fbpx

Satelliti, minacce nucleari nuove e vecchie

In Orbita ©reportdifesa.itIn Orbita ©reportdifesa.it

80 anni fa fu elaborata una strategia di lunga durata, ma non per il contrasto armato…

di Stefano Rizzo

Satelliti, minacce nucleari nuove e vecchie Satellite guarda il mondo ©SocialNews
Satelliti, minacce nucleari nuove e vecchie ©SocialNews

SATELLITI. Alcuni giorni fa era stata fatta filtrare la notizia secondo la quale la Russia avrebbe in programma di mettere in orbita una bomba atomica da fare esplodere, al momento opportuno, per accecare i satelliti americani militari in caso di conflitto.

Pochi giorni dopo il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale, John Kirby, ha annunciato la cosa ufficialmente dal podio della Casa Bianca, precisando allo stesso tempo che al momento si tratta soltanto di intenzioni o di programmi in uno stadio embrionale e non ancora operativi.

L’attendibilità della notizia non è stata svelata anche per non compromettere le fonti di intelligence e far sapere ai russi come è stata ottenuta. Ma il sasso è stato gettato e l’allarme, ripreso da tutti i media, è grande. Se fosse vero, la Russia sarebbe in violazione del trattato del 1967 (Outer Space Treaty) che vieta la messa in orbita di ordigni nucleari e di altri mezzi di distruzione di massa.

Prima di allora il più importante precedente era stato nel 1962 quando gli Stati Uniti detonarono a 400 chilometri di altezza una bomba atomica provocando una tempesta elettromagnetica che distrusse molte apparecchiature elettroniche sulla Terra e mise a rischio la navigazione marittima e aerea.

La rete di telecomunicazioni era all’epoca enormemente meno estesa e interconnessa di quanto non sia adesso, ma la vicenda servì a fare comprendere l’immenso potenziale distruttivo della nuclearizzazione dello spazio.

Oggi sarebbe molto peggio. Intorno alla Terra ci sono attualmente decine di migliaia di satelliti messi in orbita dagli Stati Uniti e da una novantina di altri Paesi che servono ad una miriade di scopi ‒ telecomunicazioni, Internet, meteorologia, gestione delle infrastrutture energetiche, ospedali, transazioni finanziarie e così via.

Gli USA e i maggiori Stati li usano anche a scopo militare per mappare la presenza delle installazioni militari nemiche e i movimenti di truppe. Anche i privati sono entrati nel business dei satelliti.

Elon Musk con il suo Starlink ha messo in orbita migliaia di piccoli satelliti sui quali gli ucraini fanno affidamento per individuare i movimenti delle truppe russe, intercettare i missili nemici e individuare i bersagli da colpire.

Satelliti, minacce nucleari nuove e vecchie Missile ©SocialNews
Satelliti, minacce nucleari nuove e vecchie Missile ©BiniClick /Shutterstock.com

L’allarme lanciato da Kirby sul fatto che i russi potrebbero presto mettere in orbita un satellite molto particolare ‒ una bomba atomica ‒, ha ovviamente lo scopo di giustificare l’adozione da parte americana di contromisure per contrastare la minaccia russa.

È una vecchia storia che si ripete e che risale agli anni della guerra fredda in cui periodicamente veniva amplificata la superiorità del nemico comunista negli armamenti convenzionali e nucleari per giustificare nuove spese militari; e la stessa cosa facevano i sovietici.

In questo consisteva la corsa agli armamenti che in più di una occasione portò il mondo sull’orlo della catastrofe. Poi, verso la fine degli anni Sessanta, arrivò un po’ di buon senso con la firma dei trattati di non proliferazione nucleari (tra cui quello che vietava la nuclearizzazione dello spazio) e, dopo il crollo dell’Unione Sovietica e la fine della guerra fredda, negli anni Novanta vennero negoziati i trattati START per la riduzione degli ordigni nucleari e il mondo incominciò a tirare un sospiro di sollievo.

Adesso, dopo un trentennio da quell’epoca di speranza, sono stati fatti numerosi passi indietro sul cammino per la riduzione di armi nucleari e convenzionali (che intanto hanno enormemente accresciuto il loro potenziale distruttivo).

Al contrario, si ricomincia a pensare di usare l’arma atomica non solo come deterrente, ma anche in un conflitto armato. Hanno iniziato i russi quando, subito dopo l’invasione dell’Ucraina, hanno annunciato la messa in stato d’allerta della propria forza nucleare e in varie occasioni fatto sapere che sarebbero pronti ad utilizzare ordigni nucleari “tattici” (di limitata potenza, ma sempre enormemente distruttivi) sul campo di battaglia.

Anche gli Stati Uniti, già con la presidenza Obama e soprattutto durante quella di Donald Trump, hanno stanziato investimenti per molti miliardi di dollari per ammodernare, diversificare e potenziare il proprio dispositivo nucleare.

Quanto ai satelliti, il problema per gli Stati Uniti sarebbe che i loro satelliti militari sono pochi e molto grandi: sarebbero solo qualche dozzina e ciascuno grande come un autobus, cosicché potrebbero essere facilmente distrutti dai missili russi; possibilità tutt’altro che remota dopo che la Russia ha sperimentato con successo l’abbattimento di un proprio satellite non più funzionante.

