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La Quercia Madonna Delle Grazie

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di Maurizio Cerroni

La Quercia Madonna Delle Grazie
La Quercia Madonna Delle Grazie

QUERCIA. La mia infanzia è legata al posto dove sono cresciuto. Grandi spazi, terra arata e coltivata, vigneti e tanti alberi. Ho avuto la fortuna di crescere in piena libertà in campagna, avendo davanti agli occhi ampi spazi, corse a perdifiato, e tanti giochi inventati. Ne ricordo uno in particolare, che richiedeva una certa abilità: consisteva nel salire con le mani nude e le gambe strette al tronco, la cosiddetta “arrampicata” a corpo libero sulle cime degli alberi.

Davanti all’abitazione dove ho trascorso l’infanzia c’era un grande Olmo campestre che faceva compagnia alle nostre giornate e dava come un grande ombrello riparo dal sole; a questo albero sono legati tanti ricordi di momenti di convivialità in famiglia e con gli amici.

Una quercia secolare  stava nel podere dei miei nonni. Veramente maestosa, con una grande chioma che forniva riparo per molti, e anche quello era luogo di giochi e di riposo dopo i tanti lavori quotidiani.

In quegli anni, una quercia lasciata crescere lungo i cigli delle strade era considerato anche il modo attraverso cui delimitare e custodire il proprio podere, per marcare meglio il confine.

Poi, le ghiande della quercia sono state (e, in parte, sono tuttora) un fattore insostituibile, fondamentale, per l’alimentazione del maiale, importante fonte di  carne lavorata per l’essere umano: salsiccia, prosciutto, lardo, strutto, la base fondamentale per l’alimentazione contadina. Nei momenti di grande carestia alimentare, provocata dalla guerra, la ghianda veniva frantumata e dal macinato si ricavata una farina per usi alimentari per l’uomo.

Le piante secolari, i cosiddetti grandi “patriarchi” del nostro paesaggio naturale, dovrebbero essere censiti e preservati per le future generazioni. Tutte le querce appartengono alla famiglia delle Fagaceae. In tutto il mondo sono conosciute quasi 600 specie di quercia, delle quali 27 sono presenti in Europa. In Italia, naturalmente, sono presenti le seguenti cinque specie:  Farnia, Leccio, Rovere, Roverella, Cerro.

Nell’antichità per il viandante era usuale formulare una preghiera e offrire doni agli alberi. Presso i Romani, la quercia era simbolo della sovranità, veniva considerata appartenere al gruppo degli alberi cosmici, venerati come sacri.

Nel corso del dibattito di queste ultime ore in difesa della grande quercia di Madonna delle Grazie a Ceccano, ho avuto modo di rileggere la poesia di Giovanni Pascoli e  ho pensato al libro di Italo Calvino “il Barone Rampante”: “Un ragazzo sale su di un albero, si arrampica tra i rami, passa da una pianta all’altra, decide che non scenderà più. Sull’albero costruisce il suo mondo fatto di invenzioni e riesce a vedere quello terreno in una prospettiva assolutamente diversa”.

E ho ricordato la storia delle donne “io non scendo”! Infatti, per secoli le donne sono rimaste a terra, ai piedi degli alberi. Le donne erano viste come radici, destinate a nutrire altre esistenze, padri, mariti, figli, quel maschile eternamente libero di salire su ogni cima e guardare lontano.

Ma, a un certo punto, le donne si sono ribellate, hanno abbracciato gli alberi, hanno puntato i piedi, e salendo di ramo in ramo hanno raggiunto un altro punto di vista, anche su di sé, più aperto, più alto, più profondo, più chiaro, e hanno detto: “Io non scendo”!

Ancora, quindi, mi è tornato alla mente un episodio accaduto in California, quando una donna è salita su un albero per proteggerlo dal taglio. Julia Hill, un’attivista ambientale che ha vissuto sopra una sequoia gigante per 738 giorni, dal 10 dicembre 1997 al 18 dicembre del 1999, impegnata in una battaglia contro la Pacific Lumber.

Ci sono tanti esempi di donne, uomini, ragazzi, che hanno dato vita a manifestazioni creative molto incisive e che sono stati capaci di creare attenzione tra le comunità locali, e far sentire la propria voce è stata fondamentale per la difesa dell’ambiente, dell’habitat naturale e del patrimonio paesaggistico.

Per rimanere dentro il dibattito che si sta svolgendo a Ceccano: bisogna salvare la QUERCIA vicino alla Chiesa Madonna Delle Grazie. Le piante nascono e muoiono. Alcune, le più fortunate, diventano un “albero maestoso”, veri patriarchi del territorio. Con loro si crea un legame.

Quando stiamo male andiamo dal medico, e dopo la visita ci vengono prescritte cure e medicinali. Anche per le piante, come per la quercia in questione, occorre una visita tecnica/ scientifica con relazione scritta da parte di personale competente, iscritto all’albo professionale, un “arboricoltore”, magari  con il coinvolgimento dell’istituto pubblico scolastico Agrario di Frosinone, oltre che del corpo dei carabinieri forestale. Questa è la strada che l’amministrazione Comunale di Ceccano è obbligata a seguire.

Altrimenti, paventare presunti pericoli per l’incolumità pubblica a causa della possibilità di caduta alberi, peraltro con dichiarazioni fatte da personale privo di strumenti tecnico/scientifico, rappresenta la cosa peggiore che si possa fare rispetto a chi ha sollevato tali questioni in questo ultimo periodo. Infatti, un tale modo di fare crea solamente incertezze e dubbi tra i cittadini.

A me sembra giusta tanta attenzione sollevata in questi giorni per la difesa della quercia monumentale a Ceccano, perché, se dietro l’abbattimento della quercia c’è solo il tentativo di fare un parcheggio per le automobili, un simile progetto va decisamente contrastato e respinto!

A questo punto, veramente è il caso di gridare, di far sentire la nostra voce: IO NON SCENDO!


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