80° della distruzione della città di Cassino

La distruzione di Montecassino ©Chrissy Gregg -nationalww2museum.orgLa distruzione di Montecassino ©Chrissy Gregg - ationalww2museum.org

Intervento del sindaco Enzo Salera*


80° della distruzione della città di Cassino
80° della distruzione della città di Cassino

80° DELLA DISTRUZIONE. Signor Presidente della Repubblica, Signor Vice- Presidente della Corte Costituzionale, Signori Ministri e rappresentanti del Parlamento, Graditissimi Rappresentanti diplomatici di Paesi alleati ed amici, Signor Presidente della Regione Lazio, Signori assessori e Consiglieri regionali, Colleghi Sindaci, Autorità, civili, religiose, militari e cittadini, Giovani e studenti delle scuole di ogni ordine e grado della città di Cassino, benvenuti e grazie per essere voi qui oggi.

Signor Presidente della Repubblica,

grazie per l’onore che rende alla nostra città Martire, decorata di medaglia d’oro al valor militare.

La sua presenza qui, oggi, nel solco dei suoi predecessori, rinnova l’omaggio dello Stato ad una città e ad un intero territorio che fu teatro di una delle più cruente battaglie della seconda guerra mondiale.

Il 15 marzo di ottanta anni fa, di primo mattino, iniziò l’ultima fase del “calvario” di Cassino, cominciato con il bombardamento del 10 settembre dell’anno precedente. Per tutta la giornata e nella successiva, gli aerei scaricarono una enorme quantità di bombe.

Il 16 a sera, Cassino fu un cumulo di macerie e di polvere.

Una cittadina con più di ventimila abitanti (a quel tempo) letteralmente rasa al suolo.

Stessa sorte era stata riservata, esattamente un mese prima, il 15 febbraio, alla nostra millenaria Abbazia di Montecassino, centro di vita spirituale e di trasmissione del sapere nei secoli.

80° della distruzione di Cassino
Il Presidente Mattarella a Cassino per 80° della distruzione della citta ©comunicazioneinform.it

Sotto le sue macerie perirono centinaia di cassinati lì rifugiatisi con la convinzione di trovare riparo in luogo sicuro. Così non fu, purtroppo.

Cattiva sorte legò così Cassino ad altre città che, in diverse parti del mondo, imboccarono, loro malgrado, la strada del martirio.

Per la prima volta nella storia della seconda guerra mondiale un bombardamento a tappeto di proporzioni enormi fu effettuato contro un bersaglio molto circoscritto, di natura non militare: un centro abitato che si estendeva su qualche chilometro quadrato.

Fu concepito, il bombardamento, nelle alte sfere militari alleate, come il preludio alla vittoria sui tedeschi asserragliati dietro la linea “Gustav”. Almeno queste le intenzioni.

Ma fu un’azione che molti esperti, in seguito, giudicarono (al pari di quanto avvenne per l’Abbazia) militarmente sbagliata, visto che i suoi effetti impedirono poi ai carri armati alleati di avanzare a sostegno della fanteria: le macerie sulle strade e le voragini prodotte dalle bombe, che le prolungate piogge torrenziali trasformarono in un pantano costellato da ostacoli e voragini, costituirono infatti un’altra formidabile barriera difensiva a vantaggio dei tedeschi.

Sotto quel diluvio di bombe, nascosti nelle cantine e nei rifugi attrezzati in precedenza, subirono pesanti perdite ma riuscirono comunque a restare barricati tra le rovine e respinsero più volte gli attacchi della fanteria neozelandese sostenuta da un continuo fuoco di artiglieria.

Confinata in una sorta di “terra di nessuno”, divisa tra Tedeschi ed Alleati, la popolazione civile subì requisizioni, razzie, rappresaglie, trovandosi costretta a misurarsi con i disagi causati dalle distruzioni: la fame, in primis, la fatalità e la causalità che presiedono al labile confine tra morte e sopravvivenza.

La mattina del 18 maggio del ’44 i soldati polacchi del generale Anders, alle ore 10.20, issarono la loro bandiera bianca e rossa sulle rovine di Montecassino, che comunicava la fine di quella che venne considerata la più grande battaglia terrestre d’Europa.

Quella data segnò anche la fine della lunga “battaglia di Cassino”.

Il fronte si spostò poi verso Roma. La guerra, ritiratasi da qui, lasciava cadaveri, mine inesplose, malaria, miserie atroci.