Quindi, in contemporanea con l’allarme lanciato da Kirby, arriva l’annuncio dell’avvio di un programma di costruzione e messa in orbita di una “costellazione” di molte migliaia di piccoli satelliti militari per sostituire gli attuali che non potrebbero essere annientati in un colpo solo anche con un’esplosione nucleare nello spazio.

Satelliti, minacce nucleari nuove e vecchie Missile Stellite russo ©SocialNews
Satelliti, minacce nucleari nuove e vecchie Missile Stellite russo ©SocialNews

È per questo motivo che sul New York Times di qualche giorno fa alcuni specialisti parlavano di un «momento Sputnik». Il riferimento è al fatto che quando nel 1957 l’Unione Sovietica per prima mise in orbita un satellite artificiale (appunto, lo Sputnik), lo shock nell’establishment politico e militare fu enorme e permise a John Kennedy di lanciare il suo ambizioso programma spaziale per colmare il divario.

Ora ci troveremmo in un momento analogo: i russi stanno (forse) per nuclearizzare lo spazio, quindi dobbiamo farlo anche noi.

C’è un difetto di logica in questo ragionamento. È vero che la Russia ha già sperimentato la capacità di colpire satelliti orbitanti, ma se facesse la stessa cosa con un ordigno nucleare, assieme a centinaia di satelliti “nemici” distruggerebbe anche i propri e le conseguenze devastanti sul piano militare e per l’economia mondiale ricadrebbero anche su di essa.

Non ci sarebbe alcun vantaggio perché, nello spazio come sulla terra, vale il principio della distruzione reciproca assicurata che rende improbabile un’azione del genere.

Ma soprattutto c’è un difetto di strategia. Con due guerre in corso, in Europa e in Medio Oriente, con un aumento della conflittualità in Asia su Taiwan e nel Mar Cinese Meridionale, con la paralisi delle organizzazioni internazionali che non riescono a garantire la pace e la cooperazione, con il pericolo di proliferazione nucleare in tutto il Medio Oriente (non solo in Iran), ma anche in Asia e in Europa, con la minaccia incombente del riscaldamento globale e la possibilità di nuove devastanti pandemie, questa fissazione sulle armi, sul contrasto armato, sulla corsa agli armamenti come principale ‒ se non unico ‒ strumento per la risoluzione dei conflitti, sembra penosamente inadeguata ed è soprattutto estremamente pericolosa.

Quasi ottanta anni fa, in un’altra epoca di grandi incertezze e pericoli per i futuri assetti mondiali dopo la fine della Seconda guerra mondiale, quelli che poi vennero chiamati “gli uomini saggi” ‒ tra gli altri, George Kennan, George Marshal, Dean Acheson, ‒ elaborarono una strategia di lunga durata, non per il contrasto armato ma per il containment dell’Unione Sovietica, creando allo stesso tempo una rete di organizzazioni internazionali (ONU, Banca mondiale, Fondo monetario internazionale, GATT) che favorissero il dialogo e la cooperazione tra grandi (e piccole) potenze, quello che è stato chiamato l’“ordine liberale basato sulle regole”.

Quella strategia è servita a garantire al pianeta ottanta anni di relativa pace e a risolvere i conflitti che via via si sono presentati senza arrivare al punto di non ritorno della distruzione reciproca. Oggi bisognerebbe saper fare altrettanto mettendo in campo una nuova strategia per dialogare e, se necessario, anche contenere gli avversari.

Ma dove sono oggi gli uomini saggi?

26 febbraio 2024


Stefano Rizzo

Stefano Rizzo. Giornalista, romanziere e saggista specializzato in politica e istituzioni degli Stati Uniti. Già Sovrintendente dell’Archivio storico della Camera dei deputati, ha insegnato per diversi anni Relazioni internazionali all’Università di Roma “La Sapienza”. E’ autore di svariati volumi di politica internazionale: Ascesa e caduta del bushismo (Ediesse, 2006), La svolta americana (Ediesse, 2008), Teorie e pratiche delle relazioni internazionali (Nuova Cultura,2009), Le rivoluzioni della dignità (Ediesse, 2012), The Changing Faces of Populism (Feps, 2013). Ha pubblicato quattro volumi di narrativa; l’ultimo è Melencolia (Mincione, 2017) Stefano Rizzo su UNOeTRE.it

 

Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all’aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it – Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

Sostieni UNOeTRE.it

 

Pagare con una carta

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s’impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest’articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore. E’ vietato il “copia e incolla” del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l’articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l’insieme della pubblicazione. L’utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Privacy Policy Cookie Policy

Grazie per aver letto questo post, se ti fa piacere iscriviti alla newsletter di UNOeTRE.it!

Stefano Rizzo

ByStefano Rizzo

Stefano Rizzo. Giornalista, romanziere e saggista specializzato in politica e istituzioni degli Stati Uniti. Già Sovrintendente dell'Archivio storico della Camera dei deputati, ha insegnato per diversi anni Relazioni internazionali all'Università di Roma "La Sapienza". E’ autore di svariati volumi di politica internazionale: Ascesa e caduta del bushismo (Ediesse, 2006), La svolta americana (Ediesse, 2008), Teorie e pratiche delle relazioni internazionali (Nuova Cultura,2009), Le rivoluzioni della dignità (Ediesse, 2012), The Changing Faces of Populism (Feps, 2013). Ha pubblicato quattro volumi di narrativa; l’ultimo è Melencolia (Mincione, 2017)

Privacy Policy Cookie Policy