Acqua: vuoto politico vs Acea

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Emerge l’immobilismo dei Sindaci


di Antonio Nalli

Acqua non si vende
Acqua: vuoto politico vs Acea Acqua non si vende

ACQUA, Ho letto dell’iniziativa sull’acqua ed ho letto diversi interventi intrisi di un eccessivo linguaggio politichese.

Il gestore idrico, purtroppo, sta facendo il bello ed il cattivo tempo, forte del vuoto politico incapace di fronteggiarlo, o magari semplicemente interessato ad altri dialoghi con Acea.

Per criticare l’operato del gestore, non tirerò in ballo emergenze idriche o altro, parto dall’esame delle bollette che Acea invia ai suoi utenti. Quanti degli utenti leggono con attenzione gli importi fatturati, in modo particolare sotto la voce “oneri di depurazione”?

Chi scrive ha ricevuto più di una bolletta contenente euro 150,00 di oneri di depurazione e la mia abitazione è allacciata alla pubblica fognatura. Davvero Acea spenda questa cifra soltanto per me? E se moltiplichiamo questa cifra per il numero di utenti di una cittadina come Ceccano, la quale potrebbe contarne circa 10mila, quanti soldi sono? Davvero Acea spende queste cifre? E come dimostra queste spese?

Non entro nel merito degli utenti non allacciati alla pubblica fognatura, ma dotati di fossa biologica. Per costoro la probelmatica è più complessa e sono costretti a fornire una serie di documenti burocratici con un abuso di potere del gestore.

Acqua: vuoto politico vs Acea – Allaccio acqua, foto da Antonio Nalli

La regolarità delle fosse biologiche ed il rinnovo delle autorizzazioni allo scarico (che scade ogni 4 anni), spetta infatti ai comuni, ma Acea si pone in mezzo pretendendo in visione i documenti, altrimenti richiede formalmente in bolletta gli oneri di depurazione anche a coloro che hanno la fossa biologica (magari non burocraticamente regolarizzata), compiendo un vero e proprio abuso di potere!

Altra questione poi è quella legata ai nuovi allacci idrici. A quanti è capitato di acquistare una casa sprovvista del contatore idrico o di edificare una nuova casa e dover richiedere l’allaccio? Forse non molte persone…

Acea chiede oltre 1200 euro per realizzare allacci che rientrano in una distanza dalla condotta principale che va da zero a 40 metri. Dunque, anche chi ha un’abitazione ubicata a circa 2 metri dalla condotta principale, come l’esempio che riporto nella foto, si ritrova costretto a pagare una somma spropositata e vergognosa. Un qualcosa che è in netto contrasto anche con i principi urbanistici entrati in vigore fin dalla metà degli anni 70 con la Legge Bucalossi.

Con questa Legge, infatti, avveniva il passaggio dalla Licenza Edilizia alla Concessione Edilizia, in quanto alla possibilità di edificare doveva corrispondere il pagamento degli oneri concessori, necessari ai Comuni per realizzare opere quali pubbliche fognature, allacci idrici, illuminazione, al fine di garantire un’abitabilità ai nuovi fabbricati.

Acqua: vuoto politico vs Acea. Rubinetto acqua pubblica
Acqua: vuoto politico vs Acea

Oggi, magari una giovane coppia che ha fatto sacrifici per costruire una nuova casa, con ingenti spese economiche, si ritrova, dopo aver versato alle casse del proprio comune, a dover farsi carico anche di una spesa spropositata per l’allaccio idrico, che dovrebbe essere garantito a tutti.

Di fronte a questi pochi esempi di una situazione più complessa, emerge l’immobilismo dei Sindaci. A loro spetta il compito di discutere di queste problematiche convocando un’assemblea dei Sindaci, costringendo Acea ad essere più chiara nel calcolo e nell’emissione delle fatture ed a garantire un servizio più efficiente. Ciò non avviene per una larga compiacenza partitica.

E quando la politica non mette mano a queste situazioni, ecco che sale la rabbia dei cittadini più indifesi, ai quali non resta che la speranza in azioni giudiziarie che pongano fine a ciò, tornando ad un clima di giustizialismo troppo di pancia.


Acea Ato 5

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