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Il fondamento dell’unità europea

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ByIgnazio Mazzoli

5 Marzo 2024 ,
Congresso PSE fi Roma ©EunewsCongresso PSE fi Roma ©Eunews

Unirsi e superare ogni sovranismo nazionalistico


di Aldo Pirone

Il fondamento dell'unità europea. Congresso PSE a Roma
Il fondamento dell’unità europea. Congresso PSE a Roma ©Eunews

FONDAMENTO. Sabato scorso il nuovo candidato designato dal Pse a guidare la Commissione europea per le prossime elezioni dell’europarlamento, o spitzenkandidat, il lussemburghese Nicolas Schmit, ha detto giustamente che  “il nazionalismo  (delle destre n.d.r.) non è mai una soluzione. Ha sempre portato a guerre e conflitti, come vediamo con la Russia e la guerra di aggressione all’Ucraina”.

Già, l’antidoto sarebbe l’internazionalismo che è proprio del Dna del socialismo europeo. Ma di questo valore fondante proprio il Pse, negli ultimi lustri, per non risalire a più antichi fallimenti e tradimenti, ha dimostrato di essere carente e lo è ancora, al di là delle vetrine in cui fa mostra di essere unito.

Il fatto è che se si va a vedere le politiche nazionali dei vari soggetti che compongono il Pse dell’internazionalismo europeista e pacifista vi è scarsissima traccia. Ma non è su questo che oggi mi voglio concentrare. Il discorso sarebbe troppo lungo e dovrebbe cominciare dalla subalterntà sostanziale che il Pse ha mostrato nei confronti della globalizzazione neoliberista.

Subalternità implicita ed esplicita nella infatuazione per la “terza via” blairiana e che non pare essere del tutto messa da parte.

Rimane il fatto positivo che il convegno del Pse di ieri a Roma ha delineato un suo profilo antagonista – a parte la politica estera europea dove si è messa la sordina – e socialmente alternativo alle destre nazionaliste europee variamente configurate.

Voglio invece attirare l’attenzione sulla ricerca condotta del Servizio di ricerca dell’europarlamento sotto la responsabilità di Lauro Panella riportato sinteticamente lunedì 26 febbraio su “la Repubblica” da Claudio Tito.

In soldoni  la ricerca indica in più di 6.000 euro per ogni cittadino della Ue il risparmio che deriverebbe da politiche comuni europee nei seguenti campi: Trasporti 1.400 euro; transizione verde 980 euro e due milioni di posti di lavoro in più; trasformazione digitale 860 euro; lavoro e coesione sociale 750 euro; unione monetaria 720 euro; parità di genere 630 euro; salute 400 euro; difesa 380 euro e 170 mld in meno;  giustizia 340 euro; economia dello spazio 180 euro. Oltre a tanti altri benefici.

Il ragionamento tende a rafforzare l’idea che l’Europa deve unirsi e superare ogni sovranismo nazionalistico. La cosa stimolante è che lo fa partendo dall’interesse, diciamo, di tasca  dei cittadini dell’Ue.

Naturalmente la prospettiva di rinsaldare l’Unione non è solo questo. In ballo vi sono politiche neokeynesiane da mettere in atto  connesse strettamente ai risparmi sopra accennati e che anche in chi propugna giustamente, come Draghi negli ultimi suoi interventi,  un salto nell’unità europea non sono proprio del tutto chiari.

Si parla tanto, spesso a vanvera, del Manifesto federalista di Ventotene di Altiero Spinelli, Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann, ma non viene messo in risalto, anzi obliterato da parte degli europeisti liberal, che in quel documento l’unità europea era strettamente connessa alla trasformazione socialista: “cioè dovrà proporsi l’emancipazione delle classi lavoratrici e la realizzazione per esse di condizioni più umane di vita”. 

E questo mutatis mutandis (fatti i debiti cambiamenti) rimane il fondamento non effimero per un effettiva unità europea.

Non a caso Altiero Spinelli, uno dei padri del federalismo europeo, fu candidato per ben due volte all’europarlamento (1979, 1984) proprio dal Pci di Berlinguer.


Congresso PSE a Roma

Congresso PSE visto dall’ANSA

Aldo Pirone

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Aldo Pirone. Giornalista. Vive a Roma. Redattore di Malacoda


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ByIgnazio Mazzoli

Nato nel 1943. Fondatore e direttore di UNOeTRE.it. Risiede a Veroli in provincia di Frosinone. Lazio. Italia.

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