fbpx

Polizia Usa, ma quanto è cortese!

Stefano Rizzo

ByStefano Rizzo

19 Marzo 2024
Courtesy card della Polizia USACourtesy card della Polizia USA

courtesy card, nessun valore legale, ma tanto utile


di Stefano Rizzo

Polizia Usa, ma quanto è cortese!
Polizia Usa, ma quanto è cortese!

POLIZIA. Un ignaro cittadino guida tranquillamente per la sua strada, a un certo punto commette una qualche infrazione, non si ferma allo stop o ha un fanalino di coda guasto, ed ecco che dal nulla compare la macchina della polizia con i lampeggianti e la sirena.

Il poliziotto scende e si avvicina con la mano sulla fondina della pistola pronto a sparare al minimo sospetto, e in men che non si dica ti ritrovi sbattuto a faccia in giù sul cofano e ammanettato.

Quante volte l’abbiamo vista al cinema e nei telefilm, questa scena. Poliziotti severi e implacabili, che non guardano in faccia a nessuno nell’applicare la legge.

Ma le cose non stanno affatto così, almeno non sempre e non per tutti.

Ci sono molti altri casi in cui il poliziotto, magari inizialmente sospettoso, subito dopo ti saluta cortesemente, ti invita a non farlo più e ti lascia andare senza altre conseguenze, soprattutto senza farti la multa.

La differenza tra un caso e l’altro la fa una piccola tessera plastificata, che è bene tenere sempre nel portafogli con la patente e la carta di credito. Se ce l’hai, tutto bene, nove volte su dieci la fai franca; in caso contrario, pagherai il fio della tua infrazione.

Di cosa si tratta? Della courtesy card, la tessera di cortesia, chiamata anche comunementela tessera per uscire di galera, che i sindacati di tutti i dipartimenti di polizia degli Stati Uniti distribuiscono ai propri iscritti, in servizio o in pensione, perché la consegnino a familiari e amici.

Parliamo non di una ma di una dozzina di tessere a poliziotto in ciascuno dei 18.000 (circa) dipartimenti di polizia locale degli Stati Uniti, tra Stati, contee e città. Nella sola New York il principale sindacato, che non casualmente si chiama “Police Benevolent Association”, ne distribuisce decine di migliaia, e la stessa cosa fanno gli altri sindacati o associazioni di categoria.

Teoricamente, le tessere dovrebbero essere nominative e riportare il nome dell’agente. Teoricamente, dovrebbero essere consegnate ai membri della famiglia ristretta.

Ma in pratica finiscono nelle mani di amici e amici degli amici. Dovrebbero essere gratuite, ma si ritrovano anche su eBay al prezzo di una cinquantina di dollari.

Piccola somma, ma che vale una fortuna in denaro e seccature risparmiate per chi guida molto, va di fretta e si trova a commettere infrazioni al codice della strada.

Naturalmente le courtesy cards non hanno alcun valore legale, e non sta scritto da nessuna parte che il poliziotto che, avendo fermato un automobilista se ne vede presentare una, debba tenerne conto e non fare la multa.

Ma oltre al codice della strada esiste un codice non scritto per cui, che gli piaccia o no, è indotto a rispettarle.

Se non lo fa, viene mal visto dai colleghi, in particolare dal collega il cui nome è riportato sulla card. Nei casi peggiori, se il collega in questione è un dirigente o l’amico di qualche politico importante, può ritrovarsi trasferito da un giorno all’altro.

È quello che è successo qualche mese fa a un agente di New York, un certo Matthew Bianchi, che aveva insistito per fare una multa a un amico di un suo superiore, e tre giorni dopo si è ritrovato senza macchina a battere i marciapiedi della città, che è il servizio di primo livello per un poliziotto appena entrato.

Qualche tempo dopo, ha fatto domanda per rientrare nel servizio di pattuglia in macchina, ma gli è stato detto che non c’erano più posti.

Caso raro, Bianchi non ha accettato la punizione e ha presentato una denuncia alla procura federale, che ora dovrà decidere se ridargli il posto. E intanto è scoppiato il caso sui media che si sono improvvisamente accorti di una diffusissima pratica “familistica”, che per la verità esiste da tempo.

