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Baco, gelsi, bozzolo e filo da seta

Bachi da seta ©Tuttogreen shutterstockBachi da seta ©Tuttogreen shutterstock

Sericoltura o bachicoltura è stata un’attività molto importante


di Maurizio Cerroni 

Baco, gelsi, bozzolo e filo da seta
Baco, gelsi, bozzolo e filo da seta

BACO. Tutti siamo sempre rimasti affascinati dalla metamorfosi: le uova sulle foglie, il bruco, il bozzolo, la crisalide che diventa farfalla. La falena, di nuovo, con il deposito delle uova e il ciclo della vita che continua. Per nove secoli in Italia la sericoltura o bachicoltura è stata un’attività molto importante che ha visto l’Italia nell’allevamento della “gelsibachicoltura” al primo posto in Europa.

Questo tipo di attività nacque in Cina nel VII secolo a.c., e per questo venne coniato il nome “la via della seta”. Successivamente l’attività si diffuse in Giappone,  in India e Corea. In Europa arrivò nel 500, attraverso l’Impero bizantino.

L’Italia divenne poi la prima produttrice di seta in Europa, con una forte concorrenza francese circoscritta nella zona di Lione. Nell’anno mille ci fu una forte diffusione dell’attività in Piemonte, nel Lombardo Veneto, Toscana, nelle  Marche, nella Maremma Laziale, nel Regno delle due Sicilie.

Il baco da seta  è un insetto  originario dell’Asia orientale. Questo insetto ha una lunga storia e un’importanza economica significativa in molti Paesi.

Baco, gelsi, bozzolo e filo da seta
Baco, gelsi, bozzolo e filo da seta. Bozzoli

Viene allevato per la produzione di seta, una fibra naturale pregiata utilizzata per la produzione di tessuti, abbigliamento e altri prodotti. Un bozzolo è costituito da un singolo filo continuo che può avere una lunghezza variabile tra i 300 e i 900 metri.

Il tempo di creazione dura all’incirca dai tre ai quattro giorni, ed il singolo filo è composto da 20/30 strati.

Un’altra lavorazione del filo è quello della tessitura nella “filanda”, opificio del settore tessile. Un lavoro molto duro che veniva praticato con un forte sfruttamento femminile e minorile, a bassi salari.

La provincia “Terra di Lavoro” si caratterizzò a lungo per l’attività della lavorazione dei tessuti (cotone, lana), in particolare ad Arpino. Successivamente, nel 1800 e inizio 1900, l’attività tessile divenne industria, sfruttando l’energia dell’acqua del fiume Liri, con insediamenti di importanti opifici tessili e della carta nel Sorano, Isola Liri, Castelliri, Ceprano.

L’attività dell’allevamento del baco da seta veniva spesso accompagnata dalla “gelsicoltura”. Le foglie di gelso erano fondamentali per l’alimentazione del baco, e anche il paesaggio si cominciò a caratterizzare per la presenza delle piante e filari di Gelsi. In molte case contadine la presenza della pianta di Gelsi era abbastanza diffusa; c’era una specie di mercato del bozzolo che dai piccoli allevamenti andava nella filiera più grande della seta.

Per i contadini era una sorta di economica sommersa. Da racconti ascoltati, ho avuto modo di sapere che, in alcuni periodi dell’anno, nelle modeste case contadine, per salvaguardare la “schiusa” dal freddo le donne tenevano tra l’ovatta e il calore del corpo i bozzoli del baco. Anche nella nostra antica terra di Ciociara si praticava questa attività. 

Baco, gelsi, bozzolo e filo da seta. Si schiudono i bozzoli ©Adobe Stock
Baco, gelsi, bozzolo e filo da seta. Si schiudono i bozzoli ©Adobe Stock

In merito a questo riporto una traccia significativa della tesi di Sara Carallo*: “Le colture tessili (canapa, lino, seta) erano particolarmente diffuse in quelle zone in cui era assicurata la presenza di corsi d’acqua e fossati, come nel territorio di Castro dei Volsci nelle contrade o nell’area dell’Abbazia di Fossanova.

