Riflessi della RSI nel frusinate

Salo. la crisi del 5X1000 ai nostalgici ©La StampaSalo. la crisi del 5X1000 ai nostalgici ©La Stampa

Repubblica Sociale Italiana tra tentativi di vendette e la sua dissoluzione


di Lucia Fabi e Angelino Loffredi

Riflessi della RSI nel frusinate
Riflessi della RSI nel frusinate

RIFLESSI. In un periodo in cui le rievocazioni, i ricordi, la ricerca storica sembrano  avere una valida accelerazione ci sembra necessario aprire un’indagine più  approfondita di quanto avveniva in provincia di Frosinone anche nell’interno della Repubblica Sociale. 

Il 23 marzo 1944 il capo della provincia di Frosinone Arturo Rocchi convoca a Fiuggi una riunione con all’ordine del giorno: “Rapporto ai segretari dei Fasci“.¹

L’incontro prevede la cerimonia di giuramento e la consegna delle tessere. I Fasci costituiti in provincia sono solo 29, gli iscritti raggiungono il numero di 500.

Per l’occasione si compie qualcosa in più e che aiuta a capire il clima di odio e vendetta esistente dentro l’organizzazione repubblichina.

Lo rileviamo leggendo la relazione di Arturo Rocchi inviata al suo duce:

“si decise di intensificare la raccolta del materiale di accusa relativo ai traditori del Partito ed a coloro che avevano capeggiato durante il nefasto periodo badogliano il cosiddetto regime di libertà.

Affiorarono in primo piano oltre i ben noti ma scialbi ed innocui elementi antifascisti, le figure del ex senatore Salvatore Gatti, dell’ex federale Pescosolido, dell’ex consigliere nazionale Bergamaschi (quest’ultimo per illecito arricchimento) e si chiese per i primi due la relativa autorizzazione per deferirli al Tribunale Provinciale straordinario, al Ministro segretario del Partito Fascista Repubblicano…..

Si prepararono le liste di ostaggi politici, scegliendoli tra i nominativi di indiziati e tra quanti nell’ultimo periodo si erano furbescamente posti nell’ombra, mentre si approntò tutto un piano di azione da svolgere per questi pochi ‘fedelissimi’ che sarebbero rimasti in  provincia e per quanti avrebbero dovuto allontanarsi in caso di ripiegamento.

Affiancò in un primo tempo questa azione politica la Guardia Nazionale Repubblicana con il suo nuovo comandante Tenente Colonnello Ghislanzoni (il precedente comandante, Primo Seniore Lucidi era stato da me fatto allontanare per la sua mancanza di coraggio)”.

La relazione di Rocchi  continua ferma ed incalzante nell’individuare le responsabilità e nel chiedere e auspicare le necessarie punizioni:

“Successivamente e quando cominciarono ad entrare nelle file della GNR elementi opportunisti( reclute delle classi 1924 e 25 ed altri figuri infidi) questa cominciò a dare segni evidenti di ‘sfasamento’.

Ne avvertii subito il Ghislanzoni, che se ne adontò, ma mi garantì nella maniera più assoluta i suoi uomini.

Mi risultò ancora in seguito che nella Legione si erano infiltrati elementi del ‘Comitato di Liberazione’, mentre la truppa dava i primi segni di indisciplina”.

Il capo della provincia, con dovizia di particolari, riporta alcuni aspetti interni che riguardano l’organizzazione repubblichina:

“Contestai le non lievi deficienze nel mese di marzo al Col. Ghislanzoni, consegnandogli apposito promemoria, nel quale erano segnalate anche alcune osservazioni sul rancio della truppa, sulla mensa degli ufficiali, sulla distribuzione del tabacco.

Questi addolorato di quanto gli avevo, mi promise che avrebbe svolto le indagini più rigorose e punito al più presto i responsabili riservandosi di informamene.

Ma alcuni giorni passarono senza alcun risultato per quanto io lo sollecitassi. Ebbi allora la sensazione che il Ghislanzoni, uomo dal passato fascista indubbio, non avesse il mordente necessario e che la Legione gli si sarebbe sfaldata alla prima occasione.

Mi recai appositamente a Roma per informare di quanto sopra il Comandante Regionale colonnello  Pifferi, ma questi dopo pochi giorni passò il comando al generale Ortona, al quale proposi che la  Legione fosse avvicendata con tutto l’organico in altra provincia del Lazio oltre Roma. (Rieti e Viterbo)”.

