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Mutilazioni genitali femminili: BASTA

Stop mutilazioni genitali femminiliStop mutilazioni genitali femminili ©Save the Children

6 febbraio giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili


di Fiorenza Taricone

Mutilazioni genitali femminili: BASTA
Mutilazioni genitali femminili: BASTA

MUTILAZIONI. Le Università in Rete contro la violenza di genere (Unire) hanno giustamente commentato in modo negativo la decisione del Consiglio dell’Unione europea che ha proposto alcune modifiche alla Direttiva – proposta dalla Commissione Europea l’8 marzo 2022 e approvata, con importanti emendamenti, dal Parlamento Europeo nella primavera del 2023 – per il contrasto della violenza contro le donne e la violenza domestica.

Nel testo ora in discussione e in attesa di approvazione, vengono proposte alcune modifiche che andrebbero a depotenziare il testo base della Direttiva. In primo luogo, viene proposta l’eliminazione della nozione di “molestie sessuali nel mondo del lavoro” (art. 4 del testo), mantenendo solo la criminalizzazione delle molestie nel mondo digitale (art. 9 del testo).

Inoltre, sarebbe integralmente eliminata anche la previsione normativa in tema di stupro in assenza di consenso da parte della vittima (art. 5), rimuovendola così dai “reati riconducibili allo sfruttamento sessuale di donne e bambine”. Sono scomparse inoltre le parole “genere” e “intersezionalità”, elementi chiave della Convenzione di Istanbul.

La decisione da parte del Consiglio dell’Unione europea è legata evidentemente alla volontà di mediare con Paesi membri, come la Polonia e l’Ungheria; inoltre, l’euro crimine di sfruttamento sessuale (che punisce la tratta, l’abuso dei minori, la mutilazione genitale, ecc.) comprensivo dello stupro e della violenza sessuale, subirebbe le conseguenze dello stralcio.

Tutto questo in connessione con la Giornata Internazionale contro le Mutilazioni genitali femminili, acronimo MGF, proclamata dall’Onu unanimemente nel 2012, con la risoluzione 67/146. Nel 2015, le MGF sono entrate anche a far parte degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG), target 5.3, che concerne l’eliminazione delle pratiche dannose. 

Le Mutilazioni Genitali Femminili non sono soltanto una pratica che non rispetta il principio di non discriminazione, ma hanno conseguenze ben più lesive; riguardano tutti quei procedimenti che coinvolgono la rimozione, totale o parziale, degli organi genitali femminili esterni, giustificata come pratica culturale.

Le complicazioni, a breve e lungo termine sono innumerevoli e pregiudicano la sessualità femminile, e una maternità non traumatica. Tra le peggiori conseguenze vi è la morte. 

Mutilazioni m
genitali ©Sanità-Informazione
Mutilazioni genitali ©Sanità-Informazione

Le stime parlano di circa 68 milioni di ragazze in tutto il mondo che rischiano di subire questa pratica prima del 2030, altre di 200 milioni. È un errore pensare che sia una pratica derivante solo dall’islamismo dei paesi africani e del Medio Oriente perché è diffusa anche in alcuni Paesi dell’America Latina e dell’Asia, dell’Europa occidentale, America del Nord, Australia e Nuova Zelanda laddove le famiglie immigrate continuano a rispettare questa tradizione. In alternativa, quest’ultime, con il pretesto di far conoscere i paesi d’origine, sottopongono le figlie alle pratiche lesive.

Nel 2004 le Mgf sono state argomento di un Seminario tenuto a Cassino e Sora nel 2004, organizzato dal Comitato Pari Opportunità dell’Università, da cui è stato poi tratto il libro a mia cura Libere tutte, liberi tutti: diritti umani e mutilazioni femminili (Caramanica Editore, Minturno, 2007).

Il saggio di Maria Paola Fiorensoli che nel foglio Il Paese delle Donne, in origine cartaceo e da vari anni on line, ha denunciato, nella sordità generale molti anni fa le cosiddette Mgf, nella sua crudezza esplicita chiaramente la sostanza delle lesioni.

Si raggruppano sotto il nome di Mutilazioni Genitali Femminili (Mgf) vari tipi di mutilazioni eseguite su neonate, bambine prepuberi, adolescenti e adulte in vari paesi del mondo, nessun continente escluso.

Edulcorare la loro descrizione per sottrarsi all’entità “scandalosa” di un fenomeno che coinvolge centinaia di milioni di donne per ogni generazione e del quale non si conosce l’antichità non si può. Per rispettare il portato di sofferenza delle Mgf ed esaminarle per quelle che sono, una pratica antica quanto si vuole ma pur sempre una pratica, bisogna affrontare il fatto che sono frutto di decisione umana, si nutrono del consenso d’innumerevoli uomini e donne certi e certe d’apportare, alle nuove generazioni femminili di cui sono garanti, non un male ma un bene: quelle di introdurle sul mercato matrimoniale e farle procreare, unico destino riservato a una donna e fonte del suo onore e di quello collettivo.

