Due angeli a S. Andrea delle fratte

Due angeli. S. Angelo delle fratte ©Juza PhotoDue angeli. S. Angelo delle fratte ©Juza Photo

Perle d’arte nelle chiese di Roma 


di Franco Di Pofi

Due angeli S. Andrea delle fratte
Due angeli S. Andrea delle fratte

DUE ANGELI Intorno all’anno 130 d.c. l’imperatore romano Publio Elio Traiano Adriano, ammirando il “mausoleo” di Augusto, pensò di costruire una tomba simile per lui e la sua famiglia.

La fece più grande e spettacolare; oggi la conosciamo come Castel Sant’Angelo. Scelse la sede fuori dal centro della città, aldilà del Tevere, dove vi era già una vasta zona cimiteriale.

Per transitare al di là del fiume Tevere esisteva un ponte detto ” ponte di Nerone “, ma Adriano decise di realizzarne un’altro che portasse  direttamente al suo “mausoleo”. E così fece costruire quello che vediamo oggi, sebbene  modificato. Chiamato con i nomi dell’imperatore “ponte Elio” “ponte Adriano “; oggi è più conosciuto come “ponte Sant’Angelo “.

Tanti tantissimi anni fa, non proprio al tempo dei romani, mi trovai,  ventiduenne, a passare su quel ponte.

Venivo da Ceccano, un “ridente” paese della ciociaria, scendevo alla stazione Termini, prendevo il bus 64 e mi incontravo con una ragazzina, con la quale…mi vedo ancora, al capolinea del 46 (strana combinazione dei numeri) che si trova a due passi da castel Sant’Angelo.

Ogni domenica, fino a quando non uscimmo dalla clandestinità, percorrevamo quel ponte per andare a sederci su di una panchina di marmo che ancora è lì.

Due angeli a S. Andrea delle fratte Ponte S.Angelo ©Hotel.com
Due angeli a S. Andrea delle fratte Ponte S. Angelo ©Hotel.com

Avevo notato che era un ponte particolare; lungo i parapetti vi erano delle statue. Non mi ero mai soffermato a guardare fino a che ci trovammo a percorrerlo alle prime ombre della sera.

Un ultimo raggio di sole scendeva dietro castel Sant’Angelo, il cielo era percorso da nuvole color rosa che si rifletteva sulle statue; fu allora che mi fermai. Le statue, viste distrattamente, erano angeli che tenevano i simboli del martirio di Gesù.

Fu l’unica cosa che la mia ignoranza in materia mi consentì di sapere. Molto tempo dopo approfondii.

Il ponte fu costruito nel 134 d.c. Qualche accenno propedeutico a trattare l’argomento in oggetto.

Nel medioevo, il ponte era l’unico passaggio per migliaia di pellegrini diretti alla basilica Vaticana; per un periodo fu perciò chiamato: “Ponte San Pietro”. Nel VI secolo cambia nome.

È il 590 d.c. quando Roma viene colpita da un’epidemia di peste. Gregorio Magno, appena insediato, promosse  una processione da San Pietro a San Giovanni. Al ritorno, passando sul ponte, il papa ebbe una visione: l’arcangelo Gabriele,su castel Sant’Angelo, rinfoderava la spada. Era la fine della pandemia. D’allora il ponte si chiamerà “ponte dell’angelo “.

Esso, testimone di un miracolo, sarà testimone di una tragedia. Nell’anno santo del 1450, l’afflusso troppo alto di pellegrini provocò il cedimento delle balaustre; morirono 200 persone.

Nel 1500 il ponte fu luogo di esecuzioni e teatro di esposizione dei corpi giustiziati. Clemente VII impose un pedaggio per attraversarlo.

È nel 1669 che il ponte assume l’attuale aspetto. Papa Clemente IX incarica un anziano Bernini di un restauro generale. Questi realizza un nuovo parapetto e disegna 10 nuove statue di marmo: “angeli portatori dei simboli della passione di Cristo”

Da quel momento, a parere di storici dell’arte, il ponte Sant’Angelo diventa il più bello del mondo. 

Otto statue realizzate da scultori di fama, allievi del Bernini, le rimanenti dallo stesso grande artista. 

Clemente IX ritenne quest’ultime troppo belle per essere esposte all’intemperie e le lasciò nello studio di Gianlorenzo. 

Gli eredi di quest’ultimo, nel 1729 le donarono alla chiesa di: Sant’Angelo delle fratte 

La troviamo in una centralissima zona, nei pressi di piazza di Spagna. Un tempo era una periferia con poche abitazioni e molti alberi e ” fratte”: ciò spiega il curioso nome della chiesa. Fu costruita nel XII Secolo; ricostruita nel 1585. Per mancanza di fondi i lavori durarono più di un secolo (la metropolitana di Roma?)

Dal 1653 al 1667 il grande architetto Borromini* subentra a Giacomo Guerra e progetta l’abside, il tamburo della cupola e il magnifico campanile.

Due angeli a S. Andrea delle fratte
Due angeli a S. Andrea delle fratte

I lavori terminarono nel 1691, ma la facciata fu completata nel 1826. Ricalca gli schemi semplici rinascimentali; è a due ordini divisi da lesene e coronata da un timpano. Sull’ordine inferiore uno stretto portale; sopra vi è uno stemma: testa di bufalo in onore dei marchesi Del Bufalo, finanziatori dei lavori.  In alto si apre un finestrone.