L’abbondante produzione di stoffe e lenzuola soddisfaceva le esigenze locali e riforniva la domanda esterna e in particolare i paesi di Vallecorsa, Castro dei Volsci, Pisterzo e Villa Santo Stefano.

Dal XVIII secolo si affermò una sorta di «protoindustria di campagna», legata alla lavorazione delle fibre tessili favorita dalla fiorente espansione della gelsicoltura e diffusa in particolare nel territorio di Amaseno.

Un artigianato e una tradizione locale che influì positivamente sul reddito familiare della popolazione contadina ma che nel corso dei secoli è pian piano diminuito fino ad esaurirsi quasi del tutto dalla seconda metà del Novecento”.

Da qualche tempo mi sono messo al lavoro per ricostruire tracce di memoria orale sulla presenza dei Gelsi, spesso legata alla ”bachicoltura”.

Visibili ancora oggi lungo la strada che costeggia il fiume Amaseno ci sono filari di grandi piante di Gelsi, come la zona di Selva dei Muli a Frosinone è ancora oggi ricamata da grandi piante di Gelso (per molto tempo di proprietà del Marchese Ceccanese Filippo Berardi). Sicuramente i bozzoli arrivarono nei conventi delle suore Benedettine o Ospedaliere per la tessitura.

In particolare, la conferma della presenza di piante annesse ad un allevamento del baco tra Villa S. Stefano e  Giuliano di Roma, viene dalla signora Bonomo e dalla Prof. Lucia Fabi.

Riporto a tale proposito un documento dell’archivio di Stato di Frosinone su Nicola Sindici, già Gonfaloniere del Comune di Ceccano: “Nicola Sindici, perito e deputato agrario, redige un Processo Verbale di verifica delle piantagioni di mori gelsi eseguite in territorio di Giuliano, da premiarsi, secondo quanto stabilito dal Governo Pontificio, per incentivare l’allevamento del baco da seta. Frosinone, 4 ottobre 1858. Delegazione Apostolica”.

Baco, gelsi, bozzolo e filo da seta. Albero di gelso ©giardinagio.org
Baco, gelsi, bozzolo e filo da seta. Albero di gelso ©giardinagio.org

Altro studio che ritengo importante è quello della “bachicoltura a Cassino e nel Cassinate di Francesco Giorgio studia l’attività che  1700 e fine ‘800’”. Ulteriore fonte che merita attenzione è quella dell’archivio fondo Rospigliosi in cui si parla dell’attività di sericoltura a Zagarolo che “parla dei Comuni della provincia romana citando le filande di Albano, Frascati, Palestrina, e infine la «grande filanda di seta» di Zagarolo.”

Ci sono notizie notevoli in materia nell’ “Inchiesta Agraria di S. Jacini 1877/1886” che contiene il censimento delle piante dei Gelsi e dei telai per la lavorazione della seta presso i conventi di suore a Boville Enrica e Veroli. Indubbiamente si possono fare altre ricerche.

Sempre da fonti orali si racconta della presenza di tale attività nella proprietà Berardi, nella zona delle “Cocce Maiura” a Ceccano.

L’attività legata al baco da seta andò in crisi in Italia durante il periodo della prima guerra mondiale, in alcuni casi per le continue malattie che colpirono tutto il settore, in particolare una chiamata “pebrina” – una malattia del baco da seta.

Ma la crisi fondamentale è dovuta alla concorrenza Asiatica nel settore, in particolare giapponese. Il colpo fatale al settore, che cambiò tutto radicalmente, fu l’entrata nel campo industriale del filo sintetico (nylon), inventato negli Stati Uniti nel 1938.

Infine, va notato che il baco è anche una sentinella ambientale perché non può crescere in ambienti dove persiste l’inquinamento ambientale ed è davvero positivo che in alcune zone e regioni Italiane si è tornati ad investire in questo settore, quello della bachicoltura e della seta naturale.

*Dott.ssa Sara Carallo, ricercatriceCurriculum


Storia locale


 

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