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Idrogeno verde o idrogeno grigio?

Colori dell'idrogenoColori dell'idrogenoColori dell'idrogeno

Luci e ombre del futuro impianto di Patrica


di Salvatore Raoni* e Filippo Cannizzo**

Idrogeno verde o idrogeno grigio?
Idrogeno verde o idrogeno grigio?

IDROGENO. Nei giorni scorsi, nel corso di una conferenza stampa convocata ad hoc, il Consorzio Industriale del Lazio ha reso pubbliche alcune informazioni inerenti il progetto denominato “Helios”, che sarà realizzato entro il 2026 in un’area industriale dismessa nel territorio di Patrica da parte di ENGIE, Società Gasdotti Italia (SGI) e Consorzio Industriale del Lazio – con un investimento di circa 20 milioni di euro di cui 9,5 milioni di euro finanziati nell’ambito del bando “Hydrogen Valleys” del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR); una volta a regime l’impianto dovrebbe produrre circa 400 tonnellate all’anno di idrogeno verde.

Un progetto definito strategico nel processo di decarbonizzazione del tessuto industriale e nella diffusione della green economy della provincia di Frosinone. Eppure, tale intervento – presentato come volto alla creazione del “polo di produzione di idrogeno verde più grande del centrosud” – dalle informazioni che sono state rese note sembra avere un impatto piuttosto limitato in termini di energia pulita prodotta, in quanto sarebbe previsto un sistema di produzione di idrogeno verde tramite elettrolisi di 5 MW alimentato da un impianto fotovoltaico a terra di 7 MW.

L’idrogeno è un “vettore energetico” e non una fonte energetica, non è disponibile in natura nella forma utile (come molecole di H2 in forma gassosa) e deve essere prodotto artificialmente da composti in cui è legato, come ad esempio metano o acqua, consumando energia a partire da fonti energetiche primarie.

Idrogeno verde o idrogeno grigio? Acqua per idrogeno verd
Acqua per idrogeno verde

L’impiego di energia per il processo di estrazione, se per produrlo non vengono utilizzate fonti rinnovabili, comporta anche dei costi economici e ambientali (come emissioni inquinanti ed esaurimento delle risorse), oltre a rendere il ciclo completo termodinamicamente svantaggioso (in quanto si utilizza più energia di quanta se ne ricava).

L’idrogeno si può produrre principalmente attraverso “steam reforming” (ossia per riscaldamento del metano con vapore acqueo riscaldato), o per gassificazione del carbone oppure per elettrolisi dell´acqua (ossia scissione della molecola di acqua in idrogeno e ossigeno).

Se la scelta dichiarata è quella di produrre idrogeno verde attraverso elettrolisi dell’acqua, e se si dice di voler ricavare l’elettricità necessaria a produrre idrogeno grazie a impianti fotovoltaici a terra, occorre che almeno vengano chiariti con dovizia di particolari le funzioni a cui sarà destinato tale idrogeno verde ovvero se servirà a supportare una trentina di fabbriche della zona con energia rinnovabile (immaginiamo solo quando quella solare non sia disponibile, presumibilmente nel corso della notte) oppure se si ipotizza un suo utilizzo anche per la mobilità veicolare e gli usi residenziali.

Quindi, non è chiaro se sia sufficiente l’area indicata per la produzione di idrogeno da solare e per gli impianti fotovoltaici, in quanto va scongiurato il rischio di sacrificare a tale scopo del suolo fertile per agricoltura e foreste. Difatti, insieme all´impianto per elettrolisi non viene specificato quanti saranno i serbatoi di accumulo e se verranno sistemati tutti insieme per convertire l´idrogeno in elettricità oppure collocati presso ciascuna industria (per trasportarvi l´idrogeno da bruciare all´occorrenza).

Grigio
Grigio

Considerando che l’area indicata nel corso della conferenza stampa è di circa dieci ettari – non sufficienti nemmeno per sistemare i pannelli solari necessari alla produzione di 7MW per alimentare la produzione di idrogeno che, al netto del fattore percentuale per evitare ombreggiamenti e del fattore di correzione per l’area realmente utilizzabile, pur non essendo noto il tipo di impianto fotovoltaico e di pannelli che verranno utilizzati, avrebbero bisogno di ben più di dieci ettari per essere sistemati – sarebbe necessario sapere se è già previsto l’utilizzo di altri terreni necessari alla produzione di fotovoltaico, per l’impianto o per i serbatoi, e dove saranno situati.

Inoltre, appare tutta da verificare la distanza prevista dell’impianto dalle abitazioni, dalle strade e dai comuni limitrofi come Ceccano, perché non si può trascurare il fatto che l´idrogeno sia altamente esplosivo, e potenzialmente pericoloso se non posto lontano a sufficienza dal centro abitato.

Poi, rispetto a un territorio dove la popolazione subisce da decenni gli effetti dell’industrializzazione sulla propria pelle e sulla propria salute, ci domandiamo se sia stata fatta la scelta migliore possibile per collocare un impianto di tale portata – anche perché le contrade Tomacella e Ferruccia di Patrica, le stesse interessate dal progetto “Helios”, sono da tempo preda dei maleodori, dei fumi e degli scarti della produzione industriale. Il silenzio assordante delle istituzioni in merito, di tutti i livelli, non aiuta certo a dissipare i dubbi e le preoccupazioni delle persone, insieme ai nostri.