Notevole la cupola e il campanile del suddetto Francesco Borromini che resta un capolavoro pur se la cupola non fu terminata. 

Interno: pianta a croce latina. Volta a botte; transetto e abside profonda. Unica navata; tre cappelle per lato. Le pareti sono decorate da vari artisti non famosissimi.

“Due Angeli”

Entrando dall’ingresso principale della chiesa, fatti pochi passi nella navata centrale e guardando verso l’altare maggiore pieno di luci, appaiono due statue che attraggono subito l’attenzione per l’altezza superiore alla normale. 

Sono situate ai lati dell’altare. Giunto a pochi metri da esse, il mio sguardo vaga da una all’altra.

Alla sinistra, l’angelo con il cartiglio e la scritta “INRI”. Alla destra l’angelo con la corona di spine. L’impressione è di stare difronte a un capolavoro assoluto. La natura delle statue è l’immobilità! Bernini le fa muovere, le rende vive. 

Le due sculture sono angeli in volo sulle nuvole. Le braccia si muovono a mostrare i simboli della passione di Cristo.

Il panneggio, tripudio  di pieghe, è mosso dal vento e lascia scoperte le gambe. L’immagine statica lascerebbe cadere le vesti. La tecnica sopraffina ci mostra la cura minuziosa dei particolari.

L’angelo di sinistra: i riccioli frutto di una particolare maestria nell’uso del trapano; il cartiglio che viene piegato come fosse un pezzo di carta; le ali che sembrano vere; i piedi che poggiano su nuvole inconsistenti.

Nell’altro angelo: è notevole l’intreccio tra la corona di spine e l’ala. Un’osservazione attenta ci mostra l’angelo che prende detta corona con due dita. È di un realismo incredibile. L’impressione è che abbia paura di pungersi.

Partendo da questo che potrebbe essere un particolare di scarso rilievo, mi spingo a personalissime congetture. Avrà Bernini immaginato che esistono gradi di dolore? Se sì, si spiega la diversa espressione dei volti degli angeli. 

Pilato volle, a spregio di Gesù, il cartiglio INRI – Jesus Nararenus rex judaeorum (Gesù nazareno re dei giudei). Il Messia,  dopo quello che aveva subito, non l’avrà nemmeno notato.

Così il volto dell’angelo con il cartiglio è solcato da un dolore composto. Ha gli occhi e la bocca chiusa a significare più compassione che dolore. Per contro, la corona di spine cinge il capo di Gesù e altro sangue scorre lungo le tempie. Ancora dolore fisico. E il volto dell’angelo è segnato da una smorfia di dolore. La bocca aperta quasi a urlare una sofferenza che sembra sua. Gli occhi sul punto di piangere. Anche i capelli non sono i riccioli dell’altro angelo. 

Bernini. Chiesa di Sant’Andrea delle fratte Roma Angelo concartiglio
Bernini Angelo con la corona di spine

Spesso diciamo: “bello come un angelo “!

Ecco i prototipi scolpiti.

Oppure: “gli angeli non hanno sesso”!

Se guardassimo solo le lunghe affusolate gambe, dovremmo dire che sono due meravigliosi atleti.

Mentre esco, per un pò indietreggiando, rifletto: Bernini, ancora una volta, ci ha colpiti nell’intimo.

Mi resta un dubbio che al fine di godere della suggestione di un’opera d’arte ha poca importanza: avrà scolpito quei sentimenti (moti dell’animo) con il significato che ho interpretato? Avrà pensato davvero a quello che ho immaginato io? Non lo sapremo mai.

So certamente che tutto ciò lo ha compiuto un uomo di 70 anni che ha addomesticato il marmo rendendolo docile ai voleri del suo genio.

Note

* Francesco Borromini. Con Bernini è stato uno dei più grandi architetti del barocco. Nato nell’odierno Canton Ticino, morto a Roma, dove ha prevalentemente operato, nel 1667. Ha collaborato con Bernini, a dispetto della presunta rivalità, creando capolavori come “Il Baldacchino di S.Pietro “. Una sua meraviglia: la piccola chiesa di San Carlo alle 4 fontane.

S.Andrea delle fratte

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Franco Di Pofi

ByFranco Di Pofi

Nato a Ceccano il 16 maggio 1943, residente a Roma dal 1968. Sposato, due figli e cinque nipoti. Diploma di geometra conseguito presso l'istituto tecnico "Leonardo da Vinci" di Frosinone. Frequenta la facoltà di sociologia negli anni '70 e facoltà di lettere ad indirizzo storico artistico negli anni '90. Conosce francese e inglese, cominciato a studiare quando avevo già 50 anni. Funzionario Regione Lazio in pensione. Attivista politico nel P.S.D.I. dal 1963. Membro esecutivo provinciale giovanile (Frosinone). A Roma nel dicembre 1968 continua l'attività politica. Membro esecutivo provinciale, membro comitato centrale. Incarichi di governo: consigliere VIII circoscrizione, vicepresidente ospedale S.Eugenio, consigliere casa di riposo s. Francesca Romana. Interessi: storia dell'arte, letteratura, musica classica e operistica, teatro, cinema. Sport praticati: calcio, karate, sci. Ancora attivo nel tennis.

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