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Giovanna Marella “santa” rivoluzionaria

Ceccano, il Castello by BMLCeccano, il Castello by BMLCeccano, il Castello by BML

Storie di donne, spesso cancellate, rimosse e dimenticate


di Maurizio Cerroni

Giovanna Marella "santa" rivoluzionaria
Giovanna Marella “santa” rivoluzionaria

GIOVANNA MARELLA. In occasione dell’8 Marzo, giornata di festa e lotta per tutte le donne, voglio ricordare Giovanna Marella – la “santa” rivoluzionaria di Ceccano – condannata per eresia  della  Santa inquisizione: “È il caso di Giovanna Marella”, condannata per “affettata santità” dalla Congregazione del Sant’Ufficio, alla presenza di Papa Pio VII, il 22 settembre 1803” (dal libro del prof. Massimo Cattaneo, “Convertire e disciplinare: Chiesa romana e religiosità popolare in età moderna”, pubblicato nel maggio 2022).

Dunque, sono storie di donne, spesso cancellate, rimosse e dimenticate. Anche a Ceccano abbiamo la Nostra Giovanna! 

“Scappate, scappate che le streghe son tornate!” Come  Giovanna d’Arco, detta la pulzella d’Orléans, eroina francese condannata al rogo il 30 maggio 1431 e canonizzata nel 1920.

E come Giovanna la pazza, regina di Castiglia e di Aragona vittima di intrighi familiari e di corte, dichiarata malata di mente, rinchiusa in una angusta cella e morta nel 1551.

Donne: filosofe, profetesse, mistiche, false sante, streghe, libere pensatrici, animano il vasto mondo del popolo delle eretiche. 

Però, torniamo a Ceccano. Parliamo di una donna: Giovanna Marella di Ceccano. Giovanna Marella fu costretta alla abiura e anche a lei fu assegnato l’epiteto  “la pazza.”

Giovanna Marella "santa" rivoluzionaria
Giovanna Marella “santa” rivoluzionaria

Per capire il contesto storico in cui visse dobbiamo fissare bene tre date. 

La rivoluzione francese scoppia nell’anno 1789 e termina nel 1799 col culmine nella prese della Bastiglia. 

Nel 1799 nasce la Repubblica Romana.

Poi, sotto la spinta di questi fatti, i rivoluzionari entrarono a Napoli e dichiararono la Repubblica partenopea nel gennaio 1799. 

Tutto questo accrebbe i fanatismi rivoluzionari, con implicite minacce agli ecclesiastici. 

Per la questione della donna Ceccanese tralascio i fatti che portarono la donna al tribunale dell’inquisizione, perché nel libro sopra citato viene trattata la questione con attenzione e con fonti di archivio in maniera esaustiva.

La Nostra conterranea è in buona compagnia, tra tanti uomini e tante donne che amavano la libertà di pensiero e si perdevano  tra il cielo infinito! 

Ci troviamo difronte a un passaggio storico cruciale. Giovanna Marella fu una figura carismatica capace di muovere le coscienze religiose del popolo di Ceccano ma pure in tutto il territorio Laziale e nel. Regno Borbonico.

Il libro di Massimo Cattaneo valorizza una pubblicazione del Nostro storico locale Carlo Cristofanilli, che aveva indicato Giovanna Marella tra le più importanti donne che nel sud del Lazio aderirono alla Repubblica Romana.

 Con l’arrivo in Italia delle idee illuministe, nel cuore dello stato pontificio, si può solo immaginare cosa significa questo, quale forza dirompente portò verso il cambiamento, scuotendo in profondità le coscienza di molti. 

In un altro documento di un ricercatore storia locale, Tommaso Bartoli, si descrive benissimo il clima e l’aria che si respira nella città in quel periodo: “il 15 di febbraio 1798 fu creata la Repubblica Romana e abolito il potere temporale del Papa, Pio VI. Anche a Ceccano, come in tutti i paesi del circondario del Circeo e Campagna Marittima, vennero alzati gli ‘Alberi della libertà’ ed il 25 Febbraio 1798 furono eletti in pubblica assemblea i componenti della Municipalità Ceccanese”.

