Un tema di estrema importanza

L'acqua è un diritto

La gestione ACEA è di fatto una privatizzazione dell’acqua


di Laura Liburdi

Un tema di estrema importanzaAcqua privatizzata 225150
Un tema di estrema importanza. Acqua privatizzata

TEMA. Con l’incontro dello scorso 26 Gennaio, noi di Ceccano 2030 abbiamo scelto di affrontare quello che è, a tutti gli effetti, un tema di estrema importanza, ovvero quello della privatizzazione dell’Acqua legata al gestore ACEA che, ormai da anni,  opera con delle vere e proprie vessazioni a carico della comunità ceccanese. 

Ma, oltre alla dimensione locale, è opportuno capire quanto la privatizzazione dell’acqua sia un problema generale e nazionale, di tipo giuridico-costituzionale.

Ricordiamo tutti la campagna referendaria a tutela dell’acqua come bene comune svoltasi nel 2011, e lo straordinario risultato ottenuto in quel referendum, con il quorum del 54% e il 94% dei sì, con ben, 27 milioni di italiani che votarono a favore della gestione pubblica del servizio idrico. 

Un referendum che possiamo definire come un vero paradosso costituzionale, o meglio incostituzionale, perché la volontà popolare espressa nel 2011 è stata completamente disattesa da tutti i governi che si sono avvicendati in questi anni.

Un fatto gravissimo che mina le fondamenta della democrazia sottese allo strumento referendario; ricordiamo infatti che il referendum è lo strumento per eccellenza di esercizio della sovranità popolare, il cui esito, verificato tramite decreto del Presidente della Repubblica, vincola, o meglio dovrebbe vincolare, i legislatori.

Ma così non è stato; lo dimostra una delle ultime stangate alla tutela dell’acqua come bene comune data dal Governo Draghi, con i partiti di Conte, Bersani, Letta, Renzi, Salvini, Berlusconi, che votarono, tutti assieme la privatizzazione dell’ACQUA, attraverso l’approvazione del micidiale art. 8 del DDL CONCORRENZA, voluto a tutti i costi da Draghi, che impone ai comuni la svendita sul mercato di tutti i servizi pubblici, idrico compreso.

Alla base delle teorie sostenute dai fautori della privatizzazione dell’acqua vi è l’idea che si debba far fronte al problema della carenza idrica affidandola ai privati, come se “privatizzare” significasse automaticamente gestire in modo ponderato ed efficiente il bene comune per eccellenza; questo è il pensiero sostenuto dalla water economy, ovvero dalla scienza dedicata espressamente alle  studio e all’attuazione delle modalità di gestione delle risorse idriche per soddisfare i bisogni dell’uomo senza danneggiarle. 

Si tratta  in realtà di una scienza che ammette l’idea aberrate della  compravendita delle risorse idriche come per qualsiasi altro bene da parte di un privato che le “possiede”. Un risvolto, quello della privatizzazione dell’acqua, che dei risvolti morali ed etici di evidente importanza, perché accettare la mercificazione di un bene vitale e  necessario alla vita umana, significa sostenere un sistema immorale che antepone il profitto e la ricchezza di pochi agli interessi fondamentali della comunità e dei singoli.

Non solo ma l’idea che si possa far fronte al problema della carenza idrica affidandola ai privati non trova conferme nella realtà dei fatti perché la gestione privata, e ne abbiamo la prova con Acea, è tutto fuorchè efficiente e utile ala risoluzione o al contenimento del problema della carenza idrica e dello spreco di acqua.

Le perdite della rete idrica sono significative;  solo nel 20220  l’istat ha dichiarato perdite per 3,4 mld di metri cubi, la prova che i gestori privati  principalmente interessati solo al profitto e ben poco al contenimento e alle gestione degli sprechi.

Tutto questo dovrebbe portaci a riflettere e, soprattutto, ad alzare la testa e la voce contro le istituzioni che, a tutti i livelli, continuano ad avvallare un sistema di privatizzazione del servizio idrico che oggi non dovrebbe esistere solo per rispetto della volontà espressa dal popolo con il referendum del 2011.

E quando parliamo di istituzioni è doveroso riferirsi anche alle amministrazioni comunali, come quella attualmente alla guida di Ceccano, che poco ha fatto e poco fa per pretendere da ACEA il rispetto delle condizioni contrattuali e l’adempimento degli obblighi stabiliti dagli accordi, abbandonando di fatto la cittadinanza in balia dei soprusi del gestore privato.

Possiamo dire che l’unica azione eclatante fatta dall’amministrazione Caligiore sul tema ACEA è stata la colossale opera di affissione di manifesti che inneggiavano all’avvenuta  Cacciata di Acea da parte dell’amministrazione, di fatto mai avvenuta. 

Un piccolo errore di comunicazione quello di Caligiore, come direbbe la Chiara Ferragni, o per dirla tutta una trovata elettorale dall’esito rocambolesco ed impietoso. 

Pertanto, al netto di quelle che sono le problematiche reali, l’unico strumento che abbiamo in qualità di cittadini ed elettori è mantenere alta l’attenzione su un tema tanto necessario, partecipando alle azioni di protesta e a tutte quelle iniziative che hanno lo scopo di promuovere un’alternativa valida all’attuale sistema amministrativo sempre e solo nell’esclusivo interesse della comunità ed a tutela degli interessi collettivi.


ACEA ATO 5

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