Riflessi della RSI nel frusinate

La requisitoria di Rocchi non affronta solo la mancanza di decisione dei propri uomini ma anche il tema dell’inaffidabilità dei carabinieri, riportando polemiche interne:

“Le difficoltà del trasferimento fecero escludere tale mia proposta.

Ad aggravare la situazione venne quanto mai inopportuno ed intempestivo -doveva ciò farsi in un primo tempo e ciò immediatamente all’atto della costituzione della GNR- l’ordine di costituire il Comando Provinciale immettendo in esso tutti gli assai discussi ed infidi elementi del gruppo Carabinieri.

Poiché mi erano noti i contrasti dolorosamente avvenuti in altre provincie viciniori con le ”torri d’avorio” dei comandi della GNR ritenni, redigendo la relazione mensile al Ministro dell’Interno, di trattare ampiamente tale argomento.

Ne riferii anche verbalmente al vice Segretario del PFR Pizzirani, al vice capo della Polizia Cerutti ed al capo di Gabinetto Pagnozzi”.

Rocchi prosegue in modo incalzante, evidenziando i limiti delle forze repubblichine in provincia di Frosinone:

“Le pubbliche amministrazioni furono messe sul piede di guerra, eliminando le sovrastrutture e riducendo le spese al minimo.

Molti furono gli avvicendamenti effettuati fin dall’inizio: uomini di fiducia si sostituirono agli avversi e i pavidi nelle cariche pubbliche, specialmente nelle amministrazioni dei comuni.

Dove non fu possibile per la deficienza degli uomini, mantenere la duplice figura del Podestà e del commissario del Fascio fui costretto ad affidare l’amministrazione del comune al rappresentante locale del fascio Repubblicano.

Le sostituzioni avvennero sempre d’intesa con i locali Comandi del Presidio Germanico. Mi corre l’obbligo prima di chiudere queste brevi annotazioni, di accennare alla collaborazione data ai Comandi Germanici e ai rapporti che da questa derivarono”.

Tali documenti evidenziano quale fosse lo stato di degrado della situazione politica che investiva pienamente tutto il sistema fascista ormai avviato alla fine.  I difficili e subalterni rapporti dei repubblichini con i tedeschi.

Il capo dei fascisti di Frosinone non tralascia, nella relazione informativa, inoltre, di sottolineare la dolente questione delle ruberie fatte dai tedeschi.

Per Rocchi è importante rilevare che  “Ottimi furono i rapporti con i due comandanti di Platkommandantur, Colonnello Von Amelundse e Maggiore Volik, che si avvicendarono dall’ottobre al dicembre nel comando militare della provincia.

Essi con schietto ed autentico spirito di cameratismo appoggiarono validamente la mia opera e qualsiasi iniziativa, decisione ed ordine per la riorganizzazione della provincia. Vennero presi di comune accordo.

Come è certamente noto, quando una provincia viene investita in pieno dalle operazioni militari, il comando germanico usa dividere in due i settori d’influenza: affida una determinata zona al comando delle truppe operanti, mentre l’altra parte passa alle dipendenze del comando delle retrovie del fronte.

Ai miei pochi, fedeli e audaci collaboratori ed a me resta l’orgoglio di aver con fede immarcescibile nella Patria e nel Duce, issato le prime linee del combattimento contro il nemico che avanzava, la bandiera della rinascente Italia repubblicana.”

1) Gioacchino Gianmaria, Documenti repubblichini, Arturo Rocchi, Relazione al Duce, 1992

    Ceccano, 4 Aprile 2024


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    Angelino Loffredi

    ByAngelino Loffredi

    Angelino Loffredi: nato il 2 Luglio 1941 è stato collaboratore di Edicolaciociara.it dal 2000 e poi ha collaborato e collabora con UNOeTRE.it. Diplomato presso l'Istituto Superiore di Educazione Fisica del L'Aquila, è stato dirigente del Pci fino al suo scioglimento con i seguenti impegni nelle Istituzioni: Consigliere Provinciale dal 1970 al 1981, consigliere comunale a Ceccano dal 1970 al 1993, Sindaco di Ceccano dal 1981 al 1985.

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