1.485 morti sul lavoro nel 2023. 4 al giorno

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Una strage orribile e inaccettabile per un Paese che si definisce civile.


di Ermisio Mazzocchi

1.485 morti sul lavoro. 4 ogni giorno
1.485 morti sul lavoro nel 2023. 4 al giorno

1485 MORTI. A Firenze il giorno il 16 febbraio 2024 sono morti su un cantiere cinque lavoratori. Essi sono le ultime vittime di una tragedia che in Italia si ripete quotidianamente sui luoghi di lavoro. Molti di questi lavoratori sono registrati legalmente ma spesso alcuni non sono riconosciuti o magari sono finiti fuori statistica perché figli “del nero”.

Il numero è veramente pesante. Solo nel 2023 i caduti sul lavoro sono 1.043. L’Osservatorio nazionale morti sul lavoro di Bologna rileva che per il medesimo anno il dato complessivo è di 1.485 morti, più di 4 ogni giorno.

E dall’inizio dell’anno con il crollo del cantiere Esselunga di Firenze il numero dei lavoratori morti in Italia nel 2024 è già a quota 145.

E’ da rilevare che nel 2023 su 1.041 morti sul lavoro 204 erano immigrati stranieri, il 19,6% del totale. L’incidenza è stata di 65,3% morti su ogni milione di occupati, contro 31,1% per gli italiani. Più del doppio dunque, e mancano informazioni su quante vittime di cittadinanza italiana fossero di origine straniera.

Il fatto è che i lavoratori immigrati si concentrano proprio nei settori nei quali il rischio d’incidenti è più elevato: le costruzioni (150 vittime nel 2023), trasporti e magazzinaggio (109), attività manifatturiere (101). In Italia essi sono praticamente assenti dal lavoro pubblico e raramente accedono a lavori da colletti bianchi, meno esposti a rischi infortunistici.

Non è accettabile nel XXI secolo dell’alta tecnologia assistere a queste drammatiche vicende. Il lavoro deve essere preservato e tutelato nella sua dignità ed è tale quando non si mette a rischio la vita, quando è retribuito adeguatamente ed è tutelato da leggi e contratti.

Esso deve essere riconosciuto in quanto tale e lo deve essere oggi a maggiore ragione nel secolo della globalizzazione che ha portato un capitale finanziario ad agire sempre più in modo spietato e incontrollato.

Credo che quanto avviene con questi caduti sul lavoro debba essere inquadrato nella logica di un mercato senza frontiere, speculativo e spietato, che ha rimesso in discussione, se non abolito, le norme e tutti quegli strumenti che regolano i rapporti tra libertà, democrazia e diritti.

I provvedimenti che il governo intende assumere dopo i fatti di Firenze sono del tutto insufficienti. Occorre una vera riforma del mercato del lavoro.

Serve un cambiamento totale nelle modalità di come lo Stato governa i processi del mercato per impedire che questo sia libero di gestire il lavoro secondo le sue esigenze, svincolato da qualsiasi controllo e da regole di rispetto del lavoro come un bene prezioso da curare, tutelare e salvaguardare.

21 febbraio 2024  


Morti sul lavoro

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Ermisio Mazzocchi

ByErmisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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