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A Villa arrivò un’unità di Sanità Militare…

Villa S. Stefano panorama da ponenteVilla S. Stefano panorama da ponenteVilla S. Stefano panorama da ponente

Tratto da “Il dolore della memoria/ Ciociaria 1943-1944”*


di Lucia Fabi e Angelino Loffredi

A Villa arrivò un'unità di Sanità Militare
A Villa arrivò un’unità di Sanità Militare

VILLA. A metà febbraio a Villa Santo Stefano arriva una unità di Sanità Militare.

Tale Unità si insedia presso le Case Nuove ove precedentemente alloggiavano gli uomini appartenenti alla divisione Goering, spostati sul fronte di Anzio. E’ comandata dal maggiore Lorek, è la Hauptverbouden plate della novantesima panzergranadier division.

L’organico è abbastanza nutrito e comprende il primario, lo stesso Lorek, due chirurghi, un farmacista, un dentista, un contabile, 7 sanitari Feldwebebel, 12 sanitari sottufficiali, 20 soldati sanitari.

Aggiunti a queste presenze sono gli addetti alla sussistenza e all’autoparco di ambulanze, molte delle quali sono automezzi civili requisiti e trasformati in portaferiti.

Compito dell’Unità è quello di curare i feriti meno gravi per poterli rinviare al fronte ed è in funzione anche una sala chirurgica. Inoltre si insediano altre sezioni: accettazione, medicina interna, dermatologia per curare le ustioni, malarica e una sezione dentistica è dislocata presso la casa di Primo Toppetta.

Il presidio sanitario è coperto da un enorme telo bianco verniciato da una croce rossa ed opera di concerto con quello di Amaseno. L’Unità di sanità, avendo bisogno di donne per svolgere la funzione di infermiere, compie una selezione fra le tante aspiranti.

Le escluse comunque vengono ugualmente utilizzate per lavori di cucina, pulizia delle camere e lavaggio della biancheria. A tale proposito riprendiamo la testimonianza rilasciata da Gilda Bonomo: “l’avvento dell’ospedale tedesco portò Vittoria, Elide e Maria a lavorarvi, come del resto avevano fatto tante altre donne del paese. Il centro medico era colmo di mutilati ed ustionati e per alleviare le pene di quei feriti la maestra (Vittoria) intraprese un piccolo commercio di cartoline tematiche, comprate a Roma, che i convalescenti spedivano in Germania “ .

Il loro lavoro viene ricompensato prima con marchi di occupazione poi con derrate alimentari. L’Unità sanitaria non curava solo i militari tedeschi ma anche i civili e i bambini del luogo.

In particolare la sezione dentistica, attraverso due odontoiatri ( Karl e Paul ), riusciva a rapportarsi in modo simpatico con i cittadini.

Attorno alle cucine si radunavano sempre i bambini con la speranza di ricevere una razione di minestra. Qui avveniva anche il baratto: latte o uova scambiati con il pane nero di segale o con una zuppa di minestra.

La chiesa di San Sebastiano divenne un teatro ove si tenevano spettacoli per i tedeschi ricoverati.

Su via Roma era attivo un mattatoio dove veniva lavorata carne di animali razziati nel territorio circostante che, dopo essere state cucinata, veniva data ai ricoverati.

Quando fra i militari avvenivano decessi, i morti venivano portati nel cimitero della 90° Divisione situato fra i comuni di Ceprano e Arce. (1)

1) Marco Felici, La voce di Villa, Agosto 2001
*“Il dolore della memoria/ Ciociaria 1943-1944” scritto da Lucia Fabi e Angelino Loffredi

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