Ceccano ha il suo PRG. Non dimenticarlo

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La storia non si cancella


di Maurizio Cerroni

Ceccano ha il suo PRG. Non dimenticarlo (foto dal web)
Ceccano ha il suo PRG. Non dimenticarlo (foto dal web)

CECCANO. Per fortuna che venne fatta e attuata la Pianificazione Urbana a Ceccano.

A proposito di fango e cemento, bugie e ritornelli del centro destra. La storia non si cancella.

Vorrei ricordare a tutti che nella pubblica amministrazione ci sono atti amministrativi che sono una sorta di “pietra miliare” per tutti.

Le dichiarazioni in malafede e l’arroganza politica, nel gettare fango addosso a tutti, da parte di  chi governa oggi la Città è un atto immorale di cui ci si dovrebbe solo vergognare. E vanno rigettate al mittente.

Viglio ricordare che per la tutela paesaggistica, ambientale, naturale del territorio Comunale c’è lo strumento urbanistico chiamato Piano Regolatore Generale Comunale (P. R. G.), che tutela il territorio dalla speculazione edilizia.

Questa è stata la storia amministrativa passata di chi ha guidato la Città di Ceccano. È stata realizzata la pianificazione urbana. 

Il Piano Regolatore è una sorta di “carta magna” per la Città. La parola stessa “regolatore” ci dice che questo detta regole, dando certezze ai proprietari di terreni, a chi vuole costruire, ai progettisti e alla pubblica amministrazione che deve procedere al rilascio delle concessioni edilizie. 

Il Consiglio Comunale e le amministrazioni comunali,  sotto la guida di Aldo Papetti e Angelino Loffredi, hanno avuto una forte spinta propulsiva nel realizzare il “piano casa”  di edilizia economica-popolare (pubblica e privata), grazie a cui in pochi anni si riuscì a realizzare uno dei più grandi insediamenti edilizi della provincia di Frosinone, conosciuto da tutti come il Quartiere G. Di Vittorio; in quegli anni, tante altre opere primarie furono realizzate in tutte le contrade di Ceccano. 

Siamo nel 1987. Sotto la guida del Sindaco Senatore A. Compagnoni, il consiglio comunale di Ceccano adottò il piano regolatore.

Nell’adozione del piano scattarono anche  i vincoli urbanistici su tutto il territorio Comunale. La Regione Lazio, il 7 Aprile del 1993, approvò definitivamente il piano regolatore del Comune di Ceccano.

Ceccano ha il suo PRG. Non dimenticarlo (foto dal web)
Ceccano ha il suo PRG. Non dimenticarlo (foto dal web)

Nel 1994, la nuova amministrazione del Sindaco Maurizio Cerroni approvò i regolamenti e le linee guida, attuative al PRG.

Successivamente vennero approvati i piani particolareggiati di edilizia pubblica di Vigne Vecchia, i piani particolareggiati del Centro storico zona A, l’adozione del piano colore, i piani particolareggiati di Giacomo Matteotti e Fabrateria Vetus, il piano particolareggiato della zona Falcone. Poi, il piano di zona Artigianale di via Morolense.

La zona industriale di Ceccano, una vasta area di territorio che va dalla zona della Botte e arriva a Valle Fioretta ai confini con Frosinone e dalla Monte Lepini ai confini con Patrica: tutto questo territorio ricade all’interno del piano regolatore intercomunale dal lontano 1963, per la zona industriale consorzio ASI Frosinone. 

Alcune informazioni per l’area di Bosco Faito, un’area di 336 ettari di tipo boschivo nel comune di Ceccano, in provincia di Frosinone, che il 27 febbraio 2009 è stata nominata Monumento Naturale regionale da parte della Regione Lazio, con Presidente Piero Marrazzo.

Quindi, il monte Siserno che va dai confini con Giuliano di Roma, Villa San Stefano e Castro dei Volsci, di cui oltre il 70% di tale area montuosa del monti Lepini è di proprietà Comunale.

Questa panoramica è utile per avere una esatta fotografia del nostro territorio.

Ritornando al PRG del nostro comune, io ritengo che è stato uno strumento fondamentale per la pianificazione, che ha tutelato in maniera significativa il territorio.

Questo è il punto fondamentale, rispetto al quale molti dovrebbero sentirsi orgogliosi.

Sono passati quasi 40 anni e nessuno ha ancora cambiato una virgola del piano regolatore adottato nel 1987. Per motivi socio – economico, che vengono da lontano, parte dei centri storici del centro sud sono stati abbandonati dalla popolazione in una sorta di fuga verso le campagne, tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900.

Non ci vuole molto per capire che questo fenomeno è stato dato dalle cattive condizioni di vita sociale e economica, di grande povertà, nel centro urbano in molte comunità; perciò erano la campagna e la terra che danno sostentamento vitale, pure modeste abitazioni rurali davano comunque una speranza di andare avanti.

Questo ha portato ad avere le così dette “città territorio”: Ceccano è questo. Oltre il 70%della popolazione ceccanese risiede e vive nelle contrade. 

Chi ha delle sane ambizioni politiche deve sapere che è essenziale e vitale interagire con questa grande parte di territorio di Ceccano, dove risiedono migliaia di persone dotate di grande laboriosità e concretezza, capaci di fare mille mestieri e che hanno dato vita a una sorte di economia sommersa ma che nello stesso tempo sono delle sentinelle e dei veri custodi del territorio.

L’attenzione politica va messa sule tante attività economiche della città: commerciali, artigianali, industriali, che persistono sul nostro territorio, di cui molte nate dalla crisi industriale e che si sono affermate grazie all’innovazione e ai prodotti di qualità. 

La memoria è corta ma la storia non si ribalta.

La destra oggi al governo può non condividere le scelte fatte nel passato dalle amministrazioni comunali che si sono succedute, ma le opere realizzate sono ancora sotto gli occhi di tutti.

Soprattutto va rigettato al mittente il fango nei confronti delle scelte di programmazione del passato che hanno ben tutelato dalla speculazione edilizia la città di Ceccano.

Quello che qui voglio dire è che la città di Ceccano è stata amministrata con azioni concrete. Azioni amministrative fatte attraverso la programmazione e la ricerca di finanziamenti regionali, governativi, e in alcuni casi Europei, come per la cava di via Morolense o per la ristrutturazione della cartiera Savoni.

E per l’acquisto dei due Castelli: nel 1997 il Castello dei Conti e nel 2001 Castel Sindici. 

Ecco perché non si possono tollerare accuse, rivolte contro il centro – sinistra, d’incuria verso il patrimonio pubblico.

Le polemiche spesso ripetute come delle grancasse stonate da parte di chi amministra, ormai da quasi 10 anni, con il ritornello secondo cui “le colpe sono di quelli prima”  non funziona più.

E non funziona più per il solo fatto che dopo 10 sono diventati loro quelli di prima e vanno chiamati alle loro responsabilità.

Devono essere rigettate al mittente accuse prive di qualsiasi fondamento, gratuite e diffamatorie verso la storia recente dei partiti del centro-sinistra. Questa città si merita altro.

Non è più rinviabile ed è auspicabile una unità nel centro – sinistra che sia basata sulle idee, su programmi innovativi, capace di far tornare Ceccano sia politicamente che amministrativo centrale nella vita provinciale e regionale, per determinare un nuovo sviluppo economico culturale e sociale!


La città di Ceccano

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