La chiesa di San Luigi dei francesi 

Franco Di Pofi

ByFranco Di Pofi

3 Marzo 2024
Vocazione di S. Matteo. Caravaggio ©etsy.comVocazione di S. Matteo. Caravaggio ©etsy.com

Perle d’arte nelle chiese di Roma.  “Le storie di San Matteo” Caravaggio 


di Franco Di Pofi

La chiesa di San Luigi dei Francesi
La chiesa di San Luigi dei Francesi

CHIESA. San Luigi dei francesi. “Come potè un ragazzo lombardo, apprendista pittore, arrivato all’età di circa 19 anni costruirsi, crescere, straripare dalle zone basse di piazza Navona, oltre Tevere, oltralpe, oltre il suo secolo e i secoli successivi, arrivare fino a noi quale uno dei più alti moniti ( forse il più stabile e compatto) imporsi quale bandiera del moderno alle scelte più disparate alle fazioni più contrastanti? Come è possibile che ancora oggi, dopo Kandinski e Mondrian, il passante più casuale o il patito di Pollock e Rauschenberg o il più condiscendente dell’arte ludica entri in San Luigi dei francesi e senta riaprirsi una piaga che credeva chiusa per sempre.”

Così si esprime Renato Guttuso nella prefazione a una biografia di Caravaggio (Corriere della sera ed.Rizzoli)

Di cosa parlava uno dei più importanti pittori contemporanei?  Andiamo, come passanti casuali, a scoprirlo. 

La chiesa di San Luigi dei francesi 

Posta tra il Pantheon e piazza Navona, difronte Palazzo Madama ( senato). È il luogo dove ogni angolo parla di secoli di storia e di…Caravaggio. 

Ne ho parlato nell’articolo inerente “la Madonna dei pellegrini” opera somma del grande pittore. Aggiungo che dimorò,in un periodo, nel suddetto palazzo, ospite del cardinale Del Monte.

Verso la fine del XV secolo, la comunità francese acquistò, dai frati dell’abbazia di Farfa, il terreno per costruire una propria chiesa.

Fondata nel 1518 da Giulio dei Medici, papa Clemente VII ( nipote di Lorenzo il magnifico) fu progettata da Giacomo della Porta ( famoso architetto che,tra l’altro, terminò il progetto della cupola di San Pietro) e realizzata da Domenico Fontana, anch’egli grande architetto. Fu consacrata nel 1589. Dedicata alla vergine Maria, e a Dionigi l’areopagita (1) poi a San Luigi re dei francesi. 

Esterno: ampia ricca facciata che possiamo definire rinascimentale con marcati motivi barocchi. A due ordini sormontati da un timpano con stemma dei re francesi. Nel superiore due piccole finestre laterali, una più grande centrale con ai lati due tempietti con le statue di Santa Clotilde e Santa Giovanna di Valois.

Nell’inferiore un bel portale ai cui lati troviamo le statue di Carlo Magno e San Luigi. Sotto di esse un tondo con la salamandra coronata circondata dal fuoco. (2) 

Come si entra,nella chiesa, si viene “investiti” da una forte luce proveniente da mille fonti artificiali, che mettono in risalto preziosi marmi e lasciano apparire piacevoli ricami. Le navate sono tre divise da pilastri sorreggenti larghe arcate. Le laterali hanno cinque cappelle concluse in un profondo presbiterio. La copertura a botte anch’essa artistica.

Storie di San Matteo  

“La Vocazione”

La vocazione di San Matteo - Caravaggio  ©etsy.com
La vocazione di San Matteo – Caravaggio ©etsy.com

Sei all’inizio della navata di sinistra e noti, in fondo, un capannello di persone; proprio lì, nell’ultima cappella è il capolavoro che ti apparirà nella sua grandezza. Quel capannello vi è quasi sempre. Consiglio: andare nel primo pomeriggio e munirsi di un bel numero di monetine.