Il costo in numeri di vite, di infermità mentale, di complicanze transitorie o definitive, di difficoltà nelle relazioni, nei rapporti sessuali, nella procreazione, nella qualità della vita di bambine e adulte – perché le Mgf interessando tutte le fasce di età anche se hanno una prevalenza nel primo anno di vita e nell’età immediatamente prepubere, non si prestano a eufemismi, né la complessità dell’argomento rende possibile un approccio unilaterale, che sia etnologico o umanitario.

Le Mgf sono oggi diffuse sia in ambienti rurali, pastorali e urbani, presso popolazioni le più varie, industrializzate e non industrializzate, oggi eseguite anche da alcune associazioni internazionali che operano in Africa e in Asia e da alcuni Ospedali europei ed americani che applicano il medesimo criterio del “danno minore”, sottraendo le donne alla brutalità dell’intervento con mezzi di fortuna e senza anestesia in ambienti non igienizzati, ma non sottraendole alla mutilazione.

Le Mgf sono state classificate in tre tipi standard con molte varianti (circoncisione, escissione, infibulazione), cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha aggiunto un quarto tipo, comprendente altre forme di Mgf, sia esterne che in vagina, attuate da etnie ristrette. 

In Africa sono presenti quasi tutti i tipi di Mgf, anche in abbinamento. Interessano la fascia sub-sahariana, Mauritania, Ovest del Senegal, Liberia, Sierra Leone, Gambia, Alto Volta, Repubblica CentrAfrica, Ciad, Niger, Camerum, Etiopia, Eritrea e Gibuti, Kenia, Burundi, Burkina Faso, Tanzania e Monzambico.

In tutta quest’area, come in Egitto e nella zona del Sinai, la forma più diffusa è l’escissione, Khefad, che in arabo classico significa riduzione, mentre nel Mali, Sudan, Somalia ed Eritrea la quasi totalità di donne è infibulata; nel Golfo Persico si praticano maggiormente escissioni e circoncisioni nello Yemen, Oman, Emirati Arabi Uniti, mentre in Asia le Mgf compaiono in Indonesia e in Malesia e in entrambe le aree, come in America del Sud presso alcuni popoli amazzonici, alle mutilazioni esterne s’accompagnano vari tipi di  interventi in vagina; in Europa e nell’America del Nord e in Australia le mutilazioni di tutti i tipi interessano le famiglie, di varie fedi, portatrici di questa tradizione.

Mutilazioni genitali femminili: BASTA Una soap opera contro le mutilazioni ©Internazionale
Mutilazioni genitali femminili: BASTA Una soap opera contro le mutilazioni ©Internazionale

La classificazione proposta dall’Osm si riferisce a quattro forme principali e derivate, rese note nel Quaderno n. 2 sulle Mutilazioni Genitali edito dall’Aidos (Associazione Donne per lo Sviluppo):

Primo tipo: circoncisione. Incisione del prepuzio clitorideo; oppure asportazione del prepuzio clitorideo; oppure asportazione del prepuzio e di una parte del clitoride.  Quest’ultimo tipo di mutilazione si chiama in area islamica, Sunna. Le circoncisioni non provocano conseguenze ma la Sunna intacca un organo che nel corpo femminile è connesso anche simbolicamente al piacere sessuale. Tutti i vari tipi di Sunna sono fatti derivare da interpretazioni coraniche, ma solo la semplice incisione del prepuzio clitorideo dal quale devono scaturire “sette gocce di sangue” aderiscono alle parole di Maometto che ha vietato “di togliere qualcosa dal corpo di una donna”.

Secondo tipo: escissione (Khefad) o clitoridectomia. Ablazione totale del prepuzio clitorideo e di quella (totale o parziale) del clitoride e di quella (totale o parziale) delle piccole labbra. La triplice mutilazione distrugge una parte consistente dei genitali femminili esterni. Viene fatta alla nascita o nei primi due anni e se la vittima non la può ricordare perfettamente, ne riporterà a vita il trauma; la mortalità è elevata, come le complicanze dovute alle molteplici cicatrizzazioni. Il danno apportato è plurimo e irreversibile, inoltre l’asportazione completa del clitoride priva totalmente la donna del piacere connesso.

Terzo tipo: infibulazione o infibulazione faraonica o circoncisione sudanese. Asportazione del prepuzio clitorideo, della clitoride, delle piccole labbra e taglio, con scarificazione della parte interna residua, delle grandi labbra che vengono piegate all’interno e fatte cicatrizzare unite, con mezzi di fortuna, affinché coprano, come un coperchio, il meato uretrale e l’introito vaginale. Per lasciare defluire l’urina e il sangue mestruale, viene lasciato in basso, verso l’ano, un piccolissimo foro, un ostio residuo, delle dimensioni di “un grano di miglio”, che per la sua piccolezza, quando cicatrizza, può coprirsi di pelle e comunque ostacola la defluizione dei liquidi cui è preposto.   Immediatamente dopo l’infibulazione, la bambina viene strettamente fasciata perché non possa toccarsi e tenuta a dieta liquida in un ambiente scuro, isolato, sorvegliata ma non consolata, e in cui affronta il dolore, la febbre e spesso la morte.