Da un verbale conosciamo gli avvenimenti di quel giorno perché vennero annotati dettagliatamente con “Processo Verbale” dal Notaio Clemente Angelini: “il giorno prima dello stesso mese  Febbraio 24, il proclama del pubblico Banditore cittadino Marra Urbano” per tutti i luoghi pubblici della terra di Ceccano, e suoi Borghi, ciò quali venne invitato tutto il Popolo Ceccanese a volersi radunare questa mattina nella pubblica piazza, chiamata della Lotta, situata nel borgo denominato il Torrione.

Il Cittadino Lorenzo Sindici, salito sopra un tavolo vicino al detto albero della libertà, sono stati invitati tutti i Cittadini e Popolo, così adunati nel sentire i nomi della nuova municipalità.

Passando al voto finale “al grido” Viva la Repubblica, la Libertà ed Uguaglianza. “Il Popolo Sovrano approva!”. 

Tra i racconti e nella memoria orale della nostra comunità si è sempre parlato della donna che festeggiava la Repubblica, alla testa della folla e in Piazza della lotta (l’attuale Largo Tomassini) quando venne issato l’albero della libertà. Ma tra le tante ricerche storiche locali non ci sono tracce significative della ribelle Giovanna Marella.

La pubblicazione del 2022, riscatta e ridà il giusto prestigio a questa donna che fu inquisita  e incarcerata. 

Il libro del prof. Massimo Cattaneo, dell’Università di Napoli Federico II parla della  “prodigiosa” storia di Giovanna Marella tra Repubblica romana e Prima Restaurazione…

Sotto questo profilo risulta interessante il caso di Giovanna Marella, una tessitrice di Ceccano, di circa trentaquattro anni.

Quando, nel 1799, iniziano le sue vicende processuali prima a livello diocesano (a Ferentino) e poi, a partire dal 1803, di fronte al tribunale romano del Sant’Uffizio, che aveva ordinato la carcerazione della donna e dei suoi “complici”, i suoi due confessori, Stanislao Colantoni e Dionisio Caprara, accusati di aver diffuso la fama di “santità” della loro penitente e di aver intrattenuto rapporti sessuali con lei.

Il 22 settembre 1803 la congregazione del Sant’Uffizio, riunita alla presenza del pontefice Pio VII, decretò la condanna per affettata santità di Giovanna Marella, con una pena di tre anni di permanenza in un conservatorio “in luogo di Carcere”, visto che la donna si era presentata spontaneamente al tribunale e aveva abiurato.

Lo spazio di azione dell’aspirante santa aveva come epicentro la casa della Famiglia Marella a Ceccano dove viveva insieme al padre e a un fratello sacerdote, suo sostenitore, ma attraverso i suoi continui spostamenti, la donna, nelle carte processuali, venne definita uno «spirito ambulatorio».

L’area in cui si diffuse la sua fama di santità comprendeva larga parte delle diocesi di Ferentino e di Veroli, anche riuscendo ad attivare un pellegrinaggio di devoti persino dal confinante Regno di Napoli.

Processata per affettazione. Insomma, un confine molto sottile quello della falsa o “affettata” santità (affettazione significa finta manifestazione della santità).

Dalla lettura del testo viene fuori una forte avversità dei Padri Passionisti di Ceccano nei confronti di Giovanna. 

Giovanna Marella, mentre tesse le file nella diocesi vescovile Veroli e Ferentino e del Circondario del Circeo, intesse rapporti con altri sacerdoti che avevano aderito alla Repubblica.

Così mantiene rapporti con gli amministratori cittadini che avevamo aderito alla Repubblica.

La troviamo al fianco del dirigente repubblicano Lorenzo Sindici, prefetto consolare, in occasione dell’arrivo degli insorgenti. Era di costituzione magrissima, mangiava poco non beveva vino.

Una sorte di asceta. Si muoveva continuamente a piedi scalzi con vestiti austeri. 

Nel contesto cittadino, sulla sua figura le famiglie borghesi di Ceccano si divisero.