Caravaggio giunse a Roma nel 1592. Dopo varie peripezie che lo portarono alla miseria più nera e ad avere problemi di salute, riuscì a entrare nella bottega più prestigiosa di Roma, quella di Giuseppe Cesari meglio noto come cavalier D’Arpino. (Altro grande della cittadina ciociara) .

Nel 1594 volle mettersi in proprio, ma non trovava committenti. Si ridusse a vendere I suoi dipinti a mercanti senza scrupoli, ma fu proprio uno di questi, tal maestro Valentini, che lo presentò al cardinal Del Monte. Andò ad abitare nel palazzo di costui e cominciò la carriera che lo porterà a essere il pittore più conosciuto nel mondo. 

Nel 1599 ottenne la sua prima commissione pubblica; decorare la cappella del cardinale Mathieu Cointrel italianizzato in Contarelli : quella che abbiamo difronte. Costui aveva acquistato la cappella,  ma fu, dopo la sua morte, l’esecutore testamentale che affidò i lavori al cavalier D’Arpino che, dopo aver affrescato la volta, lasciò il lavoro.

Fu l’occasione di Caravaggio. Il cardinale Del Monte riuscì a fargli dare l’incarico. Il cardinale Contarelli aveva indicato il soggetto: “storie di San Matteo”.

Il santo, di cui portava il nome, era il suo protettore e l’artista avrebbe dovuto dipingere “la vocazione e il martirio di Matteo“. A questi due quadri fu aggiunto un terzo: “San Matteo e l’angelo”.

Illuminata la cappella, lo sguardo, per lunghi attimi, non riesce a soffermarsi; vaga da uno all’altro dei tre dipinti. Nella parete di sinistra vi è “la vocazione”, in quella destra “il martirio”, al centro “Matteo e l’angelo”.

La prima tela realizzata fu “il martirio”, e anche se si viene attratti dalla sua spettacolarità, è consigliabile cominciare cronologicamente dalla “vocazione”. Questo dipinto è meno appariscente, ma, secondo gli storici dell’arte, segna,  per primo, quello che saranno le caratteristiche dell’intera opera di Caravaggio, quelle che lo hanno reso il più conosciuto e amato pittore nel mondo. 

Narra il vangelo: “passando per la via Gesù vide un uomo, un certo Matteo, il quale stava seduto dietro il banco dove si pagavano le tasse. Gesù disse ‘seguimi’ “, quello si alzò e cominciò a seguirlo. Matteo era un pubblicano (esattore delle tasse); malvisti dalla popolazione perché, nel riscuotere per i romani, praticavano l’usura. 

Caravaggio immagina la scena. Gesù passa per la via e vede, seduti attorno a un tavolo, cinque personaggi immersi in una buia stanza (un’osteria?) nella conta dei soldi. Il Messia entra con San Pietro e, con un gesto della mano, indica un uomo dicendogli: “seguimi”.

L’uomo, al centro con la barba, indica se stesso e sembra dire” chi, io”? Pietro , con il dito verso Matteo rafforza il comando di Gesù ” sì, proprio tu”. Alle voci, i due giovani, in divisa dell’epoca del dipinto, prestano attenzione; l’uno guardando con sorpresa,  l’altro girandosi. Solo gli altri due personaggi continuano, molto presi, a contare il denaro.

Per la prima volta e diventerà una costante della sua opera, Caravaggio sovverte la tradizione della pittura sacra. I personaggi, posti al centro della scena, sono le persone che, probabilmente, ha conosciuto nelle osterie che frequentava abitualmente.

Non vengono rappresentati santi, ma gabellieri o giocatori, comunque peccatori… in una chiesa.

La Chiesa di SanLuigi dei francesi ©gettyimages
La Chiesa di SanLuigi dei francesi ©gettyimages

È il realismo del grande artista. In questo questo dipinto è la luce altra grande protagonista dei suoi lavori. 