Questa Mgf è la più devastante. Espone a rischi altissimi di mortalità immediata e ha complicanze gravissime e prolungate, spesso mortali. Se il “grano di miglio” non è della grandezza giusta (troppo grande o troppo piccolo), la piccola viene riaperta e re-infibulata. L’infibulazione prevede una serie successive di pratiche violente. Per avere il primo rapporto sessuale il marito taglia con uno stiletto o un coltello la cicatrice delle grandi labbra e allarga nello stesso modo la vulva (è usanza in alcuni paesi che si tenga in mostra l’arma usata sul cuscino insanguinato a dimostrazione della verginità della sposa).

Prima del parto bisogna ugualmente tagliare la cicatrice e allargare la vulva per permettere l’uscita della testa del/della bambino/a. Dopo ogni parto si provvede a una re-infibulazione. L’infibulazione è anche chiamata faraonica non perché si sappia che fosse praticata con certezza, pur probabile, nell’Antico Egitto, ma perché sono state trovate spine d’acacia, le più usate per tenere unite le grandi labbra resecate, nei genitali femminili di alcune mummie, senza che però si possa escludere una pratica connessa alla mummificazione. L’Infibulazione, generalizzata come si è detto in Sudan, viene lì chiamata, con termine estremamente riduttivo, circoncisione sudanese. Il termine “infibulazione” viene chiaramente da “fibula”, la spilla che fermava gli abiti dei romani, ma che era anche usata per tenere unite le grandi labbra delle romane che, lasciate sole, si presumevano adultere.  

Quarto tipo: mutilazioni genitali varie a) lacerazione delle grandi labbra a scopo magico-rituale contro la sterilità o per pratiche inerenti a facilitare l’espulsione del parto (senza conseguenze non immediate); b) punture, perforazioni o incisioni del clitoride (senza conseguenze non immediate); c) punture, perforazioni o ferite alle grandi labbra unite a incisioni longitudinali della vagina allo scopo di farla arretrare e restringerla per accrescere il godimento maschile (pericolo di sanguinamenti e infezioni); d) introduzione di erbe corrosive in vagina per farla dilatare o restringere sempre in relazione al godimento maschile. e) introcisione (descritta da Aidos per una tribù australiana) ovvero dilatazione traumatica, con uno strumento tagliente, della vagina sempre per facilitare il piacere maschile al primo rapporto (pratica riscontrata solo in una tribù australiana   f) tracheotomia rituale o ablazione del collo dell’utero e taglio della vagina per farla arretrare: lo scopo è quello di far sanguinare la donna durante il rapporto sessuale dopo una pausa di una certa durata, come se lei tornasse vergine, o di presentarsi come se lo fosse nel rapporto con un secondo marito.


Mutilazioni genitali femminili sul web

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Fiorenza Taricone

ByFiorenza Taricone

Fiorenza Taricone. Docente universitaria di Storia delle dottrine politiche presso l'Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Presidente per le Pari Opportunità, Presidente CUDARI (Centri Universitari Diversamente Abili Ricerca e Innovazione), Presidente del CUG (Comitrato Unico di Garanzia). Ha ricoperto incarichi nella Commissione Nazionale Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, in questa veste ha curato le iniziative delle Donne per il 70° della Repubblica italiana e della Costituzione. E' Consigliera di Parità per la Provincia di Frosinone. Intenso impegno e iniziative significative hanno caratterizzato l'attività di Fiorenza Taricone in modo particolare nel 2016 a 70 anni dalla nascita della Repubblica italiana. Proprio questa ricorrenza è stata l'occasione per richiamare all'attenzione sul ruolo delle donne in quella stagione di grandi cambiamenti e il significato della Costituzione. La Taricone non ha lasciato spazio a incerte interpretazioni del contributo determinante e di valore dato dalle donne in tutti i campi della vita sociale e culturale in Europa e in altre parti del mondo, come dimostra nelle sue numerose pubblicazioni. Ha fatto riemergere dall'oblio donne combattive, determinate, colte, che hanno reso grandi servigi alla loro terra di origine. Se ha riscritto la storia, ampliandola, del protagonismo delle donne, altrettanto ha denunciato la violenza subita dalle donne. Una denuncia che va oltre la semplice testimonianza e si trasforma in una battaglia culturale e rivendicativa per strutture pubbliche a sostegno di donne colpite dalla malvagità dell'uomo e di ferma condanna senza equivoci di sorta.Sembrerebbe, leggendo i suoi libri e le sue pubblicazioni, ascoltandola in pubblici confronti, che nella sua missione culturale si sommano una valorizzazione e una protezione delle donne. Significativo il suo ruolo di femminista in Europa esaltato di recente, nel 2018, quando ha presentarto in francese il suo libro "Romain Rolland, pacifista libertario e pensatore globale". Un'opera di notevole significato storico culturale nel panorama della pubblicistica di storia contemporanea. E' la prima opera biografica di un personaggio di notevole spessore culturale, pubblicata in Italia, dove Rolland è praticamente sconosciuto. Si colma con l'opera della Taricone una lacuna storica e letteraria che consente di ampliare un orizzonte di conoscenze su i protagonisti del XX secolo per un Europa unita e per una pace universale.

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