Autorevoli sacerdoti – per convinzione o convenienza o per paura – avevano aderito alla Repubblica. Sicuramente, anche in città è nei centri vicini, vi erano due fazioni che si fronteggiavano e scontravano, in molti casi anche fisicamente con armi in pugno.

In questo periodo di grandi cambiamenti e incertezze (presenti e future) operò  la donna Ceccanese.

Tra mille insidie, la Marella diventa una grande protagonista del suo tempo, stabilendo importanti rapporti con l’avvocato Giacobino di Piperno, Federico Zacoloni, avvocato e console Giacobino di Campagna/Marittima.

Uno dei suoi due fratelli, Muzio Marella, figura tra le autorità della neocostituita municipalità democratica di Ceccano nel febbraio 1798, come membro del Dipartimento delle Strade. 

Tra i testimoni a favore della santa, nel corso del processo informativo del 1799, c’erano due sacerdoti ceccanesi, don Vincenzo Malizia e don Michelangelo De Nardis, indicati da alcuni studiosi come aderenti alla Repubblica.

Altra cosa che merita un approfondimento è un libro di Giuseppe Comporelli “I Passionisti a Ceccano 1748 – 1998”, pubblicato in occasione dei 250 anni della venuta di San Paolo della Croce a Ceccano.

Un libro ben fatto, con cronologia, fatti, dati, nomi, di tante persone, in cui non c’è una sola citazione della donna che aveva fatto infiammare il cuore di uomini, donne, sacerdoti, del popolo, del clero, di borghesi e contadini.

Amata da chi credeva in Cristo e dai Repubblicani Giacobini, grazie agli ideali della rivoluzione Francese. Nel corso della sua vita operò in due grandi regioni, o meglio due Stati, quello della Chiesa e il Regno di Napoli.

Purtroppo, poi è sceso l’oblio sul caso di condanna da parte dei Santi Uffizi. In quest’ultimo libro viene dedicato grande spazio sulla presenza dei francesi in Italia ma, a distanza di qualche secolo, ancora c’è reticenza nel ricordare Giovanna Marella. 

Invece, mi trovo d’accordo sulle cose che scrive Carlo Cristofanilli, ovvero che Giovanna Marella è stata una delle più importanti donne del centro sud ad aderire e partecipare attivamente alla Repubblica Romana. Ma quando le cose si mettono male, c’è sempre la vittima da sacrificare e qui la vittima è anche donna. E i “gattopardi” si mettono all’opera.

Quindi, baroni, marchesi, vescovi e preti, latifondisti e opportunisti, passata la rivoluzione tornarono alla restaurazione, ognuno alla ricerca di una nuova verginità.

Le colpe ricaddero sulle spalle di una donna, Giovanna Marella; su di lei, pettegolezzo, ingiurie, storie inventate di sesso, e ancora per secoli Giovanna Marella si è ritrovata da sola  davanti al tribunale dell’inquisizione del Sant’Uffizio, costretta ad abiurare, scampata alla morte e condannata al carcere. 

Una storia di donna. Una storia da non dimenticare. Una storia attuale. Una storia d’amore verso la sua terra.

Pensando a Giovanna Marella mi tornano alla mente le parole dell’autrice Marguerite Porete, religiosa francese, che mi pare si ricamino perfettamente alla figura della Nostra Giovanna: “non fa conto di vergogna né d’onore, di povertà né di ricchezza, d’agio o di disagio, d’amore o d’odio, d’inferno né di paradiso”.

Infine, mi sembra molto attuale nel ricordare la “santa” rivoluzionaria, un brano del disco “La Buona Novella” di Fabrizio De André : “si serran le vesti sugli occhi e sul cuore, ma filtra dai veli il dolore: fedeli umiliate da un credo inumano, che le volli schiave già prima di Adamo”.


Un tentativo di santità

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ByIgnazio Mazzoli

Nato nel 1943. Fondatore e direttore di UNOeTRE.it. Risiede a Veroli in provincia di Frosinone. Lazio. Italia.

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