È l’impiego della luce che fa di Caravaggio il pittore che rompe gli schemi rinascimentali. In uno spazio oscuro, non definito, le figure sono investite da una luce che taglia la scena soffermandosi sui particolari che assumono l’importanza di essere una guida nella comprensione dei dipinti. È la luce che mostra la realtà.

La fonte luminosa non viene dall’opacità della finestra, bensì da un punto imprecisato da destra verso sinistra; dalle spalle di Gesù. Si irradia nel buio del locale e illumina i protagonisti solo parzialmente; quanto basta per far risaltare i loro gesti rivelandone i pensieri.

È una luce mirata che  mette in risalto, nella penombra, il carattere dei personaggi, i loro gesti, i loro vestiti, le loro reazioni. È così che la luce ti conduce dalla mano di Gesù a quella di Matteo, dal mantello di Pietro ai due giovani, al misero tavolo, ai due che contano i denari.

In questo caso la luce ha un altro significato: costituisce simbolicamente la salvezza. Gesù con il gesto della mano ti chiama alla redenzione dal peccato (l’usura); Matteo e i due giovani rivolgono lo sguardo al Maestro, gli altri due continuano nelle loro occupazioni e non rispondono all’offerta di Gesù. 

Sono finite le monetine. Torneremo per godere della visione degli altri due quadri. 

Note
(1) San Dionigi l’areopagita: vescovo e martire del terzo secolo d.c. Patrono di Parigi (saint Denis)
( 2 ) La salamandra è nello stemma dei francesi col motto: “nutrisco et extinguo”. Nutro il fuoco buono ed estinguo quello cattivo. Nel mito la salamandra vive nel fuoco.

La chiesa di San Luigi dei francesi

Franco Di Pofi
Franco di Pofi

Nato a Ceccano il 16 maggio 1943, residente a Roma dal 1968. Sposato, due figli e cinque nipoti. Diploma di geometra conseguito presso l’istituto tecnico “Leonardo da Vinci” di Frosinone. Frequenta la facoltà di sociologia negli anni ’70 e facoltà di lettere ad indirizzo storico artistico negli anni ’90. Conosce francese e inglese, cominciato a studiare quando avevo già 50 anni. Funzionario Regione Lazio in pensione. Attivista politico nel P.S.D.I. dal 1963. Membro esecutivo provinciale giovanile (Frosinone). A Roma nel dicembre 1968 continua l’attività politica. Membro esecutivo provinciale, membro comitato centrale. Incarichi di governo: consigliere VIII circoscrizione, vicepresidente ospedale S.Eugenio, consigliere casa di riposo s. Francesca Romana. Interessi: storia dell’arte, letteratura, musica classica e operistica, teatro, cinema. Sport praticati: calcio, karate, sci. Ancora attivo nel tennis. Fanco Di Pofi su UNOeTRE.it

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Franco Di Pofi

ByFranco Di Pofi

Nato a Ceccano il 16 maggio 1943, residente a Roma dal 1968. Sposato, due figli e cinque nipoti. Diploma di geometra conseguito presso l'istituto tecnico "Leonardo da Vinci" di Frosinone. Frequenta la facoltà di sociologia negli anni '70 e facoltà di lettere ad indirizzo storico artistico negli anni '90. Conosce francese e inglese, cominciato a studiare quando avevo già 50 anni. Funzionario Regione Lazio in pensione. Attivista politico nel P.S.D.I. dal 1963. Membro esecutivo provinciale giovanile (Frosinone). A Roma nel dicembre 1968 continua l'attività politica. Membro esecutivo provinciale, membro comitato centrale. Incarichi di governo: consigliere VIII circoscrizione, vicepresidente ospedale S.Eugenio, consigliere casa di riposo s. Francesca Romana. Interessi: storia dell'arte, letteratura, musica classica e operistica, teatro, cinema. Sport praticati: calcio, karate, sci. Ancora attivo nel tennis.

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