Ad oggi, quindi, non sono state nemmeno affrontate o rese note alcune problematiche tecniche legate alla costruzione di un gasdotto per il trasporto delle miscele di metano/idrogeno da destinare alle utenze del distretto industriale, come pure non sono state indicate le tempistiche per il progressivo arricchimento in idrogeno della miscela 75% metano e 25% idrogeno prevista inizialmente nel progetto – cosa che pone serie questioni rispetto all’effettiva funzione di questa operazione nel senso della transizione ecologica, e della convenienza a livello energetico, ma pure economico, di tale impianto.

A queste condizioni, con l’utilizzo di fonti fossili di energia pari al 75% (almeno inizialmente) di quella necessaria alla produzione prevista di idrogeno, probabilmente sarebbe più opportuno parlare di idrogeno “grigio” – o al massimo “blu” – piuttosto che di idrogeno verde, riferendosi a quello che si vuole produrre nell’impianto di Patrica.

Idrogeno verde
Verde

In altre nazioni europee, come la Germania, la questione della transizione energetica come processo che mira a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e a incrementare l’uso di energie rinnovabili, vede l’idrogeno verde come elemento strutturale perché considerato un’alternativa pulita e sostenibile al gas naturale. Infatti, la Germania ha implementato il suo potenziale eolico e solare allo scopo di ridurre i costi e per fare in modo di non dover utilizzare fonti fossili per la produzione di idrogeno verde (come si vuole fare, almeno inizialmente, a Patrica con il metano).

Ad oggi, le regioni tedesche del Saarland e della Renania-Palatinato si stanno caratterizzando, anche grazie alla posizione geografica nel centro Europa, come hub continentale per l’idrogeno verde; per questo, la Germania ha realizzato, nel corso degli ultimi anni, una infrastruttura di distribuzione efficiente e sicura – che comprende lo stoccaggio, il trasporto e le stazioni di rifornimento – fondamentale per ogni serio progetto inerente l’idrogeno verde.

Per sfruttare appieno le opportunità offerte dalla transizione energetica all’idrogeno verde, il tema della cooperazione internazionale svolge un importante ruolo nel promuovere l’idrogeno come fonte di energia pulita, motivo per il quale la Germania sta lavorando con partner europei e internazionali per condividere conoscenze, sviluppare standard comuni e promuovere investimenti nel settore per garantire la sicurezza, l’affidabilità e la sostenibilità dell’energia a base di idrogeno verde. Rispetto a tutto ciò, non è dato sapere come si sta operando al fine di realizzare l’impianto per la produzione di idrogeno verde a Patrica.

Idrogeno verde o idrogeno grigio? Tutti i colori dell'idrogeno
Tutti i colori dell’idrogeno

Pensiamo che l’idrogeno verde possa aiutare nel processo di decarbonizzazione del nostro Paese, e per raggiungere la neutralità climatica, solamente se utilizzato in settori dell’industria pesante come le acciaierie (in Germania ne è esemplificativo il caso dell’acciaieria Saartahl), il cemento, in alcune aziende del settore chimico e farmaceutico, comunque per l’industria ad alta intensità energetica, per specifici utilizzi industriali per gli stoccaggi stagionali, oppure come una forma di accumulo di energia da convertire in elettricità. E solo se la produzione dell’idrogeno venga alimentata da energia rinnovabile.

Per questo, accogliamo con interesse la proposta, avanzata da parte di Legambiente, a Frosinone, di riconversione dell’area dell’Aeroporto Moscardini in via di dismissione a parco fotovoltaico (con un potenziale di produzione stimato in 70 MW) che ci pare possa assumere una valenza di particolare rilievo – sia per la favorevole ubicazione del sito sia per le sue dimensioni – rispetto alla necessità di energia rinnovabile per alimentare per la produzione di idrogeno e, in prospettiva, anche come alternativa nella produzione di energia pulita allo stesso impianto di Patrica.

Infine, pensiamo che oltre agli impianti di fotovoltaico non si debba escludere la possibilità di ottenere l’energia rinnovabile necessaria all’impianto di Patrica (almeno in parte) grazie a impianti che sfruttano l’energia eolica e la trasformano in elettrica – progettando e realizzando un piccolo parco eolico a questo scopo, tenendo conto della possibilità di utilizzare aree già artificializzate per evitare la devastazione dei nostri territori, in una delle (poche) “aree idonee” già individuate da studi recenti nelle province di Frosinone o Latina in cui c’è garanzia di una adeguata ventosità. In questo modo, non sarebbero previsti processi di combustione, con conseguente riduzione delle emissioni di CO2, i costi di manutenzione sarebbero bassi con una durata degli impianti pari a quasi tre decenni, con facilità di trasporto e spese molto ridotte per poter avere tale energia prodotta con l’eolico presso l’impianto di Patrica per la produzione di idrogeno verde.

Abbiamo seri dubbi, però, che questo vettore energetico sarà in grado di traghettare l’Italia e la provincia di Frosinone verso gli obiettivi della decarbonizzazione o di una reale transizione energetica; forti sono le nostre perplessità riguardo chi sostiene che il futuro del nostro territorio e del nostro Paese passerà dall’idrogeno verde, soprattutto se l’obiettivo dichiarato è quello di utilizzarlo altresì nella mobilità e negli usi residenziali – i meno opportuni dal punto di vista della difesa del nostro ambiente e da quello più strettamente economico, in quanto altre tecnologie oggi disponibili sono più efficienti ed economicamente più convenienti dell’idrogeno.

Ci mettiamo a disposizione per confrontarci con le istituzioni, i soggetti politici e le associazioni ambientaliste, per organizzare quanto prima dei momenti di approfondimento e analisi della questione al fine di mettere in atto tutte le iniziative opportune per intervenire sulla questione.

*coordinatore provinciale Federazione dei Verdi Europei Frosinone 


**CSN-Comitato Scientifico Nazionale e collettivo Ceccano2030 



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