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Il gusto del viandante, vino, osterie…

Vecchia osteriaVecchia osteria

…locande e trattorie. Vino e malinconia! 


di Maurizio Cerroni

Il gusto del viandante, vino, osterie...
Il gusto del viandante, vino, osterie…

GUSTO. Tra vitigni, mosto, vino e cantine, osterie, taverne, trattorie romane e laziali. 
Uomini donne: poeti, artisti, operai, anarchici, cibo, vino e giochi, musica, stornelli, carte, passatella e morra, bulli e coltelli. 

Uomini e donne. Roma e l’antica campagna marittima. A proposito di cantine e vino, ricordiamo il nostro conterraneo Mancini Camillo, nato a Ceccano nel marzo 1857, deputato per tre legislature con regio decreto, ingegnere, agronomo. Fece importanti studi sulla vite, su vigneti e uve in Italia, in particolare modo del Lazio (come si evince dal libro del
1888, “Il Lazio viticolo e vinicolo”); dobbiamo ringraziare la sua azione per valorizzazione del moscato di Terracina e di altri vini nel Lazio. 

Ricordo qui la cantina e il vino di Castel Sindici di Ceccano (castello acquistato all’asta dall’ Amministrazione Comunale di Ceccano nel 2001) dove veniva prodotto il celebre vino “Castel Sindici”, paragonato al bianco di Frascati e, certamente, anche un vino rosso cabernet – grazie ai vitigni coltivati tra i tanti colli Ceccanesi. Il vino “Castel Sindici”, venduto in Italia e all’estero, che fu vincitore di numerosi premi, nazionali e internazionali.

Da queste reminiscenze nasce l’idea di ricordare i tanti luoghi della nostra città, con la storia di cantine, locande e osterie, che erano luoghi di incontri, vino, sapori e passioni. Grazie a informazioni ricevute da Vincenzina Angeletti, figlia di Sisotta (il cui nome si lega al ristorante Le Rose), ho potuto avere un elenco di cantine e osterie a Ceccano. Poi, ho cercato altre notizie in merito, in particolare da Angelino Loffredi, che ancora corrono nella memoria popolare.

Ecco l’elenco. 

La Mecca, in piazza Berardi; Zi Mappa, in via Rifugio; Di Vico 1 Trav giardinetti; davanti Strada Badia da Valeria/Giorgi; Scarapegli a Druagni, ponte dei Francesi; cantina Maura, imbocco di via casette; la cantina della Borgata famiglia Olmetti; Carlinii detto “Cainetta” in via Solferino; la “Murlatta” in via G. Matteotti; la cantina di via Bellatorre, “Cipicchi”; sempre in via Matteotti cantina Cleopadra; Locanda Fumichitto in Largo Tomassini; Dopo lavoro cantina in piazza Castello “Le Rose” Sisotta, Za Peppa in via Solferino 1; Osteria di via Magenta di Paladini; Madonna della Pace di Santodonato; Tanzini Locanda alla villa Comunale; Locanda Trotta in via della libertà; Caffetteria in piazza 25 Luglio; ex edicola Dede, nel cuore del centro storico, emporio di Paolini dove si poteva gustare il rosolio. 

Dopo la guerra ci fu una grande trasformazione socio – economica e culturale a Ceccano. Al posto delle cantine si affermarono i bar. Prima dei bar, in molti avevano la licenza per i “sali e tabacchi”, e spesso accanto lo stesso gestore apriva un negozio dove si vendeva di tutto: pasta sfusa, conserva di pomodoro, candele, bombole del gas.

Anche le vinerie (o vini e oli), oltre che per acquistare vino e liquori, nascono per farsi una bevuta al banco con l’amico di turno con un bicchierino di vermouth, bianco/rosso o un “marsalino” preso al volo. In questo passaggio di grande cambiamento, soprattutto nella realtà extraurbana di Ceccano, c’erano tanti bar/cantine, tabacchi, negozi per la vendita di generi alimentari con annesso campo da bocce, di cui faccio in elenco sommario:

Due Come via Badia; Silvaggi, detto Genovese; “Straccittu” in via Fiano; Masi zona la Spina; Cantina osteria la Cantinella; Via Marano famiglia Di Mario; Cantina e bocce contrada Sterparo, Pizzo D’oro contrada Farneta – Casanarciano; Campo di bocce in via San Francesco; Bar Gigi alla Pescara; Bar di Flavia nella zona alta della Pescara; Cantina Cerroni alle Celletta; campo di bocce a Colle Leo (Tiberia, Silvaggi zona botte); alla Badia i Penci; Da Rosa-Ornello vicino chiesa di S.Barbara; Colle Alto famiglia D’emilio.

Un’altro nome va ricordato gestiva una vineria nella zona della Badia chiamato  “Cielosereno” , famoso per avere fatto ubriacare tutti i suoi clienti il giorno di Pasquetta del 1948. Forse anche a causa di “vino cotto ” nelle conche di rame. 

La cosa interessante è che, oltre al gioco delle carte, a Ceccano ci si cimentava al gioco delle bocce, nel cosiddetto campo con “tavola e specchio”. Si svolgevano lunghe partite che andavano avanti per ore, tra sfide e sfottò. Si metteva in palio la bevuta del vino o della birra.

Il gusto del viandante, vino, osterie...
Il gusto del viandante, vino, osterie…

Un modo tradizionale per stare insieme all’esterno era rappresentato dal gioco delle bocce, ancora praticato con passione in alcuni campi. Il gioco delle bocce è stato da sempre associato alla presenza di un’osteria, e vi erano più modi di chiamarlo, cosi come per i giocatori: a Roma i giocatori erano i bocciari, a Firenze i pallaio.

Le osterie erano diffuse lungo le due antiche strada consolari romane, la via Latina (attuale Casilina) e l’Appia, strade che tagliano a metà il Lazio in direzione Napoli. Queste due strade hanno segnato la storia della nostra terra. Nella memoria molte storie sono legate all’osteria della Fontana Anagni e all’osteria De Matheis Frosinone. Dell’osteria e del passo della Torre di Patrica. Osteria di Alatri e Castro. 

Le osterie, le cantine, le vinerie dove avveniva la mescita del vino, la vendita al fiasco impagliato.

Era questo lo specchio della Roma papalina del 1600, luoghi che possono considerarsi i primi luoghi di ristorazione pubblica in cui le famiglie di lavoratori provenienti dalla suburra – la provincia d’un tempo – si ritrovavano per cenare insieme e rilassarsi davanti ad un bicchiere di vino. Le osterie romane restarono ancora vive per parte del ‘900, come luoghi di ospitalità e comunanza, teatro di esperienze, drammi, pianti, sberleffi, amori e stornelli. In particolare, le osterie erano dei veri palcoscenici di vita perché il mangiare e bere insieme era il modo di socializzare. Erano luoghi del popolo, di incontro, discussione, passioni artistiche e politiche, di riscatto sociale. 

Le osterie erano spesso messe sotto il controllo attento da parte del Papato, in quanto luoghi, per definizione, considerati dei sovversivi. La questione si riproporrà in termini sostanzialmente identici sotto il fascismo, con il controllo stretto dei locali pubblici, specie di quelli frequentati dagli operai, delle mense e dei refettori di fabbrica – una vera ossessione per la polizia segreta di Mussolini, la famigerata OVRA. 

Prima parte del racconto : Il gusto del viandante, vino, osterie, locande e trattorie.

Osterie

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