica pianta veramente pericolosa ed a rischio caduta in città? O ve ne sono altre che meritano altrettanta e maggiore attenzione, anche a ridosso di strade dove transitano auto?

Che questa vicenda sia l’inizio di una campagna di censimento e monitoraggio degli alberi della città.


Ceccano

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