Molti gli sfollati, i profughi, gli orfani che trovarono accoglienza e conforto nella solidarietà delle famiglie di diverse regioni d’Italia e negli aiuti internazionali, mentre faticosamente riprendeva la difficile opera di ricostruzione.

Fece seguito “l’altra battaglia” di Cassino come storicamente è stata definita.

Si avviò infatti una nuova tormentata stagione, combattuta da una indifesa, inerme, debole popolazione civile, la quale, con amore per la propria abbazia (che volle “com’era e dov’era”), per le terre dei propri avi, per la vita, seppe gettare le basi di una ricostruzione lenta ma graduale della Città.

Fu così dato l’avvio al “miracolo della ricostruzione” come è stato chiamato. Anche se, quando ci si rese pienamente conto che il territorio poteva offrire poco o nulla, per molti si aprì la strada della emigrazione. Anche in terre lontanissime come l’America, con nel cuore la speranza in un futuro migliore e la nostalgia per i cari da cui si era costretti a staccarsi.

A distanza di 80 anni da quella tragica pagina della Storia che ebbe come protagonisti Cassino, la sua popolazione e gli eserciti provenienti da tutto il mondo, ci troviamo qui oggi, signor Presidente, in una città viva, che ha saputo rinnovarsi, guardando al presente e al futuro, senza mai distogliere lo sguardo da quella ferita, insanabile, impressa sui volti e sulle anime dei padri, delle madri e dei giovani di allora che vissero in prima persona l’immane tragedia della guerra.

Una straordinaria comunità locale solidale ed accogliente arricchisce oggi una città aperta verso il mondo ma che resta sempre a misura d’uomo: una città dove le famiglie, i giovani, gli studenti (tanti anche stranieri di oltre 50 paesi) della nostra Università (“un piccolo ateneo – ha detto il vice presidente del Consiglio Tajani – che sa essere un grande esempio di eccellenza nel panorama del nostro sistema universitario”) trovano nuovi spazi di socialità, di formazione, di cultura e condivisione.

Luoghi dove si alimentano le più sane energie di un territorio di cui da sempre Cassino è riferimento istituzionale, economico, civico e culturale.

Questo è oggi possibile grazie a quello spirito di servizio dal quale ci lasciamo ispirare, da amministratori e prim’ancora da cassinati.

La nostra è una città emblema del martirio compiuto per la libertà. Ma, al contempo, è conosciuta, grazie al lavoro di riconciliazione tra nazioni svolto dopo il conflitto, come un tangibile simbolo di pace.

Quella pace tra popoli e culture necessaria, indispensabile, oggi più di ieri, in un mondo che vede contrapporsi, tristemente, in Ucraina, in Medio- Oriente, ma anche in Africa e in tanti altri Paesi, tormentati da conflitti cosiddetti “dimenticati”, comunità che un tempo ebbero la forza di superare le differenze convivendo nella tolleranza e, in alcuni casi, finanche nell’armonia.

“La guerra alimenterà se stessa”: questa frase dello storico romano Tito Livio è purtroppo tornata particolarmente attuale oggi, in un’epoca in cui il proliferare delle guerre nel mondo innesca una spirale apparentemente ineluttabile di aumento delle spese militari.

Un aumento esponenziale, che ha raggiunto nuovi record, mentre si fatica a reperire le risorse per servizi essenziali come la scuola o la sanità.

Questo Ottantesimo anniversario, infatti, è assai rilevante anche per la particolare congiuntura internazionale in cui viene a cadere.

Una congiuntura che si caratterizza per una prolungata e assai acuta crisi politica, sociale, economica e ambientale che, come quella che causò la seconda guerra mondiale, è figlia di uno di quei complessi passaggi che il ciclo economico e la Storia puntualmente ci ripropongono.

Il passaggio cioè tra un vecchio assetto del mondo che va scomparendo a causa delle straordinarie trasformazioni indotte da un incessante progresso tecnologico, e un nuovo mondo che fatica a prendere forma.

E’ uno di quei “chiaroscuri” – per dirla con Antonio Gramsci – che può generare mostri. Il mostro delle crisi distruttive, dei nazionalismi, dei fondamentalismi, della xenofobia, dell’autoritarismo, della guerra.

Oggi questi mostri, che sempre si ripresentano nei delicati tornanti della storia, trovano terreno fertile nello smarrimento delle comunità internazionali confuse, spaventate, angosciate da sfide epocali.

