La Questione morale nasce nel trasformismo

Aldo Pirone

ByAldo Pirone

11 Aprile 2024
Corruzione ©elaborationline.itCorruzione ©elaborationline.it

Tutto si intrecciò con la rivoluzione conservatrice e la globalizzazione neo liberista


di Aldo Pirone

La Questione morale nasce nel trasformismo
La Questione morale nasce nel trasformismo

QUESTIONE MORALE. Qualche giorno fa lo scandalo del voto di scambio in Puglia che ha investito il Pd con le dimissioni dell’assessora regionale Maurodinoia, ieri quello dell’ex assessore Pisicchio, l’altro ieri quello di Palermo che ha interessato il FdI per dire degli ultimi e per non parlare dei numerosi precedenti.

Non è affatto escluso che ne verranno fuori degli altri nei prossime giorni. Ogni volta che gli scandali assalgono i partiti qualcuno si ricorda della “questione morale” di Berlinguer da lui denunciata nella famosa intervista a Eugenio Scalfari del 1981. Il suo giudizio era pesante figurarsi oggi; lo sarebbe assai di più.

“I partiti di oggi – disse il segretario del Pci – sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero.

Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune.

La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un ‘boss’ e dei ‘sotto-boss’ “.

In sede di ricerca storica non credo che parlasse solo dei partiti degli altri, ma forse voleva mettere in guardia anche il suo partito perché qualcosa si stava incistando anche nel Pci.

Ma tutto il suo giudizio non aveva nulla di moralistico era fondato sul ragionamento politico impietoso e sulle cause tutte politiche di quella incipiente degenerazione: l’occupazione dello Stato e da parte dei partiti e la loro perdita della spinta ideale.

Quella lenta degenerazione andò avanti fino al crollo di quel sistema politico, la liquidazione del Pci, la fine della prima Repubblica.

Tutto ciò si intrecciò con la rivoluzione conservatrice e l’avvento della globalizzazione neo liberista.

Su tutto questo la riflessione e l’indagine storico-politica è aperta, meriterebbe libri e saggi di ricerca che in parte si sono fatti e in parte sono ancora da fare.

Il fatto inoppugnabile è che la crisi della nostra democrazia ha una causa ben precisa nel venir meno della sua architrave principale: i partiti popolari che la sorreggevano.

A me, però, risulta insopportabile il piagnisteo da filistei che a sinistra si fa, soprattutto da parte dei post comunisti, ritirando fuori il santino di Berlinguer ogni volta che la questione morale si manifesta sempre più virulenta nel Pd.

Anche perché negli ultimi anni della sua vita Berlinguer aveva indicato una strada politica e culturale alternativa per fare fronte a quel che di nuovo stava capitando non solo ad Est e nel Sud del mondo ma anche in Occidente.

Una strada che fu rifiutata in vari modi e con spesse cortine fumogene con le conseguenze anche morali che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Anche nel Pd che con il Pci non ha nulla a che fare, se non che alcuni post comunisti, ex ragazzi di Berlinguer, hanno contribuito attivamente a fondarlo.

La trasformazione in peggio della nostra democrazia ha fatto sì che il trasformismo politico ridiventasse la cifra della politica.

Il voto di scambio è solo una conseguenza di quella cifra politica e culturale. In Italia ha una storia antica solo dopo la Liberazione con l’avvento dei grandi partiti popolari il trasformismo non scomparve ma fu marginalizzato più o meno e contenuto anche nel Pci.

Chi ha militato in quel partito popolare, soprattutto alla base, sa bene quanto esso fosse presente in vari modi e combattuto quotidianamente.

La prospettiva, perciò, per ridare linfa alla “democrazia progressiva” è ricostruire, in termini del tutto nuovi, qualcosa che assomigli ai partiti popolari.

Il punto di ripartenza a sinistra è arretratissimo e proprio per questo non si presta a gherminelle strumentali per guadagnare qualche voto tagliando l’erba nel prato del vicino.

A questo proposito Giuseppe Conte non dovrebbe dimenticare che il Pd, con tutte le sue magagne anche morali, fece parte del suo secondo governo.

E non era il Pd dove l’esterna Elly Schlein ha aperto una finestrella in controtendenza con l’andazzo precedente, ma era il Pd di Zingaretti che se ne andò dalla segreteria dicendo peste e corna dei dem.

E che per tenere in vita quel governo, non riuscendoci, si ricorse anche al trasformismo imbarcando fra i “volenterosi” figure specchiate come Renata Polverini, Maria Rosaria Rossi, Lello Ciampolillo, Sandra Mastella ecc. provenienti da tutte le parti compresa FI. La Rossi, poi, era stata la “badante” di Berlusconi ai tempi del “bunga, bunga”.

Il compito strategico di ricostruire partiti popolari che non siano carrozzoni “pigliatutto” e tutti è troppo serio e difficile per essere soggetto alla politicuccia dei “pesci in faccia”.

Dall’una e dall’altra parte.


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