Tirati in ballo, i sindacati di polizia hanno detto che lo scopo delle courtesy cards è semplicemente di rassicurare il poliziotto sul fatto che il titolare della card non è un criminale, è una brava persona e “un amico della polizia”.

Ma oltre a ciò ci sono anche altri vantaggi. Spesso grazie alle cards che consegna ad amici e parenti il poliziotto riceve sconti nei negozi e nei ristoranti, e si fa anche fare qualche lavoretto di manutenzione a casa.

Corruzione? Sì, tecnicamente, ma che volete? Quando si fa l’ingrato mestiere di tutore dell’ordine, è piacevole sapere che si ha di fronte un amico, o un amico di un amico. Come ci si sente importanti e gratificati quando, con un cenno del capo e una pacca sulla spalla, si può, con totale discrezionalità, graziare un automobilista colpevole che ti guarda speranzoso con in mano la sua carta di cortesia.

Perché la vita del poliziotto americano oggigiorno è dura.

Da qualche tempo, a differenza di quello che raccontano film e telefilm, deve stare molto attento a quello che fa.

Non può più avere la certezza dell’impunità. Ha addosso gli occhi di tutti, della stampa, della politica, degli organismi di controllo.

Se ferma un nero senza motivo, ecco che subito la gente grida al razzismo, e se lo picchia o gli spara potrebbe addirittura finire sotto inchiesta, anche se la probabilità di finire in prigione è minima.

Com’è bello, invece, ritrovarsi tra amici che ti rispettano, fare parte di una benevolent association e graziare chi vuoi tu! Intanto, se non fai la multa a questo qui (quasi sempre un bianco) che ti mostra la sua card e lo lasci andare, la puoi sempre fare al prossimo malcapitato (quasi sempre un nero o un ispanico) che non ce l’ha. E che non si azzardi a reagire, sennò peggio per lui.


Polizia americana

Stefano Rizzo

Stefano Rizzo. Giornalista, romanziere e saggista specializzato in politica e istituzioni degli Stati Uniti. Già Sovrintendente dell’Archivio storico della Camera dei deputati, ha insegnato per diversi anni Relazioni internazionali all’Università di Roma “La Sapienza”. E’ autore di svariati volumi di politica internazionale: Ascesa e caduta del bushismo (Ediesse, 2006), La svolta americana (Ediesse, 2008), Teorie e pratiche delle relazioni internazionali (Nuova Cultura,2009), Le rivoluzioni della dignità (Ediesse, 2012), The Changing Faces of Populism (Feps, 2013). Ha pubblicato quattro volumi di narrativa; l’ultimo è Melencolia (Mincione, 2017

occhietto

Stefano Rizzo su UNOeTRE.it


 

Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all’aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it – Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

Sostieni UNOeTRE.it

 

Pagare con una carta

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s’impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest’articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore. E’ vietato il “copia e incolla” del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l’articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l’insieme della pubblicazione. L’utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Privacy Policy Cookie Policy Termini e Condizioni

Grazie per aver letto questo post, se ti fa piacere iscriviti alla newsletter di UNOeTRE.it!

Stefano Rizzo

ByStefano Rizzo

Stefano Rizzo. Giornalista, romanziere e saggista specializzato in politica e istituzioni degli Stati Uniti. Già Sovrintendente dell'Archivio storico della Camera dei deputati, ha insegnato per diversi anni Relazioni internazionali all'Università di Roma "La Sapienza". E’ autore di svariati volumi di politica internazionale: Ascesa e caduta del bushismo (Ediesse, 2006), La svolta americana (Ediesse, 2008), Teorie e pratiche delle relazioni internazionali (Nuova Cultura,2009), Le rivoluzioni della dignità (Ediesse, 2012), The Changing Faces of Populism (Feps, 2013). Ha pubblicato quattro volumi di narrativa; l’ultimo è Melencolia (Mincione, 2017)

Privacy Policy Cookie Policy