A partire dai cambiamenti climatici, dalle grandi migrazioni, dal progresso tecnologico che mettono in discussione le certezze che si credeva aver assicurato per sempre al nostro futuro.

Ma noi siamo eredi di una memoria carica di lezioni e di valori. Mi riferisco alla memoria storica.

Essa è come un giardino: va curata, altrimenti si ricoprirà di erbacce e i fiori dei giusti scompariranno, divorati. Ce lo siamo ricordati spesso in altri momenti.

Lo faccio anche oggi in questa solenne cerimonia come monito per ciascuno di noi e in particolare per i nostri giovani, a cui noi affidiamo il “testimone della memoria” che deve fungere da imponente contraltare alla guerra e principale propulsore di pace.

Quei “fiori” sono persone, giovani che in questa terra d’Italia hanno lottato anche per la nostra libertà, pagando con la vita. Quello che siamo noi oggi – ricordiamolo sempre – lo dobbiamo ai tanti giovani di allora che immolarono le loro vite nell’adempimento di un supremo dovere.

Se li dimenticassimo, morirebbero una seconda volta. Ma cominceremmo anche noi a svuotarci di valori, a impoverirci nella nebbia storica dei fatti.

Grazie alla Resistenza (anche il nostro territorio ha avuto, come è noto, la sua Resistenza e i suoi martiri innocenti. Basti ricordare tra quest’ultimi i 42 trucidati, tra i quali 15 bambini, di Vallerotonda del 28 dicembre 43, e il carabiniere Vittorio Marandola, di Cervaro, decorato di medaglia d’oro al valor militare), e grazie a quanti seppero opporsi, al coraggio dei nostri padri, a chi ci venne in aiuto, abbiamo conquistato la libertà e la democrazia, che ci hanno assicurato il progresso economico, mentre un lungo periodo di pace ha sostanzialmente caratterizzato la vita della nostra Europa, purtroppo interrotto due anni fa dall’aggressione della Russia all’Ucraina.

80° della distruzione di Cassino
Cassino, 15 mar ’24 – Il Presidente Sergio Mattarella si è recato a Cassino in occasione dell’80° anniversario della distruzione della città. ©Mi-lorenteggio.com

La libertà e la democrazia: a noi il dovere di continuare a difendere l’una e l’altra.

E’ qui, in questo impegno da rinnovare continuamente il senso vero di cerimonie celebrative come questa di oggi.

Pur se difronte alla tragedia che si sta consumando in Ucraina, nella martoriata striscia di Gaza e in altre parti del mondo sembra che il ricordare non serva, tanto poi l’uomo non impara nulla dalla Storia, dalle tragedie del passato.

Nonostante ciò – ripeto – è nostro dovere ricordare ciò che è stato, ammonire che non abbia a ripetersi, impegnarsi nella ricerca incessante della pace.

Noi pensiamo di poter costruire la pace partendo dall’educazione delle giovani generazioni, camminando insieme a loro lungo le strade della nonviolenza e della mondialità, con spirito di fratellanza, rispetto delle differenze culturali e religiose, occasione di dialogo e di arricchimento.

A questi nostri giovani cui guardiamo con fiducia, come asse portante del nuovo, come linfa del rinnovamento, nella consapevolezza che i valori non vengono trasmessi solo per eredità, inalterabili ed eterni, ma che bisogna sempre ricominciare a costruirli, continuamente, difenderli e volerli.

Grazie, presidente Mattarella, per il sentimento di vicinanza e di solidarietà testimoniato dalla sua presenza qui oggi.

Un sentimento che – come ebbe a ricordare in questa stessa piazza, dieci anni or sono, il suo predecessore, il compianto presidente Giorgio Napolitano – “non può considerarsi concluso, non può mai archiviarsi e consegnarsi al passato, perché si rivolge a famiglie e a una comunità la cui spaventosa sofferenza si è trasmessa da una generazione all’altra”.

Infine, ancora grazie signor Presidente, perché  con Lei oggi qui c’è lo Stato e l’intera comunità nazionale ad onorare la memoria di quei bambini, quelle donne e quegli uomini vittime civili innocenti e di quelle migliaia di soldati provenienti da ogni angolo della terra, dalla Polonia al nord Africa, dalla Nuova Zelanda al Canada, dall’India alla Francia e dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, che con il loro sacrificio hanno assicurato alla nostra amata Patria ottanta anni di Pace, di Libertà e di Democrazia.

Grazie Presidente.

*Dott. Enzo Salera, Sindaco di Cassino

Città di Cassino

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